Morte di Roberta: il santone e i due medici chiedono il rito abbreviato. Bendinelli resta in carcere

Paolo Oneda, medico chirurgo dell’ospedale di Manerbio che nel 2018 aveva rimosso un nevo alla quarantenne (poi deceduta perché si trattava di un melanoma), la compagna Paola Dora (psicologa e vice presidente del centro Anidra) e Paolo Bendinelli, il “guru” del centro olistico hanno chiesto rito abbreviato per usufruire dello sconto di pena. Sono accusati di omicidio volontario

Saranno ascoltati il 28 giugno Paolo Oneda e Paola Dora. Bendinelli non ha nemmeno chiesto di essere sentito. E intanto gli è stata rinnovata la misura cautelare. In carcere, visto che gli era stata revocata quella domiciliare perché continuava a comunicare con i collaboratori del centro Anidra.

Ha deciso di andare, invece, a processo ordinario Teresa Cuzzolin, responsabile legale di una delle aziende collegata al centro Anidra, imputata insieme a Bendinelli di circonvenzione di incapace.

Secono la Procura Cuzzolin e Bendinelli, «abusando delle condizioni di inferiorità psichica» di Roberta «la inducevano a elargizioni per complessivi 120 mila euro» in parte a favore del centro Anidra e «in parte a favore di Cuzzolin».

Optando per il rito alternativo, Oneda, Bendinelli e Dora hanno chiesto al giudice di rinunciare alla fase di dibattimento e non potranno portare testi a difesa, ma, in caso di condanna, otterranno uno sconto di pena pari a un terzo. Il giudice, tranne che nei casi che prevedono la condanna all’ergastolo, non può rifiutare di concedere il rito alternativo richiesto dagli imputati.

Il rito abbreviato si svolge in Camera di Consiglio, in forma privata, a meno che tutti gli imputati presenti non dichiarino esplicitamente di voler procedere con una seduta pubblica. Dopo la discussione, il giudice condanna o proscioglie l’imputato sulla base delle prove contenute nel fascicolo del Pm. Il rito abbreviato provoca dei limiti alla possibilità di proporre appello. Il Pm non può proporre appello contro le sentenze di condanna e l’imputato contro quelle di proscioglimento.

Di fatto, si evita il clamore mediatico del dibattimento, l’esposizione pubblica delle prove, delle circostanze, di tutti i fatti.

«In merito all’Udienza Preliminare odierna, la famiglia Repetto esprime un sentito ringraziamento alle Istituzioni e alla Procura di Genova per l’incessante impegno che ha portato celermente a processo i tre imputati ad un anno e mezzo dalla terribile morte di Roberta – recita un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook di Rita, sorella della quarantenne morta di cancro per non essere stata curata -. La famiglia inoltre rinnova la fiducia nella Giustizia, certa che la verità e le responsabilità individuali di Paolo Bendinelli, Paolo Oneda e Paola Dora verranno definite in tempi brevi». I familiari di Roberta Repetto sono assistiti dagli avvocati Giuseppe Sciacchitano e Andrea Andrei. Il 30 giugno toccherà alle parti civili e al pm, il 7 luglio alle difese.

In un altro post, Rita, che da mesi combatte perché i responsabili della morte di Roberta siano trovati e condannati, scrive: «Un grazie anche a tutti quelli che in questi 18 mesi mi sono stati vicini, con un mi piace, una condivisione, un sorriso per strada, un abbraccio, un messaggio. Siete stati, tutti, nessuno escluso, la mia forza, è anche grazie a voi che non ho mollato e non mollo. E non mollerò, fino a quando mia sorella non avrà definitivamente giustizia». Giustizia che, purtroppo, non le renderà Roberta, morta a 40 anni per aver creduto a chi le diceva che i suoi dolori frutto di un melanoma che le corrodeva le carni potessero essere curati con tisane e meditazione anziché con le terapie antitumorali.

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