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Il parlamentare europeo Fidanza, eletto in Liguria, indagato per corruzione

Per la procura di Milano avrebbe assunto il figlio di un consigliere comunale di Brescia in cambio delle sue dimissioni utili a far subentrare il primo dei non eletti, uomo dello stesso Fidanza. Lui commenta: «Sono più che sereno, non ho commesso alcun atto illecito e sono certo che le indagini lo dimostreranno»

Secondo la Procura, Carlo Fidanza, europarlamentare e capo delegazione di Fratelli d’Italia, nell’intendo di fare posto in consiglio comunale a Giangiacomo Carlovini (al momento ritenuto estraneo ai fatti) avrebbe chiesto al consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri di dimettersi. In cambio avrebbe assunto il figlio, allora diciassettenne, del consigliere quale assistente.

Ieri i militari del nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno eseguito perquisizioni nei confronti di Acri e del figlio e hanno consegnato a Fidanza una informazione di garanzia. L’europarlamentare è stato eletto in un collegio che comprende anche la Liguria ed è stato, tra il 2016 e il 2018, commissario dell’agenzia regionale per la promozione turistica “In Liguria”.

Il procuratore di Milano Marcello Viola, in un comunicato, ha spiegato che la Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni e acquisizioni di documenti «nei confronti di una persona» indagata per «corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio» (Acri) che si dimise il 25 giugno 2021 per “motivi personali e professionali”, come avrebbe riferito all’epoca. Secondo l’ipotesi d’accusa, come scrive la Procura, l’esponente politico di Fdi avrebbe, invece, lasciato la carica «ricevendo in cambio l’utilità rappresentata dall’assunzione del proprio figlio quale assistente parlamentare di un eurodeputato», ossia Fidanza.

A dare l’avvio all’inchiesta sarebbe stato un esposto anonimo.

«Ho appreso con sorpresa di questa nuova indagine, che pare riprendere i contenuti di un esposto anonimo depositato alla Procura di Brescia nell’ottobre 2021, pochi giorni dopo la trasmissione di un’inchiesta giornalistica di Fanpage – commenta Fidanza in una nota -. Evidentemente, facendo politica, non si può essere simpatici a tutti e probabilmente qualcuno ha tentato di colpirmi in un momento di difficoltà, nascondendosi dietro l’anonimato. Tengo solo a dire che sono più che sereno, non ho commesso alcun atto illecito e sono certo che le indagini lo dimostreranno».

I legali degli indagati sono pronti a contestare le accuse sostenendo che le dimissioni da una carica non possano essere considerate “atti contrari ai doveri d’ufficio” in un’ipotesi di corruzione.

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