Oggi a Genova 

Giovani violenti, i Carabinieri intervengono alla stazione di Nervi

Non basta blindare i giardini di Quinto. Come era prevedibile, il caos si sposta in altri luoghi, come sul depuratore ai Giardini Govi, vicino a corso Italia, dove due sere fa quattro persone hanno preso a sprangate un ragazzo che pare averli minacciati con un coltello. Oppure alla stazione di Nervi dove i militari dell’Arma sono intervenuti perché un gruppo di giovani stava facendo danni alla sala d’aspetto

Il problema è ampio, sociale e certo non si può pensare di affrontarlo blindando ogni giardino, piazza, stazione, via della città. È il problema di una generazione intera e la soluzione non può essere quella di criminalizzarla, alleggerendo dalle responsabilità chi le ha davvero: le generazioni precedenti, la scuola, i genitori, le istituzioni, la società intera.

I ragazzi coinvolti in questi fatti sono italiani e stranieri, spesso molto giovani se non addirittura minorenni. Provengono da tutti i quartieri della città e appartengono a classi sociali molto differenti tra loro.

Vero è che questa città ai giovani offre poco. Nel corso del tempo sono andate a morire molte delle iniziative aggregative e sociali delle associazioni e anche lo sport, che in altri Paesi ha un grande ruolo di captazione e “cura” del disagio minorile, non riesce a esprimere soluzioni.

Si parla sempre di come reprimere, mai di come cominciare a curare. Quando il problema interessava solo il centro storico e la sua movida, in fondo, interessava a pochi. E ora che è esploso in tutta la sua deflagrante violenza si parla di interventi delle forze dell’ordine, utili e necessari sul momento, ma non risolutivi. A Genova non si parla di quell’approccio sociale ed educativo (anche per i genitori) che potrebbe invertire la tendenza, certo con tempi medio-lunghi. E ogni notte un luogo a caso diventa un campo di battaglia.

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