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Il M5S insiste: «50 mila mq di terra inquinata al Waterfront». Piciocchi: «Pura fantasia»

L’unica cosa su cui Giordano e l’assessore concordano è che al momento dello scavo di sia trovato terreno inquinato da idrocarburi. Per il pentastellato sarebbero 50mila mq in gran parte ancora sul posto, per Piciocchi «Portati via circa 9000 metri cubi di terre contaminate, sempre sotto il controllo delle autorità competenti, conferite in discariche autorizzate. In questo momento dalla terra non fuoriescono più idrocarburi e abbiamo motivo di ritenere che l’attività di bonifica sia ultimata». E poi: «I documenti? Li chiedano ad Arpal, Asl e Città metropolitana, magari a loro crederanno»

«La cronaca è nota: gli scavi per il Waterfront di Levante hanno portato alla luce idrocarburi e rifiuti petroliferi in grande quantità. Quello che lascia invece senza parole è la reazione dell’assessore competente che ha chiosato “Nessuna sorpresa” – dice Stefano Giordano, consigliere comunale del M5S -. Certo, loro sanno sempre tutto e a tutto provvedono: peccato che i presunti carotaggi eseguiti non abbiano messo in luce la portata dell’area in questione. Loro, infatti, parlano di 10.000 mq di terra inquinata con bonifica in corso. A noi invece risulta che l’area inquinata sia cinque volte più grande. Cioè: 50.000 mq. Una quantità enorme di rifiuti, tra cui benzene (leucemogeno) e prodotti organici policiclici (tumorali) che fanno temere per la salute di residenti e non solo. Alla nostra richiesta di chiarimenti circa i liquami presenti nel cantiere del Waterfront di Levante, considerate le notizie apparse sui quotidiani che riportano di ingenti porzioni di terreno contaminato, alla Giunta abbiamo chiesto: il nominativo dell’Azienda che si occupa della bonifica; copia degli atti di consegna dei materiali alla discarica autorizzata; nominativo della discarica che riceve il materiale contaminato nonché le relative autorizzazioni allo smaltimento dello stesso; e costi della bonifica preventivati e a consuntivo. La problematica non è nuova: già a novembre, i residenti della zona e molti passanti avevano segnalato che nelle acque che si raccoglievano nelle enormi buche del cantiere si notava un sospetto colore iridescente, segno evidente di un inquinamento del terreno e delle acque stesse».

Risponde l’assessore comunale ai lavori pubblici Pietro Piciocchi: «Non esistono 50 mila metri cubi di terre inquinate – dice -. È un’invenzione di pura fantasia. Abbiamo un piano di bonifica che è stato fatto e approvato dalla Città metropolitana quasi un anno fa ed è oggetto del contratto di cessione delle aree con gli investitori privati che, giustamente, hanno voluto le loro garanzie. Il piano è costantemente oggetto di monitoraggio. Su queste cose non si scherza. Tutto più che regolare. L’area, peraltro, costituisce una porzione marginale dell’intera superficie del Waterfront di Levante che invece è risultata pulita. Ad oggi sono stati portati via circa 9000 metri cubi di terre contaminate da idrocarburi, sempre sotto il controllo delle autorità competenti, conferite in discariche autorizzate. In questo momento dalla terra non fuoriescono più idrocarburi e abbiamo motivo di ritenere che l’attività di bonifica sia ultimata. Ovviamente Città Metropolitana e Arpal con cui lavoriamo fin dall’inizio – e preciso fin dall’inizio – rilasceranno tutte le certificazioni del caso. Il Comune avrebbe dovuto scavare fino a quota più 0,5 sul livello del mare ma, per maggiore scrupolo, abbiamo deciso di scavare fino a circa – 0,70. Non c’è alcuna dispersione in aria di sostanze. Io sono davvero molto orgoglioso dell’opera di bonifica che, con alto senso di responsabilità, stiamo facendo e ringrazio tutti i collaboratori che si stanno adoperando. Invece di essere contenti che stiamo rimuovendo una situazione di inquinamento, vengono a sollevare polemiche strumentali. Incredibile. Mi chiedo se avrebbero preferito che avessimo lasciato tutto tombato e nascosto. A loro dico: se volete stare più tranquilli, i documenti chiedeteli ad Arpal, ASL e Città metropolitana. Chissà che a loro crederete. Certo il M5S deve capire che non ha l’esclusiva sui temi della tutela ambientale e che mentre c’è chi parla a vanvera, c’è chi fa».

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