Oggi a Genova 

Il costo dell’energia strozza le imprese: prezzi triplicati. Al Polo Agroalimentare si spengono i faretti

Caro energia, al Polo Agrolimentare di Genova si spengono le luci per risparmiare. Le testimonianze dei grossisti: al momento le aziende assorbono i costi, triplicati, ma non potrà essere per sempre. Sono aumentati anche i prodotti alla produzione per le maggiori spese e i trasporti e, inevitabilmente, questo influisce sui prezzi al consumo e per questo diminuisce il volume delle vendite. Una reazione a catena che mette in pericolo imprese, posti di lavoro e bilanci delle famiglie

Le interviste ai grossisti

Andrea Peso

«Costi quadruplicati. Abbiamo presi esempio da alcuni colleghi e abbiamo spento i faretti»

«La nota dolente sono i costi, tanto è vero che stiamo cercando di limitare al massimo l’uso dell’energia – dice Andrea Peso
-. Abbiamo visto l’ultima bolletta, quella di agosto: sono quelle mazzate che ti fanno proprio passare la voglia di svegliarti presto al mattino. I costi di energia sono quadruplicati. Per questo sono state spente un po’ di luci perché non possiamo, noi, lavorare per pagare l’energia: è una scelta per le nostre aziende. Altri colleghi hanno cominciato a spegnere i fari, abbiamo preso spunto da chi l’ha fatto prima di noi».

Mario Lorenzo Parodi

«Con l’aumento dell’energia c’è l’aumento di tutti i costi: produzione, trasporti, persino le cassette vuote»

«Praticamente, in 12 mesi i costi sono triplicati, quadruplicati – aggiunge Mario Lorenzo Parodi -. Mi riferisco soprattutto all’energia elettrica. I fari si possono spegnere per abbattere i costi, qualcuno lo ha fatto, ma i frigoriferi no. Le spese sono enormi. Se andremo avanti di questo passo penso che arriveremo a delle cifre spropositate. Già adesso siamo a cifre mai viste e credo aumenteranno ancora. A questo si aggiunge l’aumento di tutti i costi, a partire da quello dei trasporti che poi fanno aumentare il prezzo dei prodotti. È una catena: con l’aumento dell’energia elettrica aumenta la benzina, se aumenta la benzina aumentano i costi di trasporto e, quindi, aumentano i prezzi delle cassette vuote e via dicendo».

[Continua sotto]

Andrea Mantero

«Pagavamo 21 centesimi a chilowatt, ora ne paghiamo 62. La Bolletta è passata da 6mila a 18 mila euro»

«Per l’ultima bolletta del mese di agosto ho pagato 18mila euro – racconta Andrea Mantero -. Non sappiamo come fare ad andare avanti. Il problema è che noi, da frutta e verdura, non marginiamo cifre tali da poter sopportare questi costi energetici E noi usiamo la corrente soltanto per l’illuminazione e per i frighi e quindi non so come faranno le aziende che hanno maggiori consumi per fare funzionare macchinari. Siamo passati da una bolletta di 6mila euro dell’agosto scorso a quella da 18.000 euro di questo agosto. Paghiamo 0,62 € a kilowatt, pagavamo 21 centesimi. Sul prezzo dei prodotti pesano questi rincari. Io continuo a chiedere ai miei fornitori se c’è speculazione o se sono soltanto costi energetici aumentati. Penso all’importazione dei prodotti dal Sudamerica: le banane sono carissime, così come le arance. Quando il prodotto è così caro, il consumo si riduce molto. Ci stiamo fermando, stiamo vendendo sempre di meno. Quando i pressi aumentano le persone risparmiano su tutto e spesso prima dove non si vede all’esterno, quindi nel mangiare. Sono andato in supermercati low cost e ho visto che la gente compra col contagocce quello che costa il meno possibile».

Massimo Parodi

«Chi ha le spalle coperte dalle generazioni precedenti, genitori e nonni, va avanti per inerzia. Chi ha aperto da poco o va avanti con banche e finanziarie è nei guai»

«La bollette dell’agosto 2022 sono triplicate rispetto a quelle dell’agosto 2021 – conferma anche Massimo Parodi -. La maggior parte di noi al momento va avanti per inerzia, come con una macchina quando finisce la benzina, ma continua a proseguire la strada per un po’. Chi ha le spalle coperte grazie a quanto in passato hanno guadagnato i nonni e i genitori, proseguirà ancora per un po’. In grande difficoltà sono i colleghi che hanno appena iniziato o che comunque non hanno le spalle coperte, che vanno avanti assieme alle banche e alle finanziarie. Non chiudono non perché non vogliono chiudere ma perché non possono chiudere. È lì il problema».

Sotto: le interviste al Polo Agroalimentare di Genova, a Bolzaneto.

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