Salute mentale, il dramma delle famiglie. Un lettore racconta: «Mio padre, psicotico. Mamma ha tentato il suicidio»

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La testimonianza arriva dopo l’atto di accusa di Antonella Zarri mamma di Alberto Scagni accusato di aver ucciso la sorella Alice con almeno 20 coltellate: chi ha un parente con problemi mentali si sente abbandonato, senza strumenti per curarlo, a volte senza strumenti per difendere se stesso e i familiari. Un uomo ci ha scritto la sua terribile esperienza alle prese con la malattia mentale del padre. «È un sistema schizofrenico, tanto per rimanere in tema: da una parte non puoi far ricoverare un malato senza il suo consenso, dall’altra ti consigliano – senza il suo consenso – di dargli le medicine di nascosto». La madre si è piegata sotto il peso dell’assistenza continua al marito e ha tentato di togliersi la vita e ora vive sotto sedativi

Non è una questione di disservizi, ma è come funzionano abitualmente le cose, da decenni, in tutta Italia. La legge Basaglia ha chiuso, giustamente, i manicomi ma, di fatto, per come stanno le cose, le famiglie vengono lasciate sole. Chi si trova a fare i conti con una situazione come questa rimane estenuato, non ha appigli, resta solo a vivere una sorta di coodipendenza dalla malattia della persona a cui sta accanto, di cui sente la responsabilità. Succede a tanti, ma nessuno ne parla. La madre di Alberto e Alice Scagni ha iniziato una battaglia: ormai per i suoi figli, “persi” entrambi perché una è morta e l’altro passerà probabilmente molti anni in prigione, non può più fare niente, ma vuole che la tragedia serva almeno a far sì che quello che è accaduto alla sua famiglia non succeda ad altre.

Riteniamo di pubblicare la testimonianza così come è stata scritta, senza aggiungere né togliere nulla. L’uomo che ci ha scritto non ha problemi a firmarsi con nome e cognome, ma noi siamo deontologicamente tenuti a non far identificare le persone malate. È solo per questo che non leggete qui la sua identità.

Purtroppo il sistema non aiuta affatto. Ho un padre psicotico con manie di persecuzione, da sempre, da quando ero piccolo. Purtroppo non riesco a fargli fare un TSO. Senza il suo consenso non si riesce. Mi chiedo quanto possa valere la sua capacità di intendere e di volere. La sola cosa che sono riuscito ad ottenere è stato un ricovero giornaliero, a seguito dell’ennesima crisi (minacce verbali ma con cacciavite di 15 cm puntato a poca distanza dal mio volto) e dopo averlo un po’ intortato con l’aiuto degli operatori del 112, che ringrazio di cuore! Questo ricovero mi ha permesso di fargli fare delle visite e di ottenere un referto psichiatrico aggiornato, visto che l’Igiene e salute mentale della Asl non fa perizie! Al momento le uniche soluzioni prospettate: appuntamento fisso bisettimanale presso l’Igiene e Salute mentale e medicinali, senza alcuna certezza che li prenda e che si presenti all’appuntamento, non posso obbligarlo! Una brutta situazione che ha portato mia mamma a volersi togliere la vita a fine anno. Salvata per miracolo, nonostante la massiccia dose di barbiturici e la pastiglia della lavastoviglie ingeriti. Si era pure premurata di scrivere una lettera di scuse. Lei, poveretta, si è dovuta curare le ustioni all’apparato digerente e fare un TSO di 50 giorni per forte esaurimento nervoso, perché non riesce più a gestire la situazione. È ancora dispiaciuta per non esserci riuscita ed è attualmente parecchio sedata dagli antidepressivi. Ora mi ritrovo con due persone malate da gestire! Gli ultimi due anni sono stati molto difficili in casa anche a causa delle restrizioni: stare fuori e in compagnia erano una valvola di sfogo per mia mamma. Ma è andata così, purtroppo. Ho bussato a tutte le porte, parlato con psichiatri, medico di famiglia, ecc. insomma, nulla! Mi pare di aver capito di dover subire una qualche violenza fisica per poter far ricoverare mio padre per un TSO! Sono abbandonato, io e tutte le persone che vivono queste situazioni. Anni addietro c’erano delle strutture e si riusciva a farlo ricoverare, a stabilizzarlo, a curarlo, a riportarlo a casa più sereno, ma da quando hanno chiuso i manicomi, gli ospedali psichiatrici ecc. si vive in un incubo permanente e, ad ogni telefonata, io e mia sorella abbiamo il cuore in gola. Nel frattempo le giornate sono contrassegnate da visioni, da manie compulsive, da manie di persecuzione, da convinzioni, da volti, da voci ecc. Ogni volta mi chiedo se si riesce a fargli prendere le goccine, magari di nascosto e con la speranza che non veda, giacché mio padre è convinto che lo vogliamo avvelenare! È un sistema schizofrenico, tanto per rimanere in tema: da una parte non puoi far ricoverare un malato senza il suo consenso, dall’altra ti consigliano – senza il suo consenso – di dargli le medicine di nascosto: niente di più deleterio trattandosi di persone con manie di persecuzione. Le persone che vivono questi drammi finiscono per ammalarsi, come nel caso della mia povera mamma!».

In copertina: foto d’archivio [di stock, posata. Non raffigura una persona davvero malata]

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