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L’assassino di Sydney era un folle che si proponeva su internet come escort. Le sue vittime sono soprattutto donne. Ecco chi erano

La mattanza nel centro commerciale non è stato un attacco terroristico, ma il gesto assassino di un malato di mente di 40 anni. Tra le sei persone accoltellate e decedute, unico uomo, c’è anche un trentenne pakistano musulmano rifugiato che lavorava come guardia di sicurezza. Negli ospedali restano nove donne, due uomini e una bambina di nove mesi, figlia di una delle donne uccise. Tre dei feriti sono in condizioni molto gravi e il bilancio del raid omicida potrebbe, purtroppo, aggravarsi ulteriormente

Si chiamava Joel Cauchi (nella foto di copertina), aveva 40 anni e la sua famiglia è di origine maltese. Era nato del Queensland l’assassino che ha fatto una strage nel centro commerciale di Sydney, nella regione del Nuovo Galles del Sud. Era schizofrenico. I problemi mentali di cui soffriva gli erano stati diagnosticati all’età di 17 anni. Amava i coltelli, che portava regolarmente ad affilare. Aveva pochi contatti con la famiglia, per lo più attraverso messaggi inviati alla madre. Non si conosce la sua residenza e sembra fosse disoccupato. Pare vivesse in macchina. Cauchi aveva recentemente iniziato a offrire servizi sessuali su diversi siti di escort. In un post rimosso dopo l’attacco, Cauchi si descriveva come un «ragazzo atletico di bell’aspetto di 39 anni» dicendosi disposto a offrire vari servizi «a porte chiuse» sia per uomini sia per donne.

L’uomo è entrato nel centro commerciale verso le 15:20 e ha iniziato l’attacco mortale. Prima ha Indossava una maglia della lega di rugby dei Kangaroos e brandiva quello che i presenti hanno descritto come un coltello da caccia lungo 30 centimetri.

Prima aveva ordinato pollo al curry in un esercizio della galleria, mangiandolo a uno dei tavoli dell’esercizio. Aveva ordinato una prima volta, poi aveva detto di aver dimenticato i soldi e se ne è andato. È tornato, ha pagato e ha consumato. Poi si è alzato e ha cominciato la strage.

Ha accoltellato 18 persone mentre vagava per il centro commerciale, inseguendo e lanciandosi contro alcune persone e allontanandosi inspiegabilmente da altre. Sei persone sono state uccise e 12 sono sotto cura negli ospedali. La maggior parte delle persone uccise e ferite è di sesso femminile, di diversa età. Al momento non si conoscono le ragioni del particolare accanimento sulle donne.

Nel 2020, Cauchi aveva pubblicato un post su un gruppo di avventure all’aria aperta su Facebook alla ricerca di «gruppi di persone che sparano con armi da fuoco, comprese pistole manuali, con cui incontrarsi, chattare e conoscere». Però ieri ha agito con un’arma bianca.

Non era mai stato arrestato o accusato di reati nel Queensland, sua regione d’origine. A dicembre era stato fermato nell’ambito di controlli stradali, ma non era mai stato trovato in possesso illegale di coltelli.

Il comunicato della famiglia dell’assassino: «La poliziotta che ha sparato a nostro figlio ha fatto solo il suo dovere. Speriamo che non abbia conseguenze»

«Siamo assolutamente devastati dagli eventi traumatici accaduti ieri a Sydney – scrive la famiglia in un comunicato -. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con le famiglie e gli amici delle vittime e di coloro che sono ancora in cura in questo momento. Le azioni di Joel sono state davvero orribili e stiamo ancora cercando di comprendere cosa sia successo. Ha combattuto con problemi di salute mentale sin da quando era un adolescente. Siamo in contatto sia con le forze di polizia del New South Wales che con il servizio di polizia del Queensland e non abbiamo problemi con l’agente di polizia che ha sparato a nostro figlio perché stava solo facendo il suo lavoro per proteggere gli altri e speriamo che se la cavi senza conseguenze».

L’aggressore è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da una donna ufficiale di polizia, Amy Scott, che si è avvicinata a lui da sola, mentre l’uomo andava in giro seminando morte nel centro commerciale. L’ufficiale di Polizia si è coraggiosamente avvicinata, gli ha chiesto di posare il coltello e al suo rifiuto, capendo che stava per aggredirla, ha sparato tre colpi, uccidendolo.

Quanto è successo, cioè l’alto numero di vittime di sesso femminile, porta a pensare che si sia trattato di un attacco “di genere”. Pare che l’uomo fosse single. Al momento non ci sono indizi che facciamo pensare a un odio coltivato negli anni.

Le vittime

Dawn Singleton, 25 anni, era la figlia di uno degli uomini d’affari più noti d’Australia, John “Singo” Singleton. Sua madre era l’avvocato Julie Martin.

Ashlee Good, 38 anni, era la seconda di quattro figli dell’ex giocatore e regista della squadra di rugby North Melbourne Kerry Good. Era la madre del bimbo ferito.

Jade Young, 47 anni, madre di due ragazze, aveva studiato alla Architectural Association School di Londra. Era specializzata nella conservazione degli edifici storici.

Faraz Ahmed, 30 anni, pakistano, musulmano, guardia giurata. Era entrato in Australia attraverso un programma dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Pikria Darchia, 55 anni, originaria di Tbilisi in Georgia. Il profilo Linkedin suggerisce che fosse un’artista. Aveva due figli

Foto dal Sydney Morning Herald

Ancora da identificare la sesta vittima, una donna.

Harriet, la bimba di 9 mesi accoltellata

Sono critiche, ma stabili, le condizioni di Harriet, figlia di Ashlee Good, di soli nove mesi, ricoverata al Sydney Children’s Hospital. Ashlee ha gettato la bambino tra le braccia dei presenti per proteggerla dopo che sia lei sia la figlia erano state accoltellate.
Agghiacciante il racconto degli uomini che hanno soccorso la piccina. Ashlee ha urlato quando l’assassino si è avvicinato. Il folle ha pugnalato sia lei sia la bambina, poi si è allontanato e la donna ha consegnato Harriet tra le braccia di uno degli uomini che ha tentato di tamponare come poteva la ferita fino a consegnare la piccola ai soccorsi.

Sui social si scatena la canea razzista, ma non si è trattato di terrorismo. Tra i morti, unico uomo, un musulmano

La mattanza nel centro commerciale non è stato un attacco terroristico. Nonostante le autorità locali avessero smentito sin dalle prime ore che si trattasse di terrorismo, sui social (anche da parte di molti italiani) s’è scatenata la canea razzista e anti islamica. Tra le persone accoltellate e decedute, unico uomo, c’è anche un trentenne pakistano musulmano, Faraz Ahmed Tahir, 30 anni, rifugiato che lavorava come guardia di sicurezza. Si era trasferito a Sydney dal Queensland otto mesi fa, essendo entrato in Australia attraverso un programma dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Era stato costretto a fuggire dal Pakistan per paura di persecuzioni religiose. Sabato è stato il primo turno giornaliero di lavoro nel centro commerciale.

I coraggiosi che hanno affrontato l’omicida

Sono stati identificati i coraggiosi clienti del centro commerciale che hanno affrontato l’assassino per impedire che attaccasse altre persone. Si tratta di due muratori francesi da qualche tempo al lavoro in Australia. Si tratta di Silas Despreaux e Damien Guerot, che stavano andando nella palestra all’interno del centro.

In un video si vede Guerot affrontare il folle sulle scale del centro commerciale per impedirgli di salire al piano e salvare, così, le persone che vi si trovavano. Cauchi è poi sceso, scappando e i due gli hanno tirato i dissuasori recuperati al piano. Guerot ha dichiarato che gli occhi dell’assassino erano vuoti e che il suo viso era deformato rispetto a quello delle foto che sono girate n queste ore.

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