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I medici di famiglia; «Guardia medica sull’orlo del baratro»

La Fimmg: «Domani, venerdì 8 luglio, alle 13:00, manifestazione pubblica davanti al palazzo della Regione in piazza De Ferrari»

«Definire il Servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) sull’orlo del baratro può sembrare una affermazione drammatica, in realtà è persino ottimistica. Questo Servizio, infatti, da ormai due anni sta vivendo una emergenza continua e che ne sta minando letteralmente la sopravvivenza» recita una nota della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale che dicono di aver individuato quelle che per loro sono le problematiche principali:


● Alla carenza di medici si è risposto con l’imposizione ai colleghi in turno di coprire più poli territoriali, arrivando in alcune situazioni ad avere una copertura notturna effettuata da meno di metà dei medici necessari sul servizio.
● Negli ultimi 15 anni il lavoro della ex Guardia Medica è cambiato solo nel nome, non ci sono stati ammodernamenti tecnici organizzativi e formativi.
● Dalla Regione e dalle Aziende Sanitarie non sono stati intrapresi investimenti economici concreti, cosi come nessuna progettualità a lungo termine per un servizio che ogni anno presta migliaia di interventi, e dovrebbe essere strumento per regolare accessi impropri ai Pronti Soccorsi.
● Uno stipendio fermo dal 2005, con nessuna integrazione a livello nazionale o regionale da 15 lunghissimi anni.

«Abbiamo provato in questi mesi a lanciare un grido di allarme, con articoli di giornale, interrogazioni in Commissione Salute Regionale (il 28 febbraio 2022) – proseguono alla Federazione -. A nulla sono valse le rassicurazioni che le istituzioni in questi contesti ci hanno dato, una volta spenti i riflettori nulla è cambiato. Ci siamo chiesti se le Aziende abbiano un paradossale interesse a chiudere Poli di Continuità Assistenziale per non dover pagare i medici che ci lavorano, andando quindi a risparmiare, senza minimamente tenere in considerazione le necessità di salute della cittadinanza. Il servizio di continuità assistenziale è composto da medici che lavorano di notte e nei festivi e a domicilio e vengono pagati 23,9 euro lordi all’ora, con una integrazione di 5 euro orari legata a progettualità che comporta lo svolgimento di un’ attività ulteriore rispetto a quelle previste dall’ Accordo Collettivo Nazionale. Questa quota oraria è stata ciclicamente messa in discussione e talvolta sospesa dalle Aziende per i motivi e nelle modalità più disparate. È di questo mese la decisione di ASL3 di interrompere unilateralmente il Progetto in essere, dandone comunicazione tramite mail la mattina stessa ai colleghi e colleghe, con la conseguenza che da turno serale in poi non avrebbero più percepito quello che a tutti gli effetti risulta essere quasi il 20% del proprio compenso lordo. Purtroppo quando chiediamo che, come in molte altre Regioni (dal Veneto al Piemonte), ci sia un impegno economico maggiore per questo Servizio da parte delle Istituzioni ci viene risposto che questo non è possibile. In realtà il nuovo Accordo Collettivo Nazionale prevede espressamente che tramite Accordi Integrativi Regionali e Accordi Attuativi Aziendali possano essere stanziati fondi per progettualità rendendo dignitoso il compenso orario per il lavoro svolto dai colleghi e per migliorare un servizio fermo ad una medicina praticata negli anni 80. Ci chiediamo, inoltre, come la stessa Regione riesca a trovare fondi per pagare i medici delle cooperative 1200 euro al singolo turno nei Pronti Soccorso, cifra che corrisponde a quasi tre volte quanto spende per un medico assunto regolarmente. Crediamo che l’emergenza che vivono il Servizio di Continuità Assistenziale e i Pronti Soccorso siano strettamente collegate tra loro, è necessario quindi agire su entrambe».

«Ne va della salute di migliaia di pazienti che stanno giorno dopo giorno perdendo uno dei pilastri della Medicina Territoriale di cui tanto ci si riempie la bocca in campagna elettorale ma che viene quotidianamente ignorata dalle Istituzioni – proseguono alla Fimmg – Ne va della dignità di centinaia di Medici liguri che devono avere il Diritto di lavorare in sicurezza e a condizioni economiche eque ed adeguate».


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