Ecco perché il gip Faggioni ha rigettato l’istanza di revoca di arresti domiciliari di Giovanni Toti

«Permane l’esigenza cautelare connessa al pericolo concreto e attuale di reiterazione di analoghe condotte criminose» alla luce delle «condotte criminose contestate così come emerse nel corso delle indagini, dalle quali traspare in modo evidente la sistematicità del meccanismo corruttivo, reiterato in un notevole arco temporale». E poi: «Gli stessi imprenditori Aldo e Roberto Spinelli, nel corso degli interrogatori di garanzia, hanno confermato le promesse, da parte del Governatore, di risoluzione di pratiche amministrative del gruppo». La Lista Toti: «Non può passare il principio che la conquista della libertà sia subordinata alle dimissioni e, quindi all’interruzione del mandato ricevuto dagli elettori»

La giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni ha rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari per il governatore Giovanni Toti, arrestato il 7 maggio scorso nell’ambito dell’inchiesta della procura genovese con l’accusa di corruzione, voto di scambio e falso. L’avvocato di Toti, Stefano Savi, aveva depositato l’istanza il 10 giugno chiedendo la revoca della misura o, in subordine, una sua attenuazione.

L’ordinanza di rigetto descrive le motivazioni, supportate sia dalle indagini sia dagli interrogatori, che hanno portato il Gip Paola Faggioni a decidere per il rigetto. Fondamentalmente perché «non sono emersi elementi sopravvenuti idonei a modificare – anche all’esito dell’interrogatorio reso dall’indagato davanti al PM – il grave quadro indiziario a carico del predetto in relazione ai reati per cui si procede, così come valutato nell’ordinanza applicativa della misura cautelare, che si richiama integralmente in questa sede». Faggioni ritiene inoltre che permangano «le esigenze cautelari così come evidenziate nell’originaria ordinanza cautelare» e «in particolare, che permane l’esigenza cautelare connessa al pericolo concreto e attuale di reiterazione di analoghe condotte criminose».
Sempre secondo il gip sono rilevanti «le stesse modalità delle condotte criminose contestate così come emerse nel corso delle indagini, dalle quali traspare in modo evidente la sistematicità del meccanismo corruttivo, reiterato in un notevole arco temporale».
Spiega l’ordinanza: « In occasione e in concomitanza di ciascuna delle quattro competizioni elettorali che si sono susseguite nell’arco temporale della presente indagine (circa 18 mesi) – elezioni amministrative di Savona (ottobre 2021), elezioni amministrative di Genova (giugno 2022) elezioni politiche nazionali (25 settembre 2022) ed elezioni amministrative di Ventimiglia e Sarzana (maggio 2023) – l’indagato, pressato dalla necessità di reperire fondi per affrontare la campagna elettorale, ha messo a disposizione la propria funzione, i propri poteri e il proprio ruolo, in favore di interessi privati, in cambio di finanziamenti, promessi e concretamente erogati. Tale meccanismo è stato accertato con riferimento a due diversi imprenditori, gli Spinelli e Moncada. Gli stessi imprenditori Aldo e Roberto Spinelli, nel corso degli interrogatori di garanzia, hanno confermato le promesse, da parte del Governatore, di risoluzione di pratiche amministrative del gruppo Spinelli, grazie all’esercizio della propria funzione o comunque del proprio intervento in ragione del ruolo e carica rivestita, al fine di ottenere finanziamenti. Aldo Spinelli, in particolare, ha confermato, da un lato, di avere richiesto a Toti di interessarsi per la pratica della Spiaggia di Punta dell’Olmo, per la proroga trentennale della concessione del Terminal Rinfuse, per il Piano Casa; dall’altro di avere erogato 40.000 euro di finanziamenti “perché si era mosso…ha telefonato, ha fatto…”».
Secondo l’avvocato di Toti, Stefano Savi, superate le competizioni europee sarebbe venuto meno il pericolo di reiterazione del reato. Non è un caso che l’istanza di revoca (o, in subordine, dell’attenuazione della misura) degli arresti domiciliari per il presidente, arrestato il 7 maggio scorso nell’ambito dell’inchiesta della procura genovese con l’accusa di corruzione, voto di scambio e falso era stata presentata il 10 giugno, cioè dopo la chiusura delle urne. Il gip Faggioni non la pensa così.
«Al riguardo – scrive Faggioni – si osserva che, dalle risultanze investigative compendiate nelle ultime annotazioni della GdF del 24.04.2024 e del 12.06.2024. è emerso che in data 14.04.2024 era stata organizzata dal presidente della Regione Giovanni Toti, a Genova, presso la “Villa Lo Zerbino”, una cena elettorale di raccolta fondi a beneficio del Comitato Toti Liguria, in vista delle prossime elezioni regionali del 2025».
A tal proposito, si legge nell’ordinanza: «Dall’esame della copia forense del cellulare sequestrato all’indagato in data 07/05/2024, è emersa una chat Whatsapp intrattenuta tra il predetto e la segretaria Marcella Mirafìori, dalla quale si comprende che il predetto (toti n. d. r.), tra il 23 e 24 marzo 2024, si era recato nel Principato di Monaco per trascorrere un breve soggiorno di vacanza e che, tra gli impegni in programma, vi era un pranzo con Aldo Spinelli. I l 24.03.2023, di rientro in Liguria, l’indagato informava la Mirafiori della volontà di Spinelli di aderire alla cena di raccolta fondi, corrispondendo l’importo per la partecipazione di 10 persone (pari, quindi, ad euro 4.500.00. tenuto conto che l’importo minimo a persona era pari ad euro 450,00). Particolarmente significativo è il fatto che, nel corso della predetta conversazione, Toti – evidentemente sulla base di preventivi accordi sempre con lo Spinelli – faceva riferimento ad una somma che avrebbe ricevuto da Spinelli, ulteriore rispetto a quella “ufficiale” della partecipazione alla cena elettorale {“Spinelli mi ha detto che fa 10 posti. Poi il resto… ci aggiustiamo “), utilizzando un’espressione (“resto”) di frequente usata sia da Toti sia da Spinelli per fare riferimento, in modo allusivo, alle utilità oggetto degli accordi corruttivi. Si pensi alla conversazione – menzionata nell’ordinanza cautelare – intrattenuta tra Giovanni Toti, immediatamente dopo l’incontro avvenuto sulla barca di Spinelli in data 01/09/2021, con la Mirafiori, nel corso della quale la informava delle intenzioni di Spinelli di effettuare un’erogazione di denaro (“Mandi alla segreteria di Spinelli i documenti dove vogliamo che faccia un versamento, che lo fa normale, come tutti gli altri insomma ” – “ti fai dire chi è… così lo fai e poi dopo il resto ti dico a voce”). Si pensi ancora alla conversazione intrattenuta durante il pranzo nello yacht di Spinelli il 01.12.2021, nel corso del quale l’imprenditore, per manifestare a Toti il proprio intento di versare denaro a fronte delle utilità richieste al politico, utilizzava la medesima espressione allusiva (“quello…quello ufficiale è il due per mille …tutto il resto…il il resto dopo”). Denaro poi effettivamente erogato in data 8 e 9 dicembre 2021, tramite 4 bonifici effettuati da società del Gruppo Spinelli in favore del Comitato “Giovanni Toti Liguria”, per complessivi € 40.000. Sebbene in merito all’evento dell’aprile 2024 siano ancora in corso accertamenti investigativi, non può non essere sottolineata l’analogia con la cena elettorale del 10.03.2023, di cui si è ampiamente parlato nell’ordinanza cautelare. In quest’ultima occasione. Aldo Spinelli – dopo avere appreso da Toti la risoluzione delle problematiche concernenti una pratica amministrativa di interesse del figlio (“guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa di Celle ora facciamo la pratica, si può costruire ….l’abbiamo risolto stamattina”) e, dopo avere ricevuto la richiesta di aiuto economico da parte di Toti per le imminenti elezioni (“quando mi inviti in barca? che ti…che ti…ora…così parliamo un po’ che ora ci sono le elezioni, c’abbiamo bisogno di una mano”) – partecipava alla cena elettorale contribuendo per un importo di 4.100 euro (corrispondente alla partecipazione di otto persone). È evidente, anche alla luce dei recenti sviluppi investigativi, la permanenza del pericolo che l’indagato possa reiterare analoghe condotte – peraltro ritenute pienamente legittime e corrette dal predetto – in vista delle prossime competizioni elettorali regionali del 2025 (o di ulteriori eventuali competizioni elettorali), per le quali il predetto aveva, peraltro, già iniziato la relativa raccolta di fondi».
La pericolosità della reiterazione del reato viene legata dalla gip strettamente al fatto che Toti non abbia dato le dimissioni da presidente della Regione. Se fosse libero, secondo il Gip, potrebbe tornare a usare la «le sue funzioni e le cariche pubblicistiche, con conseguente possibilità che le stesse vengano nuovamente messe al servizio di interessi privati in cambio di finanziamenti – si legge nell’ordinanza – Al riguardo, è anche particolarmente significativo il fatto che, nel corso delle indagini, erano emerse, sia da parte di Spinelli che di Moncada, richieste di interessamento a Toti anche in relazione ad ulteriori pratiche amministrative coinvolgenti competenze regionali: Moncada, in alcune conversazioni con Toti. ha fatto riferimento all’apertura di ulteriori punti vendita Esselunga a Savona e Rapallo; Spinelli ha fatto pressanti richieste di intervento del Governatore anche con riferimento all’approvazione del nuovo Piano Regolatore Portuale. Rimane, pertanto, il pericolo concreto che l’indagato possa continuare ad agevolare gli interessi di tali gruppi imprenditoriali; Ritenuto che permangono, in modo attuale e concreto, altresì le esigenze connesse al pericolo di inquinamento probatorio, tenuto conto della particolare fase del procedimento, in cui le indagini sono in pieno svolgimento e, in particolare, sono in corso le audizioni di funzionari e dirigenti della Regione Liguria a conoscenza dei fatti per cui si procede, i quali ben potrebbero subire dall’indagato condizionamenti o pressioni per rendere una conveniente ricostruzione degli eventi. Tale rischio si profila, chiaramente, in modo particolarmente elevato ove l’indagato riprenda l’esercizio delle funzioni svolte. Al riguardo rileva, in particolare, il comportamento elusivo tenuto dal predetto (Toti n. d. r) nel corso delle indagini, in cui ha sempre cercato di scegliere luoghi “riservati” (la barca degli Spinelli o la casa di abitazione di Spinelli Aldo) al fine di scambiarsi reciproche richieste di favori, evitando di affrontare certi argomenti in pubblico. Particolarmente significative sono altresì le cautele adottate in occasione degli incontri in barca, che avvenivano previo allontanamento di tutti i telefoni degli interlocutori, come osservato direttamente dalla Guardia di Finanza, modalità adottata anche in occasione dell’incontro con l’imprenditore Moncada all’interno dell’ufficio del Presidente della Regione”».
L’ordinanza racconta anche che «quando gli incontri avvenivano in luoghi pubblici, venivano scelti appositamente locali meno frequentati o comunque idonei ad eludere gli accertamenti investigativi – si legge -. Sul punto, a titolo esemplificativo, può essere menzionata la conversazione (riportata nell’annotazione del 05.10.2021 agli atti) intrattenuta il 03.10.2021 da Giovanni Toti con Signorini per incontrarsi il giorno seguente e nel corso della quale il primo giustificava la scelta del locale (“Le Cicale – Bistrot” di Albaro, sito in piazza Leopardi) in quanto, oltre che poco frequentato, sarebbe stato più difficile essere ascoltati per il rumore del traffico ivi presente (“Se non piove ci mettiamo fuori al Le Cicale in Albaro che c’è quella piazzetta dove mi hanno portato con te una volta… c’è spazio, non ci rompe il cazzo nessuno e si può parlare…passano le macchine, c’è rumore di fondo…”)».
«Si tratta di circostanze che, complessivamente valutate, rendono chiaramente elevato e attuale il pericolo di inquinamento probatorio, tenuto conto del fatto che sono ancora in corso approfondimenti investigativi su alcune vicende corruttive» secondo il gip Faggioni, secondo la quale la misura «tenuto conto altresì del breve tempo decorso dalla sua applicazione (poco più di un mese) appare proporzionata alla gravità dei fatti e adeguata in relazione al grado elevato di esigenze cautelari da soddisfare. Ciò, in particolare, anche considerando che, da un lato, 1″applicazione di una misura di tipo interdittivo, quale quella della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, è preclusa dal divieto previsto dal terzo comma dell’art. 289 co. 3 cpp, che statuisce che “la misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare” (quale quello ricoperto dal Presidente della Regione Liguria); dall’altro l’applicazione di misure cautelari meno afflittive appaiono, allo stato, del tutto inadeguate rispetto alle esigenze cautelari tuttora presenti».
«Ritenuto pertanto che la misura in corso appare proporzionata alla gravità dei fatti e adeguata in relazione al grado di esigenze cautelari da soddisfare», la gip Faggioni ha deciso che l’istanza presentata dall’avvocato Savi per Giovanni Toti «debba essere respinta».
La lista Toti ha inviato, in merito alla decisione del gip, un comunicato, non firmato da alcuno in particolare e, quindi, da ritenersi espressione di ogni aderente: «È un’ordinanza, quella con cui viene negata la libertà a Giovanni Toti, che ci rammarica e che ci pone alcuni interrogativi – si legge nella nota -. Con il parere negativo alla revoca degli arresti domiciliari viene minato il diritto del Presidente Toti di esercitare, in una fase ancora di indagini preliminari, il mandato che gli elettori liguri gli hanno assegnato. Da governatore può reiterare i reati, viene scritto nella motivazioni. Significa che se si fosse dimesso, e avesse rinunciato al ruolo di governatore e al suo mandato elettorale, sarebbe ora un uomo libero? E’ un cortocircuito. Il piano politico che viene subordinato a quello giudiziario in una fase di indagini preliminari, in cui nessuna sentenza è stata pronunciata e in cui dovrebbe valere il principio del garantismo nei confronti della persona e del ruolo che ricopre. Il fatto di considerare il ritorno in carica del Presidente di Regione come elemento determinante per la previsione di nuovi reati e per l’inquinamento probatorio, rischia di trasformare la sospensione dall’incarico, appunto, in una decadenza, già nella fase delle indagini: una decisione che non tiene conto del giusto equilibrio costituzionale tra tutela del processo e tutela della volontà popolare. E questo accade in assenza non solo di una condanna ma anche di un rinvio a giudizio. Viene da chiedersi: come si può preventivare il rischio di reiterazione del reato per una misura scattata dopo quattro anni di indagini ? In un momento in cui non ci sono elezioni imminenti e quelle europee, in cui peraltro non ha partecipato, sono superate? Le prossime consultazioni elettorali in Liguria riguarderanno proprio il rinnovo del Consiglio Regionale. La considerazione che l’ipotizzata reiterazione del reato si riferisce alle elezioni per il rinnovo dell ‘ssemblea Legislativa Regionale nel 2025 o a ulteriori eventuali competizioni elettorali presuppone una sospensione dall’incarico fino a tale date, pertanto a maggior ragione una decadenza di fatto dalla carica a meno che non si intenda privare Toti dei diritti politici più in generale come dirigente e fondatore di un movimento politico. Sempre per la reiterazione, si chiama in causa la cena di raccolta fondi organizzata a Villa Zerbino nell’aprile ultimo scorso: una cena pubblicizzata, registrata a norma di legge, alla presenza di giornali e tv, che denota al contrario, riteniamo, una netta volontà di correttezza nella raccolta fondi da destinare, lo ricordiamo, all’esclusiva finalità politica».
«Non ci arrendiamo. Non arrenderti Presidente – conclude il comunicato -. Non può passare il principio che la conquista della libertà sia subordinata alle dimissioni e, quindi all’interruzione del mandato ricevuto dagli elettori. In attesa delle prossime tappe saremo al tuo fianco per continuare il percorso di crescita di questa regione avviato insieme che non si può interrompere».
In copertina: foto di repertorio
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