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Vialli, scompare a 58 anni il bomber della Sampdoria dello scudetto. Sconfitto da un tumore al pancreas

Lunedì 19 dicembre era stato ricoverato in una clinica privata a Londra, raggiunto dalla madre 87enne Maria Teresa. Il 14 dicembre aveva annunciato alla Figc di dover interrompere il suo lavoro da capo delegazione degli azzurri «per impiegare tutte le energie nella lotta contro la malattia». Scompare uno dei più forti attaccanti del calcio italiano del secolo scorso, Giocò anche nella Nazionale (di cui fu anche capitano) e nella Juve

«Con incommensurabile tristezza annunciamo la scomparsa di Gianluca Vialli. Circondato dalla sua famiglia è spirato la notte scorsa dopo cinque anni di malattia affrontata con coraggio e dignità. Ringraziamo i tanti che l’hanno sostenuto negli anni con il loro affetto. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori». Questa la nota della famiglia.

Il cordoglio della Sampdoria

C’è già chi ti immagina tra Paolo e Vuja, felici di riabbracciarti ma altrettanto stupiti di rivederti così presto. Sì, presto Luca. Troppo presto.

Dicono che non si sia mai pronti per salutare un compagno di viaggio e, purtroppo, è davvero così. Il tuo compagno di viaggio – come avevi deciso di chiamarlo – ti ha fatto scendere dal treno a 58 anni, strappando infame il tuo biglietto per nuovi orizzonti e traguardi. Un biglietto per la vita che, in fondo, valeva un po’ per tutti i tifosi blucerchiati.

Di strada insieme ne abbiamo fatta parecchia, crescendo e cercando, vincendo e sognando. Sei arrivato ragazzino, ti salutiamo uomo. Ti ricorderemo ragazzo e centravanti implacabile, perché gli eroi son tutti giovani e belli e tu, da quell’estate 1984, sei stato il nostro eroe. Forte e bellissimo, con quel 9 stampato sulla schiena e il tricolore cucito sul cuore. Condottiero della Sampdoria più forte, in coppia là davanti con il tuo gemello Bobby Gol. In tre parole: uno di noi.

Una percezione rimasta tale dopo aver salutato in lacrime Genova e la Sud. Proprio così: pur alzando trofei in giro per l’Europa con colori, tute e abiti differenti, Gianluca Vialli era sampdoriano e i sampdoriani erano con Gianluca Vialli. Con te, nella vittoria e nella sconfitta, nella salute e nella malattia. A Berna come a Göteborg, a Marassi il 19 maggio 1991 come a Wembley un anno e un giorno più tardi. O come ancora a Wembley ma nel luglio 2021: c’eravamo tutti in quell’abbraccio al Mancio, in quel pianto a dirotto che non dimenticheremo mai.

Non dimenticheremo i tuoi 141 goals, le tue rovesciate, le tue maglie in cashmire, il tuo orecchino, i tuoi capelli biondo platino, il tuo bomber degli Ultras. Ci hai dato tanto, ti abbiamo dato tanto: sì, è stato amore, reciproco, infinito. Un amore che non morirà, oggi, con te. Continueremo ad amarti e adorarti perché – lo sai bene del resto – tu sei meglio di Pelé. E perché, nonostante tutto, la nostra bella stagione è destinata a non finire mai. Continuerà a brillare in quel cielo cerchiato di blu su cui tu, Luca, hai firmato per sempre. «Per chi?». «Per noi!».

Alla moglie Cathryn, alle figlie Olivia e Sofia e a tutta la famiglia Vialli le più sentite condoglianze da parte della società.

Gianluca Vialli era nato a Cremona il 9 luglio 1964. Era un dirigente sportivo, allenatore di calcio.

Era uno dei pochi calciatori che hanno vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, unico fra gli attaccanti. Vincitore di numerosi trofei in campo nazionale e internazionale, è stato capocannoniere dell’Europeo Under-21 1986, della Coppa Italia 1988-1989 — in cui aveva stabilito, con 13 reti, il record assoluto di realizzazioni in una singola edizione del torneo, della Coppa delle Coppe 1989-1990 e della Serie A 1990-1991.

 “Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti insieme alla Giunta esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Gianluca Vialli. Tra i più forti calciatori della sua generazione e di tutta la storia del calcio italiano, Vialli ha legato a Genova e alla Sampdoria alcune delle pagine più belle della sua carriera.
Arrivato in Liguria in punta di piedi, Paolo Mantovani aveva deciso che lui avrebbe scritto a doppia firma con Roberto Mancini la storia della Sampdoria, quella “Bella stagione” in cui tutto quello che sembrava impossibile venne invece realizzato, vincendo in maglia blucerchiata 4 trofei tra cui l’indimenticabile Scudetto della stagione 1990-1991. Attivo da tanti anni nel mondo del sociale e del volontariato, aveva creato la Fondazione Vialli-Mauro per la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica. Da qualche anno combatteva contro la malattia, da lui affrontata con un coraggio da leone e con il sorriso. Lo stesso sorriso, accompagnato dalle lacrime, che abbiamo visto durante il suo meraviglioso e indimenticabile abbraccio con il suo ‘gemello del gol’ Roberto Mancini dopo la vittoria agli Europei 2021 dell’Italia, di cui Vialli è stato capo delegazione fino a quando lo stato di salute glielo ha consentito. Alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutti coloro che lo hanno amato le nostre più sentite condoglianze”. Così il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti dopo la tragica notizia della scomparsa dell’ex calciatore e allenatore Gianluca Vialli.
“Grazie Gianluca – ha aggiunto il presidente Toti – in campo ci hai fatto sognare e fuori dal campo ci hai fatto riflettere soprattutto per la forza e il coraggio con cui hai affrontato la tua malattia. Non ha vinto lei perché nessuno ti dimenticherà”.

Il cordoglio del sindaco Marco Bucci: «Addio a Gianluca Vialli, grande campione di calcio ed esempio di caparbietà per come ha gestito la sua malattia in questi anni. A Vialli si legano ricordi indelebili per la Genova calcistica. Fu uno dei protagonisti dell’esaltante stagione della Sampdoria di Paolo Mantovani che vinse e divertì in Italia e in Europa: a suo modo, insieme ai suoi compagni, un ambasciatore di Genova nel mondo. La città si stringe alla famiglia esprimendo sentite condoglianze».


Tra il 1985 e il 1992, Vialli aveva totalizzato 59 presenze e 16 reti nella nazionale italiana, prendendo parte a due Mondiali (Messico 1986 e Italia 1990) e un Europeo (Germania Ovest 1988); al suo attivo anche 21 gare e 11 gol con l’Under-21, con cui aveva disputato due Europei di categoria (1984 e 1986).

Più volte candidato al Pallone d’oro, si era classificato 7º nelle edizioni 1988 e 1991. Nel 2015 era stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano.

Dopo gli esordi da ala tornante, si era affermato come centravanti completo, dotato di tecnica, velocità, dinamismo, forza fisica e resistenza agli sforzi prolungati. n qualche occasione fu impiegato anche a centrocampo, dove faceva valere la propria abilità nel pressing e nella gestione del pallone. Altalenante sul piano realizzativo, soprattutto nella fase iniziale della carriera, tra il 1986 e il 1991 fu tuttavia capocannoniere di quattro diverse competizioni, a seguito di un progressivo incremento della sua efficacia sotto porta; mise a segno, peraltro, numerose reti di pregevole fattura — spesso in acrobazia —, caratteristica che gli valse il soprannome Stradivialli, coniato da Gianni Brera. A cavallo tra gli anni 1980 e 1990 era ritenuto, da molti, il più forte attaccante italiano e uno dei migliori al mondo.

Tatticamente preparato, era un leader carismatico, dal carattere forte: a detta di Vujadin Boškov, queste doti lasciavano presupporre che Vialli avesse la stoffa dell’allenatore; ruolo, quest’ultimo, che l’attaccante cremonese iniziò a ricoprire ancor prima di ritirarsi dal calcio giocato.

Era nato a Cremona, quinto e ultimo figlio di una benestante famiglia di origine trentina, e aveva vissuto un’infanzia agiata nella tenuta di famiglia, la villa Affaitati di Grumello, nell’hinterland cremonese. Aveva tirato i suoi primi calci all’oratorio di Cristo Re, al villaggio Po della sua città nativa, quindi era entrato nel vivaio del Pizzighettone; a causa di un intoppo burocratico non potè militare nella squadra Giovanissimi biancazzurra, sicché il suo cartellino venne acquistato per mezzo milione di lire dalla Cremonese dove proseguì l’attività giovanile e dove fu allenato, tra gli altri, da Guido Settembrino.

La prima squadra lombarda, all’epoca affidata a Guido Vincenzi, lo lanciò tra i professionisti nella stagione 1980-1981, in cui ottenne 2 presenze nel campionato di Serie C1. Il debutto in Serie B avvenne invece il 27 settembre 1981, in una gara persa 0-3 con la Sambenedettese. Nei quattro campionati con la maglia grigiorossa riportò 105 presenze e 23 gol, imponendosi all’attenzione degli addetti ai lavori nella stagione 1983-1984 quando, pur impiegato dall’allenatore Emiliano Mondonico come tornante di fascia, riuscì a mettere a referto 10 gol che lo fecero emergere tra i protagonisti di una Cremonese che, dopo 54 stagioni, ottiene la promozione in Serie A.

Sampdoria

Nell’estate 1984 passò alla Sampdoria, in cambio di Alviero Chiorri. Esordì in Serie A il successivo 16 settembre, proprio contro la sua ex squadra. Tre mesi più tardi segnò il primo gol, dando i due punti alla squadra contro l’Avellino. Al termine della stagione si aggiudicò la Coppa Italia, primo trofeo della storia blucerchiata, segnando al Milan nella finale di ritorno. La vittoria della coppa gli permise, nell’annata 1985-1986, di esordire nelle competizioni europee facendo registrare 4 apparizioni in Coppa delle Coppe.

Nel primo biennio sotto la Lanterna il giocatore offrì un rendimento discontinuo anche a causa dei dubbi circa la sua posizione in campo, con l’allenatore Eugenio Bersellini il quale lo alternava tra la fascia e l’area di rigore, senza riuscire a risolvere l’impasse. La svolta arrivò nell’estate 1986 quando sulla panchina doriana si sedette Vujadin Boškov, il quale, replicando quanto già fatto da Azeglio Vicini nella nazionale giovanile, anche in blucerchiato avanzò stabilmente Vialli a prima punta, in pratica invertendone i ruoli con il compagno di reparto Roberto Mancini: l’intesa tra i due sbocciò repentinamente, divenendo a posteriori il tandem-simbolo dell’epoca più luminosa del club, e portando l’ambiente doriano a rispolverare per loro il soprannome di “gemelli del gol” già proprio dei bomber blucerchiati degli albori, Giuseppe Baldini e Adriano Bassetto.

Con “Mancio” a rifinire alle sue spalle, a partire dalla stagione 1986-1987 Vialli si affermò definitivamente tra i migliori attaccanti della sua generazione. Contribuì alla conquista di altre due Coppe Italia nelle annate 1987-1988 (con un gol al Torino nella finale di andata) e 1988-1989: miglior marcatore di quest’ultima edizione con 13 reti, andò nuovamente a segno in finale, nel retour match contro il Napoli. Frattanto, il 6 ottobre 1988, realizzò la prima rete nelle coppe europee, che fu anche la centesima in carriera.

Ormai tra gli idoli della squadra blucerchiata, nei mesi precedenti Vialli, sorprendendo i più, rifiutò il possibile trasferimento, più volte dato per fatto, al Milan di Arrigo Sacchi e del patron Silvio Berlusconi, all’epoca ai vertici internazionali (e che a lungo ne deterrà un’opzione sul cartellino): insieme agli altri senatori dello spogliatoio, tra cui Mancini e Pietro Vierchowod, strinse infatti un “patto di ferro” che li impegnava a non lasciare Genova prima di avere portato in città lo scudetto. Nell’annata 1989-1990 fu protagonista della vittoria doriana in Coppa delle Coppe: si laureò capocannoniere della competizione con 7 reti, w delle quali realizzate nella finale di Göteborg contro l’Anderlecht.

Nella stagione 1990-1991 arrivò infine l’agognato scudetto, il primo e fin qui unico nella storia del club genovese: l’apporto sottorete di Vialli fu determinante, tant’è che il numero nove blucerchiato si laureò anche capocannoniere del campionato con 19 realizzazioni. Nel 1992 disputò invece la sua prima finale di Coppa dei Campioni, persa a Wembley contro il Barcellona: fu l’ultima delle sue 321 partite, 109 delle quali consecutive, con il club blucerchiato.

Juventus

Al termine della stagione 1991-1992, Vialli si trasferì alla Juventus: per acquistarlo, la società piemontese cedette alla Sampdoria i cartellini di quattro giocatori (Mauro Bertarelli, Eugenio Corini, Michele Serena e Nicola Zanini) aggiungendovi un conguaglio economico, per un costo totale stimato in circa 40 miliardi di lire, all’epoca la cifra più alta mai spesa al mondo per un calciatore.

Considerato concluso il suo ciclo a Torino, e una volta svincolatosi, sfruttando la nuova libertà contrattuale concessa dall’allora recente sentenza Bosman, nella stagione 1996-1997 approdò in Inghilterra, abbracciando la causa di un ambizioso Chelsea in cerca di rilancio dopo decenni di anonimato, e che onde perseguire l’obiettivo aveva arruolato una nutrita pattuglia italiana che vede anche Roberto Di Matteo e Gianfranco Zola.

Dopo la vittoria in FA Cup nell’annata d’esordio, un’affermazione a suo modo storica poiché il primo, importante trofeo in casa Blues da oltre un quarto di secolo a quella parte, in quella seguente l’avventura londinese di Vialli pareva destinata a concludersi precocemente, per via degli ormai pessimi rapporti con il player manager Ruud Gullit. Tttavia nel febbraio 1998, con una mossa a sorpresa, il presidente del club Ken Bates promosse proprio l’italiano nel doppio ruolo, al posto del dimissionario olandese. In queste vesti, e facendo presto ricredere i più, guidò i compagni di squadra a un glorioso finale di stagione grazie alle affermazioni in Football League Cup e in Coppa delle Coppe.

Nell’annata 1998-1999 arrivò la vittoria da underdog in Supercoppa UEFA contro il blasonato Real Madrid nonché un ottimo rendimento in campionato, dove perdette solamente tre partite, non potendo tuttavia competere realisticamente contro un Manchester Utd artefice di uno storico treble; globalmente positiva anche la difesa della Coppa delle Coppe, pur arrendendosi in semifinale alla rivelazione Maiorca — questo poi battuto in finale dalla Lazio dell’altro “gemello del gol”, Mancini.

Ritiratosi dal calcio giocato al termine di questa stagione, da qui in avanti ricoprì la sola carica di tecnico dei londinesi.

Nazionali giovanili

Da giovane aveva fatto parte della nazionale Under-21, collezionando 21 presenze e 11 reti, di cui 4 nel campionato europeo di categoria del 1986 che lo laurearono miglior marcatore dell’edizione. Negli azzurrini era allenato da Azeglio Vicini, il primo a intuirne le potenzialità in area di rigore e, per questo, ad avanzarlo dall’originario ruolo di ala a quello di prima punta, che ne farà la fortuna futura.

Nazionale maggiore (1985-1990)

Vialli esordì nella nazionale maggiore il 16 novembre 1985, a 21 anni, nella partita amichevole Polonia-Italia (1-0). Venne poi convocato dal commissario tecnico Enzo Bearzot per il campionato del mondo 1986 in Messico, chiamato a fare da prima riserva a Bruno Conti come tornante di fascia destra: impiegato da subentrante in tutte e quattro le partite disputate dagli azzurri nel torneo, non riuscì a incidere.

Durante la successiva gestione di Azeglio Vicini, già suo citì nell’Under-21 e fautore del suo impiego prettamente da attaccante, Vialli diventò uno dei pilastri del gruppo azzurro. Schierato al fianco di Altobelli, realizzò il suo primo gol in nazionale il 24 gennaio 1987, nella gara valida per le qualificazioni europee vinta per 5-0 contro Malta a Bergamo. Contribuì alla qualificazione dell’Italia al campionato d’Europa 1988 in Germania Ovest, realizzando una decisiva doppietta contro la Svezia. Partecipò poi da titolare alla fase finale della competizione, segnando la rete della vittoria contro la Spagna (1-0) nella prima fase; nella semifinale persa contro l’Unione Sovietica si rivelò impreciso sotto rete, ma ciò non gli impedì di essere inserito nella squadra ideale del torneo.

Il 26 aprile 1989, nell’amichevole contro l’Ungheria vinta 4-0, scese in campo per la prima volta con la fascia da capitano degli azzurri.

L’anno seguente partecipò alla conquista del 3º posto dell’Italia al campionato del mondo 1990. Impiegato nelle prime due partite e nella semifinale contro l’Argentina, Vialli riuscì in un paio di occasioni, come l’assist nella gara di esordio contro l’Austria o l’azione da cui scaturisce il vantaggio azzurro contro i sudamericani, a propiziare i gol del compagno di reparto e futuro capocannoniere dell’edizione, Salvatore Schillaci. Tuttavia sul piano personale disputò un torneo al di sotto delle attese, frenato anche da problemi fisici: non riuscì mai ad andare a rete e fallisce altresì un calcio di rigore nella sfida della fase a gironi contro gli Stati Uniti.

Non impiegato nella finalina vinta contro l’Inghilterra, al termine del Mondiale resta fuori dal giro azzurro per i successivi dieci mesi.

1991-1992

Prossimo alla vittoria dello Scudetto con la Sampdoria e del titolo di capocannoniere della Serie A, Vialli tornò in nazionale il 1º maggio 1991 e – dopo aver colpito un altro legno dal dischetto – andò a segno nel 3-1 contro l’Ungheria, partita valida per le qualificazioni al campionato d’Europa 1992: la sua ultima marcatura risaliva all’aprile 1989. L’Italia fallirà, tuttavia, l’accesso alla fase finale del torneo, e nell’ottobre 1991 Vicini fu sostituito sulla panchina azzurra da Arrigo Sacchi.

Pur venendo confermato nel gruppo azzurro dal nuovo citì, sul finire del 1992 Vialli dovette difendere il proprio posto dalla concorrenza dei più giovani Pierluigi Casiraghi e Giuseppe Signori, incappando nel contempo in qualche equivoco tattico: il tecnico di Fusignano lo avrebbe voluto più presente in zona gol, impiegandolo per questo come centravanti puro, sebbene il giocatore attraversasse un periodo di scarsa vena sotto rete — tanto che nella Juventus, contemporaneamente, viene talvolta arretrato a centrocampo. Unitamente a ciò, alcune incomprensioni con il commissario tecnico fecero da anticamera all’esclusione del cremonese dal giro della nazionale.

La partita contro Malta del 19 dicembre 1992, valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 1994 e sbloccata da un gol dello stesso Vialli, fu dunque l’ultima apparizione in maglia azzurra per l’attaccante che terminò così la sua esperienza in nazionale, piuttosto altalenante, con 59 presenze (3 delle quali da capitano) e 16 reti: sarà il giocatore stesso, tre anni dopo, a rinunciare espressamente a eventuali ulteriori convocazioni.

Allenatore

Chelsea
Venne nominato player manager del Chelsea il 12 febbraio 1998, subentrando al dimissionario Ruud Gullit. La squadra si trovava ancora in corsa nella Coppa di Lega e nella Coppa delle Coppe e, sotto la sua guida, le vinse entrambe, chiudendo inoltre al quarto posto in Premier League. La stagione seguente, ancora nel doppio ruolo, vinse la Supercoppa UEFA battendo 1-0 il Real Madrid, raggiunse le semifinali di Coppa delle Coppe e concluse al terzo posto in campionato (quest’ultimo il miglior posizionamento della squadra dal 1970 in poi), a soli quattro punti dal Manchester Utd campione.

Nel frattempo ritiratosi dall’attività agonistica, e assunto a tempo pieno il ruolo di allenatore, nell’annata 1999-2000 portò il Chelsea, alla sua prima apparizione in UEFA Champions League, fino ai quarti di finale dov’è eliminato dal Barcellona (3-1 all’andata, 1-5 al ritorno dopo i tempi supplementari); chiuso il campionato al quinto posto, terminò la stagione con la vittoria sull’Aston Villa nella FA Cup.

L’ultima stagione a Londra iniziò con la vittoria nella Charity Shield contro il Manchester Utd: è il quinto trofeo conquistato in meno di tre anni, fatto che lo rense il tecnico più vincente della storia del club fino a quel momento. Ciò nonostante venne licenziato il 12 settembre 2000, dopo cinque partite dall’inizio dell’annata, causa un avvio stentato e screzi con vari elementi dello spogliatoio (tra cui Deschamps, Petrescu e Zola), venendo sostituito da Claudio Ranieri.

Watford
Il 3 maggio 2001 accetta la proposta del Watford, squadra della First Division inglese. Nonostante i grandi e costosi cambiamenti che effettua nel club di Elton John, non ottenne che un quattordicesimo posto in campionato e viene licenziato il 15 giugno 2002, dopo solo una stagione. A seguito del licenziamento, le parti inizieranno una lunga disputa legale riguardo al pagamento del restante contratto.

La stagione alla guida degli Hornets fu l’ultima della sua breve esperienza da allenatore: nel quindicennio seguente si dedicò prettamente alla carriera televisiva di opinionista e analista calcistico.

Dirigente
Il 9 marzo 2019 venne nominato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), insieme a Francesco Totti, ambasciatore italiano per il campionato d’Europa 2020.

Dal novembre 2019 entrò nei ranghi della FIGC come capo delegazione della nazionale italiana, allenata dall’ex compagno Roberto Mancini. Con questo ruolo — ufficialmente da dirigente, ufficiosamente da consigliere e factotum per l’amico fraterno Mancini e per gli altri elementi del gruppo azzurro —, nell’estate 2021 (dopo il rinvio per la pandemia di COVID-19) prese parte alla vittoriosa spedizione italiana al campionato d’Europa 2020, distinguendosi peraltro come figura di spicco dello spogliatoio oltreché, a livello umano, come “esempio vivente” per tutta la squadra azzurra.

Fuori dal campo

All’età di 16 anni interruppe gli studi a causa dell’attività sportiva; riprese in mano i libri in età adulta e nel 1993 consegue da privatista il diploma di geometra nella natìa Cremona.


Già durante gli anni da calciatore aveva iniziato ad avere contatti con il mondo della televisione; nella stagione 1989-1990 fu opinionista per il programma Settimana Gol di Italia 1. Una volta chiusa l’attività sportiva, nel 2002 divennne consulente per Sky Sport, di cui in seguito fu testimonial e commentatore tecnico. Sempre per Sky Italia, nel 2016 condusse il docu-reality Squadre da incubo su TV8 insieme all’ex collega Lorenzo Amoruso.

Nel 2002 prestò il suo nome per il videogioco sportivo manageriale Gianluca Vialli’s European Manager, sviluppato da Waywardxs e pubblicato dalla casa inglese Midas Interactive.

Dal 2004 svolse attività nel campo del sociale avendo creato, insieme all’ex collega Massimo Mauro e a Cristina Grande Stevens, la “Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport”, una ONLUS che ha lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica, il cosiddetto morbo di Lou Gehrig, nonché sul cancro, attraverso la fondazione ARISLA, l’associazione AISLA e la FPRC.

Il 26 febbraio 2006, assieme ad altri ex atleti italiani quali Klaus Dibiasi, Sara Simeoni, Novella Calligaris, Livio Berruti e Mario Cipollini, fu tra i portatori della bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino.

Sempre nel 2006 scrisse con il giornalista Gabriele Marcotti “The Italian Job”, saggio in cui analizzava le differenze tra calcio italiano e inglese. Il libro, pubblicato dapprima in Inghilterra, venne successivamente reso disponibile anche in Italia, ma qui la vendita venne inizialmente vietata da una sentenza del tribunale di Vicenza; infine il libro è tornò sugli scaffali italiani dopo la sentenza del tribunale sulla causa tra Vialli e Claudio Pasqualin. Negli anni seguenti curò le prefazioni de “L’ultima partita di Giulio Mola” (2010) e “Un calcio alla SLA” di Gabriella Serravalle (2013), oltreché dell’edizione italiana di “Io sono il calciatore misterioso” (2013). Seguì nel 2018 la sua seconda opera cartacea, “Goals”, in cui tra l’altro raccontò la battaglia contro un tumore del pancreas affrontata nel 2017, mentre nel 2021 firmò con Roberto Mancini “La bella stagione”, incentrato sul racconto dello Scudetto sampdoriano.

Nel 2003 si sposò con Cathryn, conosciuta a Londra durante il periodo al Chelsea; la coppia aveva due figlie.

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