Osservatorio fumi navi, per Maresca «I dati sono positivi». Per le associazioni di San Teodoro «Ossidi di azoto, la nostra città è da molti anni in procedura di infrazione europea»

Secondo la rete dei cittadini «È evidente che gli “enti preposti” possono basare le loro valutazioni solo sui parametri di legge di volta in volta in vigore. Peccato che i parametri sanitari circa l’inquinamento dell’aria indicati dalle linee guida OMS 2021 – e che chissà perché non sono ancora diventati norme di legge -, a tutela della salute, siano di gran lunga più restrittivi»

Si è riunito ieri, a Palazzo Tursi, l’Osservatorio Ambiente-Salute con focus sulle emissioni di fumi dalle navi in porto. Presenti all’incontro l’assessore al Porto Francesco Maresca, il consigliere delegato alla Partecipazione dei cittadini e associazioni Fabio Ariotti, l’Health city manager del Comune di Genova Luciano Grasso, i rappresentanti di Capitaneria di Porto, Città metropolitana, Arpal, Asl3 genovese, Alisa, Università di Genova, Ospedale San Martino, Ordine dei medici, Assarmatori e Confitarma. Per i comitati cittadini sono intervenuti i rappresentanti di Ecosistema R-Ge, Rete associazioni San Teodoro, Spi Cgil e Lungomare Canepa.

«Sono soddisfatto dell’esito dell’incontro – spiega l’assessore Maresca – i dati di Asl, Capitaneria e enti preposti al monitoraggio della qualità dell’aria e dell’impatto sulla salute dei cittadini sono rassicuranti ed è emerso l’impegno, costante, anche in sinergia con i cittadini, sul monitoraggio della qualità dell’aria collegato alla permanenza in porto delle navi. Anche se i dati sono positivi, siamo consapevoli che l’attenzione debba restare alta: come Comune ci confronteremo con Regione Liguria per attivare anche eventuali studi epidemiologici perché partire dai numeri è essenziale per arrivare a soluzioni efficaci. Inoltre, per focalizzare l’Osservatorio sulle tematiche della salute collegate all’impatto della presenza delle navi in porto, predisporremo un’integrazione all’istituzionalizzazione dell’Osservatorio stesso. L’intenzione è che si riunisca con cadenza mensile anche affrontando altre tematiche collegate alla salute. Ringrazio tutti i cittadini che sono intervenuti, la Capitaneria per l’attività di costante controllo sulle navi, l’Health manager Grasso per il coordinamento del tavolo e tutti gli enti che danno il loro apporto sulla salute pubblica. Genova, con il rinnovo del ‘Genoa Blue Agreement’ sull’utilizzo di combustibili a basso tenore di zolfo in porto, è tra le città più all’avanguardia sulla tematica della tutela della salute anticipando anche quanto è in via di definizione a livello europeo». «La partecipazione dei cittadini attraverso i comitati e le associazioni territoriali che si occupano di salute è fondamentale – ha dichiarato il consigliere Ariotti – l’Osservatorio è la sede istituzionale per affrontare il tema della salute pubblica: come è stato anticipato anche nella scorsa commissione consiliare, nei prossimi incontri potremo convocare ulteriori incontri su altre tematiche».
L’opinione della Rete Associazioni di San Teodoro
La Rete delle Associazioni di San Teodoro è impegnata da mesi ad affrontare il problema delle emissioni dei fumi delle navi che transitano nel porto di Genova. In particolare le polveri molto sottili [PM 2,5], i biossidi di zolfo [SOx] e i biossidi di azoto [NOx], causano serissime conseguenze per la salute dei cittadini [malattie polmonari, cardiovascolari e neurodegenerative], specie in un quartiere come San Teodoro, posto ad anfiteatro sui Terminal crociere e traghetti
«Ancora una volta – e tanto più in questa fase di intenso traffico marittimo – siamo in campo e dopo aver finalmente incontrato il Sindaco di Genova, abbiamo incontrato la Conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale, abbiamo partecipato all’Osservatorio salute e ambiente del Comune di Genova [convocato su nostra insistente richiesta dopo molti anni] e il Difensore civico regionale – spiegano alla rete -. Ci siamo mossi confortati da un’ampia mobilitazione popolare e fondati su rigorose basi scientifiche, cercando sempre di essere costruttivi e fattivi. Non sempre abbiamo avuto interlocutori altrettanto disponibili [in Regione mancavano gli assessori all’ambiente e alla sanità e i consiglieri di maggioranza non si sono pronunciati], ma consideriamo importante quanto, infine, è stato deciso:
- attivazione permanente dell’Osservatorio [sui fumi e sulle altre tematiche pertinenti];
- attivazione di una task force – costituita da Capitaneria di Porto, ARPAL, ASL3, Comune di Genova, Rete – per affrontare il problema nei mesi estivi [noi abbiamo attivato un gruppo di ‘Sentinelle dei fumi dal porto’: abitanti del quartiere che monitorano e segnalano episodi pro-lungati di ‘fumate’ scure; grazie a loro e all’impegno della Capitaneria ci sono già primi risultati].
- sostegno dell’Osservatorio salute e ambiente e del Difensore civico per la realizzazione, da parte della Regione, di una indagine epidemiologica circa le patologie ascrivibili ai fattori inquinanti già descritti e circa l’implementazione delle centraline di rilevazione dell’ARPAL.
Detto questo, francamente non abbiamo lo stesso entusiasmo che emerge dal comunicato stampa del Comune di Genova, laddove si dice che “i dati che emergono dagli enti preposti al monitoraggio della qualità dell’aria e dell’impatto sulla salute dei cittadini sono rassicuranti”. A parte il fatto che per le emissioni di NOx la nostra città è ormai da molti anni in procedura di infrazione rispetto agli standard stabiliti dall’Europa, è evidente che gli “enti preposti” possono basare le loro valutazioni solo sui parametri di legge di volta in volta in vigore… Peccato che i parametri sanitari circa l’inquinamento dell’aria indicati dalle linee guida OMS 2021 [e che chissà perché non sono ancora diventati norme di legge], a tutela della salute, siano di gran lunga più restrittivi. Correva l’anno 1986 quando si scoprì che l’acqua che usciva dai rubinetti di buona parte d’Italia era contaminata dall’atrazina [un diserbante sospettato di essere cancerogeno, di danneggiare il Dna e di agire sul sistema ormonale] e da altre sostanze chimiche, in quanto i pozzi da cui si alimentavano gli acquedotti erano inquinati. Cosa fece l’allora ministro della Sanità, Donat-Cattin? Elevò per legge i limiti di tollerabilità nell’acqua di dieci volte… e gli “enti preposti” dovettero dire che era potabile. L’utilizzo dell’atrazina fu infine proibito anche nel nostro Paese a partire dal 1992. Ci può insegnare qualcosa?».
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