man sleeping on a public placeOggi a Genova 

Il dramma del clochard “fastidioso”: la Polizia locale interviene e lo salva da morte certa per cancrena

I commercianti di via Galata erano disperati: l’uomo aveva modi di fare aggressivi e intimidatori con loro e con i passanti, era sempre ubriaco, defecava e orinava davanti ai negozi. I cantuné sono intervenuti e lo hanno portato al pronto soccorso del Galliera dove i medici hanno constatato che la puzza che emanava, oltre alla scarsa dimestichezza col sapone, dipendeva anche da una gamba in cancrena che gli sarebbe stata fatale in pochi giorni se non fosse stata immediatamente curata. L’uomo rischia l’amputazione dell’arto. Oltre all’etilismo ha probabilmente anche problemi psichiatrici a causa dei quali si è ridotto in quello stato. Dietro a tutto c’è, ancora una volta, l’inconsistenza della Salute mentale e dell’accoglienza ai senza fissa dimora. L’appello del presidente del Municipio Carratù: «Servono strutture diurne per tutelare la salute e la dignità di queste persone»

La Polizia locale è intervenuta su richiesta del presidente del Municipio Centro Est Andrea Carratù che aveva ricevuto le lamentele disperate dei commercianti all’incrocio tra via Galata e via San Vincenzo. Un clochard si era installato da qualche sulle panchine. Ai problemi di igiene e all’odore si erano aggiunti atteggiamenti aggressivi e intimidatori verso commercianti e passanti e atti contrari alla pubblica decenza oltre che alla vivibilità: l’uomo si apriva la patta dei pantaloni o si calava le braghe per defecare o per fare pipì, davanti a tutti e a qualsiasi ora del giorno e della notte.

La Polizia locale non si è limitata a spingerlo altrove. Le Divise dell’Unità territoriale Centro hanno trattato la questione con fermezza, ma anche con molta umanità (lo raccontano i commercianti), comprendendo che dietro a tutti i comportamenti c’era un grave stato di disagio, probabilmente anche psichico. L’uomo non si è lasciato “trattare” molto facilmente. Ha mantenuto un atteggiamento aggressivo anche con il personale della Pl: un ispettore e diversi agenti. Il 118, contattato dai cantuné, è intervenuto con un medico, ma per lo psichiatra che potesse proporre il Tso c’era da aspettare e la Polizia locale ha optato per il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale più vicino: il Galliera.

Una volta lì, l’uomo ha dato in escandescenze ed è stato necessario assicurarlo alla barella perché i medici potessero visitarlo. Oltre alla grave situazione di alcolismo, i medici (che anche loro hanno lavorato in condizioni proibitive) hanno scoperto che, sotto i pantaloni, la gamba sinistra dell’uomo era in cancrena all’altezza della tibia. Se non curata immediatamente, sarebbe risultata fatale in pochi giorni all’uomo.

Prima di emettere un giudizio sulle sue capacità di intendere e di volere, lo psichiatra di turno ha deciso che bisognerà completare almeno il primo ciclo di disintossicazione dall’alcol. L’etilismo è comunque conseguenza di un grave disagio. Fino a quando l’uomo è legalmente in grado di intendere e di volere, se lo desidera, può anche andarsene dall’ospedale senza farsi curare. La speranza è che accetti le cure perché la cancrena potrebbe ucciderlo in breve tempo e allo stato attuale non è ancora detto che si possa evitare l’amputazione.

Avendo in carico tutto il centro, il pronto soccorso del Galliera è quello che deve fare fronte la maggior parte dei problemi di salute e di alcolismo relativi ai senza fissa dimora. Una questione che mette in difficoltà anche l’assistenza agli altri pazienti e il lavoro dei medici, a volte costretti anche ad avere a che fare con aggressione, spesso con situazioni igienicosanitarie fortemente compromesse.

Insomma: in tutta questa storia ci sono solo vittime, ognuna a suo modo: il senza fissa dimora, i commercianti e i cittadini della zona, il personale sanitario e anche gli agenti della Locale, vittime dalla mancata organizzazione di una risposta a casi come questo, a livello soprattutto nazionale, ma per certi versi anche locale.

Il presidente del Municipio, Andrea Carratù, non vuole esprimersi sul caso specifico, ma fa un discorso più ampio, alla luce del fatto che la maggior parte dei senza fissa dimora si concentrano proprio sul territorio del centro, da piazza della Vittoria (che però è Medio Levante) a piazza Acquaverde.

«I servizi devono funzionare diversamente – dice Carratù -. Quell’uomo è rimasto in quelle condizioni per mesi, in quel posto e a farsi carico di un’emergenza, che non è solo di vivibilità e sicurezza, ma anche di salute fisica e mentale del senza fissa dimora, è stata solo la Polizia locale che voglio ringraziare perché, lo hanno detto anche i commercianti e i passanti che hanno assistito, ha operato con grande competenza. Non si deve arrivare a questi punti, si deve ripensare l’assistenza sia per il primo contatto sia per la vita quotidiana di queste persone. Non è il primo caso. Molti altri ne sono stati affrontati, come questo, solo quando si era arrivati alle peggiori conseguenze perché non si riusciva a trovare una soluzione, prima di tutto per gli stessi clochard».

C’è il problema della Salute mentale, che è nazionale e non rappresenta una valida risposta non solo per le persone sole, ma anche per quelle assistite dalle famiglie. Poi c’è l’assistenza sul territorio: «Non si possono escludere i senza fissa dimora con animali dall’ospitalità – prosegue Carratù – perché amano i loro animali più di se stessi e, come farebbero molti di noi, pur di non lasciarli dormono per strada. Poi va affrontato il problema dell’alcolismo. E non esiste che i senza fissa dimora vengano messi fuori dai ricoveri notturni alle 7 del mattino. Servono centro diurni dignitosi, non defilati, magari uno per zona, dove ci sia assistenza psicologica e pratica, dove si possano lavare e curare. Il numero dei clochard sta aumentando, anche perché sta aumentando il disagio mentale. Bisogna tutelare la vita e la dignità di queste persone».

In copertina: foto di repertorio

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