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Numero chiuso a Medicina, Nicolò: «Sacrosanto. Non è per quello che mancano i medici in corsia»

Nella polemica sul tetto delle iscrizioni alla facoltà universitaria interviene il medico oculista e professore universitario che non la pensa come alcuni suoi colleghi. E aggiunge: «Trovo immorali e certamente discriminatori i corsi preparatori perché costano un sacco di soldi e forse dovrebbe essere la stessa Università a proporre dei corsi di preparazione a prezzi ragionevoli o anche a titolo gratuito»

«Io non sono nessuno e non conto nulla ma, da medico e professore universitario, dico che il numero chiuso a medicina è sacrosanto – scrive Nicolò sulla sua pagina Facebook -. Chi pensa che sia responsabile della penuria dei medici sbaglia completamente. I medici non vogliono più lavorare ed essere sfruttati negli ospedali, scelgono la libera professione o vanno nel privato convenzionato. Il lavoro non manca assolutamente. Per cui sono gli ospedali e il sistema sanitario nazionale che deve cambiare».

«Vogliamo per caso tornare indietro al 1988 quando migliaia di studenti si iscriveva liberamente a medicina e la maggior parte di essi rimaneva iscritta a vita? – prosegue il professore -. Ma vi immaginate cosa succederebbe oggi se al primo anno invece che 200 studenti se ne iscrivessero 1000? Abbiamo aule così capienti? Abbiamo un numero di docenti tale da soddisfare un numero così alto di studenti? e anche se fosse siamo pronti a laureare migliaia di medici ogni anno andando a saturare completamente il sistema sanità? Vogliamo mettere uno sbarramento al secondo anno per sfoltire un po’ il numero? Ma pensate davvero che una volta dentro, ci sia qualcuno che si prende la briga di dire guarda scusa medicina non fa per te, cambia pure Università, vi immaginate quanti ricorsi ci sarebbero?. Probabilmente oggi il test di ammissione è cambiato ma quando l’ho fatto io, ed era il primo anno a numero chiuso, ho studiato duramente per conto mio l’estate della maturità quando molti altri miei compagni si godevano le meritate vacanze. Trovo anch’io immorali e certamente discriminatori i corsi preparatori perché costano un sacco di soldi e forse dovrebbe essere la stessa Università a proporre dei corsi di preparazione a prezzi ragionevoli o anche a titolo gratuito».

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