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Per la politica la matematica è un opinione. Guerra a colpi di numeri (di residenti) tra maggioranza e opposizione in Comune

La matematica è certa, la statistica è interpretabile, la sociologia applicata al futuro è pura teoria. Cristina Lodi, Pd, si affida alla matematica. Per lei, secondo i dati resi noti ieri dal Comune, la popolazione e persino gli utenti della città sono in «decrescita infelice». L’assessora Marta Brusoni, invece, punta sulla proiezione futuribile: secondo lei arriveremo a 700 mila abitanti nel 2031 a fronte dei 564.981 attuali. Una particolarità tra tutti i dati ci è balzata agli occhi, i numeri del turismo: gli oltre due milioni di pernottamenti rivendicati dal Comune per il 2022 sarebbe stati prodotti da meno di 18mila visitatori tracciati dalle celle telefoniche. Che gli altri fossero tutti renitenti allo smartphone?

AGGIORNAMENTO: abbiamo chiesto al sindaco Marco Bucci di spiegarci i dati. Tra poco l’articolo

Negli ultimi anni gli elettori si sono dimostrati disposti a credere a tutto e al contrario di tutto a proposito di promesse elettorali, ma stavolta si va oltre. Stavolta si discute sui numeri, che per default sono – o, meglio, dovrebbero essere, la cosa più oggettiva che ci sia. O dovrebbero esserlo. Ma qui entrano in campo la statistica (la scienza di “un pollo a testa” mentre c’è chi ne mangia uno e chi muore di fame) e la sociologia: speculazione, nella sua accezione di “attività di pensiero relativa a una sfera teorica d’indagine e di approfondimento”. La discussione non può essere che su piani diversi: non si possono confondere le pere con le mele. E invece in politica questo accade.

Ma veniamo al tema del contendere. Dopo la commissione di ieri mattina nella Sala Rossa di Tursi, attacca la consigliera Dem Cristina Lodi: «Il dato eclatante che è emerso oggi è che nemmeno con l’ipotesi della conta delle celle telefoniche Genova tiene il numero di persone che la vivono anche ogni giorno – spiega -. Dai dati presentati emerge infatti un evidente precipitarsi della situazione, con un notevole calo dei lavoratori. La cosa migliore da fare a questo punto è ripartire dai residenti, perché a loro devono essere dati i servizi necessari, facendo riflessioni territoriali. In secondo luogo, è necessario fare una riflessione su quanto sta accadendo in termini di mobilità lavorativa e produttiva sulla nostra città. Certo è che oggi non abbiamo scoperto nulla di nuovo: Genova sta perdendo pezzi, sotto l’indifferenza e dietro i proclami di una giunta che evidentemente non legge i dati in modo approfondito». 

«I dati statistici illustrati oggi dai nostri tecnici in Commissione confermano che l’obiettivo dei 700.000 abitanti nel 2031 è reale – ribatte l’assessora Marta Brusoni -. Nel 2022, per la prima volta rispetto agli ultimi 20 anni, il numero dei residenti a Genova è rimasto invariato. Le celle telefoniche, inoltre, confermano la presenza sul territorio di 82mila persone “domiciliate” in città. Nonostante la curva negativa che contraddistingue tutte le grandi città italiane ed europee negli ultimi anni, Genova ha registrato un aumento del 14,5%, tra il 2021 e il dato parziale a novembre 2022, di lavoratori abitanti abituali, in crescita dispetto al periodo pre-covid del 2019, anno in cui il trend degli abitanti abituali si era fermato a un +12,7%. Il picco del 2020 della crescita degli abitanti abituali del +17,3% è spiegato dalle dinamiche collegate allo smarkworking e dal lockdown che hanno implicato una “stanzialità” dei lavoratori a Genova, richiamandone altri per scelta di una qualità della vita nella nostra città decisamente più appetibile rispetto ad altri centri urbani, potendo lavorare da casa. Con questo trend, l’obiettivo dei 700.000 abitanti abituali, nell’arco dei prossimi anni è più che realistico. Le polemiche sollevate da alcuni consiglieri di minoranza sono senza alcun fondamento».
Conclude Brusoni: «Bisogna saper leggere i numeri», sottintendendo che lei li sa leggere (noi diremmo, più che altro, “interpretare” secondo le sue categorie visto che si parla di previsioni per il futuro) e gli altri no. I numeri sono, invece, certi, in calo come le tendenze. Il futuro è interpretazione: sta nell’ottimismo e nella fiducia negli interventi della sua giunta dell’assessora.

Tra il 2019 e il 2022 (a novembre) i residenti sono passati da 574.997 a 564.981, con un calo di 10.016 unità. I “city user” (residenti più persone presenti in città per lavoro, turismo o altri motivi) rintracciati attraverso il contatto con le cellule telefoniche sono scesi da 687.939 a 681.969 con un calo di 5.970 unità. Aumentano i domiciliati, da 73.057 a 81.858 con una crescita di 8.801 unità.

Il numero delle persone che vengono a lavorare in città è crollato da 10.040 a 6.618: -3.422 unità, -34%.

Ognuno creda quel che vuole, che gli fa comodo, che spera, sogna o teme. Noi pubblichiamo i numeri “crudi” snocciolati ieri dal professor Luca Sabatini di Unige, di recente nominato consulente del Comune, professionista solido e stimato. “Leggeteli” ragionando con la vostra testa e la vostra sensibilità, che tanto chi aveva ragione sulla previsione del futuro lo scopriremo solo nel 2031.

Un dato particolare, di cui ieri non si è parlato, ci è balzato agli occhi. Riguarda il turismo.

Aumentano anche i turisti registrati dalle celle, da 10.977 a 15.707 da gennaio a novembre, che arrotondiamo spannometricamente, secondo le proiezioni provvisorie, a 18mila al saldo dell’anno, per eccesso. Ma non erano quasi due milioni? In quel caso si parlava di presenze (cioè delle notti di soggiorno) e non di arrivi, ma con questi numeri il periodo di permanenza sarebbe di molto superiore a quello dichiarato. Erano tutti turisti senza cellulare o abbiamo toccato vertici di permanenza mai raggiunti nemmeno da Venezia (2,62 giorni nel 2020), Firenze (2,71 nel 2018) e Roma (2,9 nel 2019) e forse da nessun posto al mondo? Possibile che 2 milioni di pernottamenti siano stati fatti da meno di 18mila turisti? Perché 2 milioni diviso 18mila fa 112 giornate procapite. Se anche fossero stati 180mila il dato (11,2) sarebbe comunque abnorme. Anche contando bimbi e residuali renitenti al cellulare è decisamente un po’ tantino rispetto ai 2,89 giorni in media dichiarati nel 2020, un dato già piuttosto alto alla luce di quello delle città d’arte consolidate. La media di tutto il territorio nazionale è di 2,5 notti e il dato è formato anche dal peso dei numeri delle località balneari (anche liguri) o montane che contano le lunghe permanenze per le vacanze estive o le settimane bianche. Genova è solo 27ª per presenze turistiche tra le città d’Italia. In sostanze, le rilevazioni delle celle non corrispondono ai dati turistici ufficiali consolidati nel 2019 secondo l’Istat in 1.905.777 pernottamenti nelle strutture ricettive dell’area metropolitana che comprende tutte le località balneari.

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