7 ore prima dell’omicidio Alberto Scagni aveva minacciato di morte il padre, la sorella e il cognato

È successo il 1º maggio, lo stesso giorno in cui ha poi massacrato la sorella Alice con più di 20 coltellate, aspettandola sotto casa e mettendo in atto il proposito annunciato al padre Graziano per telefono poche ore prima. «Vengo a cercarvi e vi taglio la gola» aveva detto Alberto a fronte dell’ennesimo “no” alle sue richieste di denaro. Il padre aveva chiamato il 112 per chiedere aiuto e aveva raccontato della minaccia, ma nessuna pattuglia era stata inviata

I fatti vengono riportati nell’ordinanza di custodia cautelare dal gip Paola Faggioni e supportano l’aggravante della premeditazione, ma vanno anche a sommarsi alle dichiarazioni della famiglia di Alice ed Alberto, in particolare della mamma, Antonella Zarri, che nei giorni scorsi ai media e ieri agli inquirenti ha detto di essere convinta che la tragedia si sarebbe potuta evitare se gli operatori del servizio di salute mentale e le forze dell’ordine avessero ascoltato la disperata richiesta di aiuto dei familiari. Mamma e papà avevano capito l’escalation di aggressività che caratterizzava il comportamento del quarantaduenne. Il procuratore facente funzioni Francesco Pinto e il sostituto procuratore Paola Crispo hanno aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, per appurare se gli allarmi lanciati dalla famiglia siano stati sottovalutati.

Dalle indagini escono particolari inquietanti sui rapporto tra il sospetto omicida e la famiglia, nonostante che questa non gli avesse fatto mancare il sostegno economico, versandogli anche grosse cifre quando era rimasto disoccupato, per poi stringere i cordoni della borsa quando le richieste si erano fatte più corpose, frequenti e più insistenti. Alla nonna aveva chiesto 50 mila euro, minacciando di non andarsene dal suo appartamento, nello stesso palazzo dove Alberto viveva, finché non lo avesse accontentato. Solo l’intervento di una vicina, che aveva chiamato il padre raccontandogli cosa stava accadendo, aveva fatto cessare l'”assedio” all’anziana. Nei giorni successivi, però, la porta della donna era andata a fuoco due volte. Anche in quel caso era stato chiamato il 112.

Spaventato dal comportamento del cognato, Gianluca, il marito di Alice, aveva anche proposto alla moglie di spostarsi col figlio (che ora ha un anno e quattro mesi) in una seconda casa di cui Alberto non era al corrente. L’uomo temeva di che succedesse proprio quanto è accaduto e cioè che il cognato si presentasse sotto casa. Alice, però, non credeva che, nonostante l’aggressività in continuo aumento, il fratello sarebbe arrivato a farle del male. Gli voleva molto bene e continuava a parlare spesso con lui al telefono, forse per placarlo, certamente per cercare di aiutarlo. Alberto era geloso del cognato che aveva accusato di avergli messo delle microspie in casa, tanto che aveva fatto bonificare l’appartamento da una ditta specializzata, che però non aveva trovato nulla. Ma il suo più grosso timore era che la famiglia lo estromettesse dall’eredità.

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