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La crêuza di Mameli invasa dalla fogna, puzza e problemi igienicosanitari per gli abitanti della stradina che si occupano anche della manutenzione del verde

Passo 10 Dicembre, al confine tra Castelletto e Oregina, è il luogo dove per la prima volta è stato eseguito “Il Canto degli Italiani” dai patrioti che salivano al santuario di N.S. di Loreto. Al momento in un’aiuola sfoga l’acqua nera proveniente dall’impianto che secondo il Comune nel tempo non è mai stato acquisito, con tutte le conseguenze del caso, dalla puzza ai problemi igienico-sanitari. In Consiglio comunale l’interrogazione della consigliera Pd Donatella Alfonso. Ha risposto l’assessore Campora: «La soluzione migliore è quella di far acquisire l’impianto dal Pubblico». Ma la stessa risposta è stata data dall’Amministrazione un anno fa a un’altra interrogazione e lo spurgo di liquami continua

«Dallo scorso mese di giugno ai residenti di passo 10 Dicembre nel quartiere di Oregina hanno segnalato a più riprese ad ogni possibile ufficio comunale grande disagio dovuto al profondo buco che si è verificato in un’aiuola da cui fuoriesce odore di fogna mentre l’intera mattonata risulta danneggiata e pericolosa per i passanti con numerose cadute e infortuni – spiega l’interrogazione di Donatella Alfonso -. Un sopralluogo svolto alla fine di luglio ha confermato che la fogna è del Comune e ai cittadini è stato confermato che sarebbero svolti i lavori ma nulla è accaduto fino alla metà di ottobre. Si interrogano il Sindaco e la Giunta per sapere le ragioni di tale ritardo e per sollecitare una soluzione di un problema di grave disagio per l’incolumità e la vita quotidiana dei residenti e dei passanti». Secondo i residenti c’è anche il rischio che la strada, danneggiata dalle continue perdite, possa sprofondare.

La strada si chiama così perché ricorda il 10 dicembre 1847 quando oltre 30mila patrioti provenienti da ogni parte d’Italia sfilarono dall’Acquasola ad Oregina, al santuario di N.S. di Loreto, dove, per la prima volta, venne cantato quello che diventerà l’Inno d’Italia.

«Mi viene in mente, visto che Passo 10 Dicembre non è un appellativo a caso – ha detto Alfonso -, che lungo quella che è cosiddetta la crêuza di Mameli fu, in effetti il 10 dicembre del 1849, eseguito per la prima volta, l’inno, il Canto degli Italiani. Ora, povero Mameli, guai a lui se pensasse di salire verso la Madonna di Loreto nelle condizioni attuali. Il paradosso di tutto questo è che appunto, come ho detto nel testo dell’interrogazione, ai cittadini, ai residenti, sono state date a più riprese delle assicurazioni sul fatto che i lavori sarebbero stati eseguiti. Tra le altre cose, i residenti della zona si occupano proprio della manutenzione. C’è un gruppo di signore, che si chiamano “le giardiniere”, che si sono prese l’onere della cura della salita stessa, della crêuza. Di fronte a questo però siamo a una mancanza totale di poste che, con il maltempo delle scorse settimane, il disagio ha visto sparsi. Quindi chiaramente io chiedo come mai, anche perché ci sono stati delle voci che dicono che le fognature di quell’area non sarebbero più di competenza comunale. Ora, visto che non si tratta di una strada privata, bisognerebbe capire che cos’è successo. In ogni caso, sia per tutti i cittadini e cittadine di Oregina che usano il passo 10 dicembre, bisogna fare qualcosa»

«Dalla documentazione che ho avuto, dalle risposte di Ireti e dagli uffici del Patrimonio del Comune. siamo in uno dei tanti casi che abbiamo a Genova di fogne non pubbliche, che non rientrano nella cartografia – ha risposto l’assessore all’ambiente Matteo Campora -. Intanto occorre intervenire su questa fogna perché non è a norma, perché ci sono tutta una serie di condotti che scaricano in maniera non corretta. La fognatura ad oggi non risulta pubblica, anche se sono state fatte delle istanze, pur sviluppandosi sotto il sedimento pubblico. Ma questo accade spesso a Genova. Spesso abbiamo tutta una serie di fognoni oppure di rete nera che è comunque privata, perché nel tempo è rimasta privata, perché nel tempo non c’è mai stata un’acquisizione. Queste istanze dei condomini risalgono solo un anno fa, ad esempio»

Secondo Campora, la prima richiesta di acquisizione da parte dei cittadini degli edifici della zona, quelli del civico 1 della crêuza, risale solo al 12 luglio 2023. «E poi abbiamo tutta una serie di condomini che hanno fatto richiesta – ha spiegato Campora -. Quindi oggi occorre acquisirla nella rete pubblica, perché oggi non è nella rete pubblica ed è una scelta che ritengo che possa essere ragionevole, proprio perché si sviluppa la rete sotto il sedimento pubblico. Però attualmente è una rete che non risulta nella gestione pubblica e quindi la cosa che dobbiamo fare è quella che venga presa in consegna l’infrastruttura da parte di Ireti, che è il soggetto che gestisce il servizio relativo alle reti nere e miste nel Comune di Genova, attraverso un passaggio che deve essere formalizzato in Città Metropolitana, perché è Città Metropolitana che deve effettuare questo passaggio e acquisirlo. Nel contempo poi occorrerà fare anche una progettazione, perché dalla documentazione che abbiamo risulta che c’è tutta una serie di situazioni sul privato, ma nel momento in cui diventeranno pubbliche verranno messe in qualche maniera a posto. Nel contempo, l’altra cosa che si può fare è fare l’ingiunzione alla proprietà, cosa che è in essere». In sostanza, il Comune ha chiesto di farsi carico dell’ingente spesa necessaria alla riparazione solo perché i loro palazzi sono sopra la fogna che arriva da monte e raccoglie anche gli scarichi delle loro case.

Quello che è stato fatto dal Comune è stata l’ingiunzione ai privati che risultano ancora proprietari della vecchia fogna: un'”eredità” pesante, ma la via per risolvere il problema potrebbe essere quella dell’acquisizione. «La rete risulta a tutti gli effetti una rete privata ad oggi, quindi ad oggi non è una rete pubblica – ha aggiunto in Consiglio Matteo Campora -, Affinché il Comune intervenga, o meglio non il Comune, ma l’Ato (Ambito Territoriale Ottimale n.d. r.), quindi Città Metropolitana attraverso Ireti, occorre che la fogna entri a far parte della rete pubblica. Quindi questo è il primo iter che va fatto, perché è fondamentale. Nel contempo sono state fatte anche delle comunicazioni ai singoli condomini affinché intervengano e la risposta è stata negativa. Credo che possa essere opportuno fare anche una commissione o comunque un accesso in loco, con la presenza dei tecnici, per spiegare in maniera più ampia una situazione che comunque è particolarmente complessa. L’obiettivo che dobbiamo avere o di fare in modo che i privati intervengano, ma io credo che la cosa migliore sia quella che la fogna venga acquisita nella rete della città metropolitana, nella rete che fa parte del contratto di servizio, perché questo permetterà anche un intervento di risoluzione di una serie di problemi tecnici, ma anche di inadeguatezza dalla rete stessa, dove abbiamo acque miste che tali non dovrebbero essere. E comunque in ogni caso la Direzione Ambiente ha già comunicato ai singoli condomini e ha già predisposto le ingiunzioniı.

«Sono un po’ stupita per il fatto che più o meno la sua risposta è analoga a quella che venne data circa un anno fa dal collega Claudio Villa (altro consigliere comunale e di Città Metropolitana Pd che aveva presentato un’analoga interrogazione n. d. r.). – ha commentato Alfonso -. È vero che Genova ha un problema di identificazione delle reti fognarie, però non credo che sia una responsabilità dei cittadini dover sapere di chi è la fogna che passa sotto casa loro. Il problema è questo. Quindi ritengo che il Comune potrebbe, visto che si tratta di una situazione di grave disagio anche sanitario, valutare o un’accelerazione dei tempi di intervento da parte di Ireti, o ditrovare comunque una soluzione anche parziale, che però liberi la crêuza dal disagio, che può essere sempre peggiore. E propongo quindi di fare al più presto un sopralluogo nella zona con i tecnici e i residenti».

Una situazione simile esiste in corso Europa dove una fogna che proviene da monte passa sotto la strada e spurga da un muraglione in un fosso vicino all’hotel. La direzione dell’albergo, visto che su quello spazio prendono aria i condizionatori e che questi “pescavano” aria malsana, e alla luce del fatto che il Comune non ha risolto il problema, è stata costretta a fare un impianto a sue spese per evitare che nell’immediato le acque putride impestassero l’intera struttura. Ma anche in questo caso serve un intervento strutturale.

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