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Campionato mondiale di pesto al mortaio, la campionessa ha 22 anni e viene da Pegli

È Camilla Pizzorno, studentessa di 22 anni, aspirante psicologa, la nuova campionessa mondiale di pesto genovese al mortaio

Camilla ha sbaragliato i 100 concorrenti provenienti da tutto il mondo, che oggi, sabato 4 giugno, si sono sfidati nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

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Foltissima la partecipazione al Campionato, tornato in presenza dopo quattro anni, con i suoi eventi collaterali, dalla sfida tra uomo e robot organizzata da IIT, al tradizionale campionato non competitivo dei bambini fino all’annullo filatelico di Poste Italiane.

[Foto di Lia di Biasio]

«Il pesto è la salsa più conosciuta al mondo dopo quella al pomodoro, quindi non possiamo parlare di un semplice condimento ma di una bandiera non solo della Liguria ma del nostro Paese, perché all’interno dello scrigno del mortaio c’è il profumo e il sapore della nostra terra, la sapienza e la tradizione italiana». Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti in occasione della IX edizione del campionato mondiale di pesto genovese al mortaio, vinta quest’anno dalla genovese Camilla Pizzorno.

«Torniamo in presenza dopo anni segnati dalla pandemia e il fatto di esserci ritrovati a Palazzo Ducale per celebrale il nostro basilico è una grande vittoria – ha aggiunto il presidente della Regione Liguria -. Qui oggi ci riappropriamo delle tradizioni culinarie della Liguria, celebrando un’eccellenza dell’ agroalimentare che rende speciale la nostra terra, a tratti aspra e difficile da lavorare ma per questo ancor più affascinante».

Giornata gastronomica per il sindaco uscente e ricandidato per il centrodestra Marco Bucci che questa mattina si è dedicato al confezionamento della focaccia genovese dietro al banco di un’attività economica della Foce insieme all’europarlamentare della Lega Marco Campomenosi.

«È stata l’occasione per fare qualcosa di divertente, che mi ha permesso di avere un momento di ascolto informale sia con questi preziosi artigiani sia con i clienti – spiega Campomenosi, che aggiunge – ad esempio, discutendo sulla necessità di offrire maggiori percorsi di formazione professionale che appassionino i giovani all’artigianato e alla realizzazione dei prodotti tipici. Non solo. I forni della nostra terra, coi loro profumi e i loro riti che si innovano senza perdere i loro tratti storici, hanno per me un significato particolare: mio padre ha avuto a lungo un forno dove ho lavorato nelle mie estati da studente, e che per me è stata una scuola di vita. Ci voleva un momento così, per sottolineare le cose buone che sappiamo fare a Genova e che rappresentano la nostra identità».

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