Storie di demografia: quando Genova aveva 80mila abitanti e ne conquistò 40 mila in 19 anni

Era il 1835 e già nel 1854 la nostra città aveva incrementato la sua popolazione del 50%. Questo prima dell’annessione dei comuni vicini: prima, nel 1874, Albaro, San Martino, Staglieno, Foce, Marassi, San Fruttuoso. Poi tutti gli altri comuni: quelli della Valpolcevera, il resto della Valbisagno e, poi, da Voltri a Nervi. Il processo dell’unione della “grande Genova” è finito nel 1926. I numeri di Genova, dell’Italia e dell’Europa attraverso due documenti dell’epoca e le proiezioni sulla demografia mondiale fino al 2100, quando le 20 più grandi città del mondo saranno tutte in Africa o in Asia, ma con esclusione della Cina e del Giappone

Questa tabella elenca le 100 città più popolose d’Europa nel 1854. Napoli è la settima, prima delle italiane. Parigi è seconda quando solo 100 anni prima era meno la meta’ di Napoli. Trieste è indicata come città austriaca. Venezia, con quasi 127mila abitanti, è 28ª in Europa. Ora ha meno di 52mila abitanti.

Genova compare come 33ª città europea per abitanti, con 120mila residenti (vedremo che in 19 anni è cresciuta era di 40mila). Siccome la lista è del 1854, si tratta solo di Genova centro. Del 1874 è l’annessione dei primi comuni (Albaro, San Martino, Staglieno, Foce, Marassi, San Fruttuoso), del 1926 quella di tutti gli altri comuni: Valpolcevera, il resto della Valbisagno e, poi, da Voltri a Nervi.

Berlino è segnata in Prussia, Varsavia in Russia, come Odessa, Bucarest in Turchia. Istanbul era ancora Costantinopoli. San Pietroburgo non era ancora Leningrado. È ritornata San Pietroburgo nel 1991. Poco dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, più del 50% dei cittadini si espresse democraticamente a favore di restituire alla città il suo nome originale.

Facciamo ancora qualche passo indietro negli anni, fino al 1835, con la tabella contenuta in un atlante Storico (Comprehensive atlas: geographical, historical & commercial, Bradford, T. G., 1835). Questa riporta la popolazione complessiva delle maggiori città europee, divise per stati di appartenenza. Le città italiane (parliamo, ovviamente, dell’Italia pre-unitaria) mostrano rapporti molto differenti rispetto a quelli odierni. Napoli (364.000 abitanti) per esempio, era più del doppio di Roma, che a sua volta era solo poco sotto, come abitanti complessivi, a Milano (155.000 contro 160.000). Entrambe, comunque, erano superate da un’altra città del Regno delle Due Sicilie, Palermo (168.000). La città più popolosa di quella che adesso chiamiamo Italia è Napoli con 364.000 abitanti. Roma né a meno della metà 155.000. Pochi di più ne a Milano, inserita nell’elenco delle città province italiane dell’Austria: 160.000. Milano e Roma sono superate da un’altra città del regno delle due Sicilie: Palermo con 168.000 abitanti. Genova ne ha 80.000 (40 mila in meno rispetto al 1954) come Firenze. Genova e, ovviamente, è nel regno di Sardegna, così come Nizza.

Le fluttuazioni della popolazione, nei secoli passati molto più che adesso, dipendevano, oltre che da fattori economici, anche dalle malattie. Nel 1656-57 la popolazione genovese, che stava raggiungendo le centomila unità, venne falcidiata dalla peste. Pare che a morire sia stato l’80% della popolazione. Nel solo Ottocento le epidemie di colera sono state sette di cui almeno quattro hanno raggiunto la nostra città. La prima grande epidemia di colera scoppiò a Genova nel 1935 e forse i dati della prima tabella sono di fine anno e scontano proprio questo, per poi risalire naturalmente al termine dell’epidemia. Certo, per vedere la ripresa dell’economia bisogna aspettare il 1869 con l’apertura del canale di Suez a cui contribuì anche Raffaele De Ferrari, che finanziò anche l’ampliamento del porto: la diga. Seguì un periodo di benessere economico per la città e l’arrivo di molte aziende anche estere che approfittarono dei collegamenti portuali tra Genova e Suez.

Tra passato e futuro: la crescita esponenziale delle città africane e asiatiche

Interessante è l’animazione su dati del Centro dati e applicazioni socioeconomiche della Nasa (Sedac) e dell’Università di Toronto che spazia dal 1500 al 2100 (ovviamente in proiezione) mostrando le 20 città più popolate al mondo. Nel 1500 sono due le città italiane in classifica: al 19º e 20º posto, rispettivamente Napoli e Venezia. L’ultimo anno in cui una città italiana compare è il 1871: Napoli con 442.757 abitanti.

Nel 2100 la città più grande del mondo sarà Lagos (Nigeria) con oltre 88 milioni di abitanti, seguita da Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) con oltre 83 e Dar Es Salaam (Tanzania) con oltre 73 mila. Le prime tre città per popolazione (e molte altre in classifica) saranno, quindi, africane. Quindi ci saranno due città indiane al quarto e quinto posto: Bombai e Delhi con, rispettivamente con oltre 67 e 57 milioni di abitanti. Nessuna città europea o americana sarà nella classifica delle venti città più popoloso del mondo. Non ci saranno nemmeno città sudamericane (oggi San Paolo del Brasile è quinta e Mexico City sesta, entrambe con più di 22mila abitanti) né cinesi o giapponesi che negli ultimi 150 anni a lungo l’hanno dominata. Oggi, ad esempio, la città più popolosa è Tokyo con oltre 37 milioni di abitanti. Seguono Delhi con quasi 40 mila e Shanghai con oltre 27 mila. Oggi non ci sono città europee in classifica (fatta eccezione per Istanbul che, geograficamente, è divisa tra Europa e Asia), al 14º posto con 15mila abitanti. All’undicesimo c’è New York con quasi 19 mila abitanti. Pur continuando a crescere, sparirà dalla classifica nel 2090.
È questa distribuzione della popolazione nel mondo a far apparire semplicemente ridicolo ogni tentativo di fermare le migrazioni e sempre più urgente una corretta gestione, per chi resta e per chi si muove. Le grandi migrazioni, storicamente, nessuno è mai riuscito a fermarle.

In copertina: Genova nel 1875

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