Palmaria, la Marina fa brillare due mine della seconda guerra mondiale

Le operazioni di rimozione, svoltesi nella mattinata di ieri in accordo alle consolidate procedure in uso dai Palombari del Consubim, hanno permesso la neutralizzazione della minaccia mediante applicazione di apposita contro-carica esplosiva

I Palombari del Reparto Pronto Impiego del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare (Comsubin), hanno individuato nei giorni scorsi, durante una normale attività addestrativa nell’area di Cala Schenello Isola Palmaria, due mine di grosse dimensioni risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.

L’attività è stata articolata nelle fasi di imbraco, sollevamento (con l’ausilio di particolari palloni) e rimorchio in zona di sicurezza a 3 miglia a ovest dell’isola del Tino, individuata dalla competente Autorità Marittima.

Come da protocollo, prima del brillamento sono state innescate apposite micro cariche per allontanare e preservare la fauna circostante.

Mina ormeggiata a contatto tipo P200

È un ordigno esplosivo denominato “Mina navale Pignone P200”, di peso compreso fra i 390 e i 400 kg, costituito da un involucro a tenuta stagna metallico, ed era impiegato per creare sbarramenti alle navi nemiche, lungo le rotte commerciali, gli ingressi dei porti o in particolari zone di mare d’importanza strategica.

La particolare tipologia in questione è di tipo a contatto, con accensione elettrica ad ancoramento automatico. Il caricamento esplosivo principale è caratterizzato da 200 Kg di tritolo.
Di seguito le caratteristiche fisiche:

  • –  Diametro esterno della cassa, 1070 mm
  • –  Spinta della cassa, 280 Kg
  • –  Numero di urtanti, 5 nella semisfera superiore e 4 nella semisfera inferiore
  • –  Massimi fondale di impiego, 100 mt Il corpo mina completo è costituito inoltre dalla cassa di ancoraggio del peso di 700 Kg, che in questo modello include 4 o 6 ruote di scorrimento per la messa a mare. Le mine navali utilizzate nelle due guerre mondiali furono essenzialmente ad attivazione magnetica e/o acustica, o esplodevano come questa per contatto diretto.

    Oggi l’intelligenza elettronica e sofisticati sensori permettono all’ordigno di “sentire” cosa succede sulla superficie del mare per distinguere il giusto obiettivo. La mina “ascolta” le variazioni di campo magnetico, di pressione, il suono prodotto dalle eliche, la rotta e velocità delle navi in superficie. Tali dati vengono messi a confronto con misurazioni pre-memorizzate e la mina “determina” se e contro chi attivarsi. In Italia gli unici operatori artificieri (EOD –Explosive Ordnance Disposal) abilitati a neutralizzare questo tipo di ordigni esplosivi sono i Palombari della Marina, che intervengono giornalmente per ricondurre in sicurezza le aree marittime del nostro territorio in cui vengono rinvenuti esplosivi. I Palombari EOD possono operare come assetti singoli nei mari e nelle acquee interne (laghi e fiumi), sia in Italia che all’estero, ovvero con il supporto di Navi di Superficie della Marina Militare come le unità Navali Cacciamine o la Nave di Supporto subacqueo Anteo (A 5309).
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: