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A Genova aumenta l’astensionismo. Fanalino di coda è la Bassa Valbisagno

A Genova ha votato solo il 44,14% degli aventi diritto al voto, un dato molto più basso di quello nazionale. nell’analisi del voto, oltre che delle scelte degli elettori per questo o quel candidato o partito, bisognerà riflettere molto sulla disaffezione dei cittadini. I dati dell’affluenza municipio per Municipio. Quelli dove si è votato di più sono stati il Levante e il Centro Est. Referendum, l’astensionismo ancora più forte che per le amministrative ferma i quesiti

In Italia i dati disponibili alle 2:00 (641 su 818 comuni) parlano del 61,39% dei votanti alle elezioni comunali, con percentuali variabili tra il 68.45% della Campania e il 50,56 del Molise. Piuttosto bassa in “classifica” la Liguria, dove i votanti, sempre alla stessa ora, erano pari al 58,91%. Il dato del comune di Genova è molto più basso e questo dovrà essere un altro tema di riflessione all’analisi del voto.

Al primo (e, probabilmente, definitivo) turno delle Comunali genovesi ha votato il 44,14% degli aventi diritto. Nel 2017 erano stati il 49,39% al primo turno (con cui va comparata l’affluenza di ieri) e il 42,67% al ballottaggio.

In alcuni municipi la percentuale dei votanti è più alta della media cittadina. Sono, nell’ordine, Il Levante (48.22%), il Centro Est (46,07%), il Medio levante (44,59%) e il Ponente (44,51%). Il dato percentuale non è, ovviamente, numericamente paragonabile tra Municipi, che hanno un numero di aventi diritto al voto molto differente, dai 33.882 votanti del Centro Est fino ai 18.604 della Valpolcevera.

Il Municipio dove si è votato percentualmente di meno è la Bassa Valbisagno (40,03%), al secondo posto della classifica dell’astensionismo c’è la Media Valbisagno (42,07%) mentre al terzo c’è la Valpolcevera (42,76%).

In sostanza, solo poco più di 4 elettori su 10 hanno deciso di andare alle urne. L’astensionismo è il primo partito e la fiducia della popolazione nella politica locale di qualsiasi partito o schieramento è ai minimi storici. Centrodestra e centrosinistra dovrebbero interrogarsi seriamente su cosa hanno sbagliato in questi anni e sul perché la disaffezione al voto è qui più forte che altrove.

La maggiore disaffezione delle vallate al voto andrà studiato e compreso, considerando anche le preferenze espresse dai cittadini per l’uno o l’altro schieramento. Nell’ottobre 2021, ad esempio, a Roma aveva votato al primo turno il 48,83% dei cittadini mentre a Milano il 47,69.

Secondo gli exit poll Bucci avrebbe confermato il risultato ottenuto nel 2017, però, al secondo turno (55,24%), mentre questa volta passerebbe al primo turno. Dello Strologo avrebbe, invece, preso meno voti in percentuale rispetto a quelli ottenuti al ballottaggio da Gianni Crivello (nel 2017 candidato per il centro sinistra che al ballottaggio ha ottenuto il 44,76%). Il dato è semplicemente una curiosità e non è effettivamente comparabile perché in caso di ballottaggio, dovendo scegliere tra i due candidati più votati, convergono molti degli elettori che hanno sostenuto al primo turno un altro candidato sindaco.

Il tonfo dei referendum

In Italia ha votato i 6 quesiti una percentuale variabile di elettori tra il 18 e il 19% della popolazione. Un dato ben lontano dal raggiungere la validità della consultazione referendaria popolare per cui è necessario che si rechi alle urne metà degli aventi diritto al voto più uno.

Gli aventi diritto al voto erano tutti gli ultradiciottenni residenti a Genova e città metropolitana meno le persone appartenenti all’Unione Europea (quindi anche se residenti) che invece hanno potuto votare alle amministrative. Gli elettori per il referendum erano, a Genova-città 439.176 contro i 477.942 delle elezioni comunali, 38.766 in meno.

La media dei votanti a Genova-città è più alta della media nazionale, come in ogni città in cui si è votato anche per le Comunali, mentre dove non è stato eletto il nuovo sindaco l’affluenza è stata molto più bassa. La percentuale degli aventi diritto al voto che ha deciso di ritirare le schede dei referendum a Genova è comunque più bassa del numero delle persone che hanno votato per le amministrative e varia tra il e il a seconda dei referendum

Ieri pomeriggio il deputato della Lega Edoardo Rixi, segretario ligure del partito, in una nota, aveva detto: «A Genova si sono tenute procedure anomale nella consegna delle schede. Risulta che in molti seggi sia stato chiesto agli elettori esplicitamente se volessero ritirare o no tutte le schede. Il voto è libero e segreto! Deve essere l’elettore, di sua spontanea volontà, a chiedere che non gli vengano consegnate. Non può farlo un componente del seggio altrimenti si palesa l’intenzione di voto dell’elettore. Fatto reso ancor più evidente dal fatto che il Pd ha dato chiara indicazione di non ritirare le schede. Qualcuno a sinistra avrebbe bisogno di lezioni di democrazia: predicano antifascismo militante poi si comportano come i peggiori squadristi del ventennio. Abbiamo chiesto a tutti i rappresentanti di lista di segnalare anomalie e farle mettere a verbale. Il ministro Lamorgese dovrebbe intervenire subito».

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