Ambiente 

Caccia alla volpe, l’Enpa: «Non possiamo più accettare che esistano animali di serie A e animali di serie B»

Il caso di un povero maschio adulto in cura al Cras dopo essere stato dilaniato dai cani da caccia. Le volpi sono canidi, proprio come il vostro barboncino, il vostro cane lupo, il vostro bulldog francese e come tutte le razze di cani. Le volpi non si mangiano. Eppure ne è consentita la caccia. L’associazione animalista: «La caccia non è una passione né uno sport, bensì una pratica fondata su atti di crudeltà»

In Liguria la caccia alla volpe consentita ai singoli cacciatori dal 2 ottobre al 30 gennaio per non più di tre giornate alla settimana. Nel periodo compreso tra il 2 ottobre ed il 30 gennaio può essere consentita la caccia a squadre, con specifiche autorizzazioni nominative rilasciate dalla Regione, alle squadre appositamente costituite, con l’impiego di ausiliari, in località determinate, ed in ogni giornata aperta alla caccia. Nello stesso periodo è altresì consentito l’abbattimento della volpe durante la battuta di caccia al cinghiale. Eppure la volpe non si mangia ed è stretta parente dei cani che le vengono lanciati contro per braccarla e ucciderla.

«È grazie alla collaborazione con il Cras di Savona se possiamo raccontarvi l’orribile storia di questa volpe. – spiegano al Cras di Campomorone -. Questo maschio adulto, è arrivato da noi letteralmente massacrato dalle ferite inferte dai morsi di cani da caccia che, dopo averlo inseguito e sfinito, l’hanno martoriato. Le condizioni fisiche della povera volpe sembrano un bollettino di guerra: un orecchio quasi strappato a morsi, con un’otite provocata dal sangue e dal pus della ferita inferta, un danno al labirinto dell’orecchio interno che ha compromesso l’equilibrio e l’orientamento nello spazio – l’animale deambula con la testa inclinata da un lato – un occhio lesionato irrimediabilmente – perciò quasi cieco – e una brutta ferita alla fronte, più altre escoriazioni su tutto il corpo. Le conseguenze emotive dovute al trauma non sono meno gravi: quando ci avviciniamo per le cure, ci troviamo davanti ad un animale abbattuto, talmente traumatizzato dall’evento da essere depresso e poco reattivo, ancora pietrificato dal terrore. Come sempre faremo il possibile per curare le ferite fisiche di questa creatura, non siamo certi però che si riprenderà dallo choc emotivo». Cosa direste se il vostro animale di affezione fosse sottoposto alla stessa tortura della povera volpe?

«Francamente non ci spieghiamo come non si possa provare empatia per gli animali vittime di questa attività: non è una passione né uno sport, bensì una pratica fondata su atti di crudeltà – proseguono all’Enpa -. Se è vero che al giorno d’oggi stiamo assistendo ad una crescita della sensibilità dell’opinione pubblica riguardo a temi quali ambiente ed animali, non possiamo più permettere che ci siano animali di serie A e di serie B. Non possiamo più accettare che il riconoscimento degli animali come esseri senzienti e dotati di intelligenza, sia riservato solo ad alcuni mentre ad altri è riservato immotivato disprezzo, torture e crudeltà».

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