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Ucraina, partigiani 2.0: Anonymous e il mondo della cultura. Genova rinuncerà alla mostra a Mosca?

Il mondo della cultura e della scienza in rivolta dentro e fuori dalla Russia. A Genova l’Associazione Amici del Teatro Rina e Gilberto Govi annulla il terzo Festival Internazionale di musica e letteratura russa. Che farà il Comune della collaborazione con il Museo Statale di Mosca per una mostra con i nostri capolavori ora che l’Italia ha preso nette posizioni, in seno all’Alleanza Atlantica, per sostenere l’Ucraina contro l’invasione delle armate di Putin che ha già visto almeno 64 morti civili e l’arresto di oltre 3mila manifestanti in Russia. Una serie di istituzioni culturali e scientifiche, in tutto il mondo, ha annullato ogni programma comune con i russi, compreso il blasonatissimo Mit, Massachussets Institute of Technology per protesta contro l’invasione dell’Ucraina

In Ucraina l’invasione continua come una guerra vecchio stile: le forze russe sono entrate a Kharkiv, seconda città ucraina. Kiev resiste un’altra notte all’assalto di Putin che ha inviato altre truppe. Stamattina il ministro della Difesa ukraino Oleksii Reznikov ha twittato questo messaggio: «72 ore di resistenza! Il mondo non ci credeva. Il mondo dubitava. Ma non ci siamo limitati a resistere, continuiamo con sicurezza a combattere con l’occupante russo! Abbiamo mostrato al mondo: non abbiate paura della Russia, siate forti e respingetela! Il supporto dell’Ucraina deve essere rafforzato! La vostra sicurezza dipende da noi!».

A Vuhledar qualche giorno fa, proiettili russi hanno colpito un ospedale: quattro civili sono stati uccisi e 10 feriti. A Leopoli (L’Viv) un bambino è stato colpito per strada ed morto dissanguato in ospedale. Nel reparto oncologico dell’ospedale, fa sapere l’associazione Soleterre Onlus, in 25 troppo gravi per lasciare il reparto durante i bombardamenti. L’associazione italiana che da tempo collabora con l’ospedale ha diffuso il messaggio del proprio referente a L’viv: «Cari amici sono Roman Kizyma, sono il capo dipartimento di oncologia pediatrica e trapianti presso l’ospedale a L’viv stiamo avendo enormi problemi a causa delle continue minacce dei bombardamenti aerei. I bambini malati di cancro devono essere evacuati immediatamente nei bunker. Ma per noi è difficile farlo perché abbiamo pazienti da diverse città dell’Ucraina come Charkiv, Dnipro e Kiev. Saremo a corto di farmaci e attrezzature mediche nei prossimi mesi. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per fermare l’invasione Russa e questa guerra che sta uccidendo i bambini e le persone del nostro paese».

Intanto l’europa sta reagendo: «Faremo in modo che Putin non utilizzi più i suoi fondi di guerra. Paralizzeremo le transazioni della Banca Banca Centrale Russa» ha detto ieri sera la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha aggiunto che inoltre l’Unione europea, in accordo con gli Usa, si appresta a «proibire agli oligarchi russi l’uso dei nostri mercati finanziari».

Questo il messaggio di ieri sera della Presidenza del Consiglio dei ministri italiana

Noi, i leader della Commissione Europea, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti condanniamo la guerra di scelta di Putin e gli attacchi alla nazione sovrana e al popolo ucraino. Siamo con il governo ucraino e il popolo ucraino nei loro sforzi eroici per resistere all’invasione della Russia. La guerra della Russia rappresenta un assalto alle regole e alle norme internazionali fondamentali che hanno prevalso dalla seconda guerra mondiale, che ci impegniamo a difendere. Risponderemo alla Russia e ci assicureremo collettivamente che questa guerra sia un fallimento strategico per Putin.
La scorsa settimana, insieme ai nostri sforzi diplomatici e al lavoro collettivo per difendere i nostri confini e assistere il governo e il popolo ucraino nella loro lotta, noi, così come i nostri altri alleati e partner in tutto il mondo, abbiamo imposto misure severe alle principali istituzioni russe e banche e sugli artefici di questa guerra, compreso il presidente russo Vladimir Putin.
Mentre le forze russe scatenano il loro assalto a Kiev e ad altre città ucraine, siamo determinati a continuare a imporre costi alla Russia che isoleranno ulteriormente la Russia dal sistema finanziario internazionale e dalle nostre economie. Attueremo queste misure nei prossimi giorni.
Nello specifico, ci impegniamo ad adottare le seguenti misure:
Innanzitutto, ci impegniamo a garantire che le banche russe selezionate vengano rimosse dal sistema di messaggistica SWIFT. Ciò garantirà che queste banche siano disconnesse dal sistema finanziario internazionale e danneggino la loro capacità di operare a livello globale.
In secondo luogo, ci impegniamo a imporre misure restrittive che impediscano alla Banca centrale russa di dispiegare le sue riserve internazionali in modi che minano l’impatto delle nostre sanzioni.
Terzo, ci impegniamo ad agire contro le persone e le entità che facilitano la guerra in Ucraina e le attività dannose del governo russo. In particolare, ci impegniamo ad adottare misure per limitare la vendita della cittadinanza, i cosiddetti passaporti d’oro, che consentono ai ricchi russi collegati al governo russo di diventare cittadini dei nostri paesi e di accedere ai nostri sistemi finanziari.
In quarto luogo, ci impegniamo a lanciare la prossima settimana una task force transatlantica che garantirà l’effettiva attuazione delle nostre sanzioni finanziarie identificando e congelando i beni delle persone e delle società sanzionate che esistono all’interno delle nostre giurisdizioni. Come parte di questo sforzo, ci impegniamo ad applicare sanzioni e altre misure finanziarie ed esecutive su ulteriori funzionari ed élite russi vicini al governo russo, nonché sulle loro famiglie e sui loro responsabili per identificare e congelare i beni che detengono nelle nostre giurisdizioni . Coinvolgeremo anche altri governi e lavoreremo per rilevare e interrompere il movimento di guadagni illeciti e per negare a queste persone la possibilità di nascondere i propri beni nelle giurisdizioni di tutto il mondo.
Infine, rafforzeremo il nostro coordinamento contro la disinformazione e altre forme di guerra ibrida.
Stiamo con il popolo ucraino in quest’ora buia. Anche al di là delle misure che annunciamo oggi, siamo pronti ad adottare ulteriori misure per costringere la Russia a rispondere del suo attacco all’Ucraina.

Resistenza 2.0

C’è poi la guerra 2.0, quella che si combatte sulla rete, che vende protagonista Anonymous, un movimento decentralizzato di hacktivismo che agisce in modo coordinato per perseguire un obiettivo concordato. Ampiamente noto per vari attacchi informatici contro varie società, istituzioni governative e la Chiesa di Scientology. Anonymous ha hackeraro i siti del Cremlino e del ministero della Difesa, dell’agenzia spaziale rissa e del sistema ferroviario. Questo il messaggio lanciato in rete attraverso Twitter: «Hacker di tutto il mondo: prendete di mira la Russia nel nome di Anonymous: fategli sapere che non perdoniamo e non dimentichiamo” si legge sul profilo twitter del collettivo».

Dal sito del ministero della Difesa russo gli hacker per la pace sarebbero riusciti anche ad estrarre diversi dati. Poi, ieri, sono entrati nel sistema dei canali e hanno trasmesso al posto dei programmi in palinsesto video con immagini della guerra e canzoni ucraine. Ha poi attaccato il sito del governo ceceno che è andato in aiuto alla Russia. Preso di mira quello che Anonymous chiama il «fantoccio di Putin», il «dittatore ceceno Kadyrov». «Ha preso la decisione di affiancare le forze cecene in Ucraina – si legge in un messaggio di Anonymous -. Per questo abbiamo mandato offline il sito della Repubblica cecena». «Anonymous – spiega il collettivo – rispetta il popolo russo che manifesta contro il loro governo. Voi siete noi e noi siamo voi! Anonymous rispetta i liberi combattenti dell’Ucraina! Voi siete noi e noi siamo voi!».

Anche la rete “istituzionale” sta reagendo. Twitter ha bloccato la possibilità di registrare nuovi account russi mentre Facebook e Instagram hanno cominciato a identificare, con apposite segnalazioni, i profili che sono considerati di propaganda. Provando, per esempio, a consultare la pagina dell’agenzia di stampa russa Tass, compare un messaggio che avverte l’utente: «Contenuti multimediali controllati dal seguente stati: Russia».

Il ministro della Cultura ucraina Oleksandr Tkačenko ha pubblicato una lettera inviata a Youtube in cui chiede sostegno per bloccare fake news e propaganda del governo russo.

«Tra i canali nell’elenco: Channel One, Zvezda, TNT, Russia Today, Ren TV e altri. Tutti sono strumenti di propaganda russa, che trasmettono falsi e disinformazione sul Cremlino», ha scritto Teachenko sul canale Telegram.

Anonymous ha raccomandato sui propri canali a ucraini e russi di disattivare la geolocalizzazione attraverso la quale la Russia bloccherebbe la loro possibilità di accedere ai social e di comunicare.

Intanto il magnate Elon Musk ha messo a disposizione di Kiev il suo £super internet£ rispondendo all’appello del vice primo Mykhailo Fedorov: «Ti chiediamo di mettere a disposizione dell’Ucraina le stazioni Starlink e di arrivare ai russi sani di mente affinché prendano posizione». Musk non ha ignorato la richiesta e ha risposto: «Il servizio Starlink è ora attivo in Ucraina. Altri terminal sono in arrivo».

Stamattina, intanto, Anonymous ha intercettato e disturbato le trasmissioni militari russe.

Una banda ransomware si è schierata con la Russia e ha minacciato coloro che attaccano informaticamente la Russia, incluso Anonymous. Il ransomware è un tipo di malware che limita l’accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto (ransom in inglese) da pagare per rimuovere la limitazione. Ad esempio alcune forme di ransomware bloccano il sistema e intimano all’utente di pagare per sbloccare il sistema, altri invece cifrano i file dell’utente chiedendo di pagare per riportare i file cifrati in chiaro. Questa banda del cybercrimine ha fatto sapere, così, da che parte sta.

La resistenza della cultura e della scienza

Elena Kovalskaya, ha rinunciato all’incarico direttrice del Teatro Statale Meyerhold di Mosca in aperta polemica con Putin e con l’aggressione all’Ucraina. L’amministrazione del teatro di cui era direttrice aveva proibito a tutte le maestranze di rilasciare commenti sulla situazione politica, avvertendo che avrebbe considerato come tradimento ogni manifestazione di protesta o dissenso. Kovalskaya ha messo a repentaglio la sua carriera e la sua sicurezza per testimoniare il dissenso.

«Amici, in segno di protesta contro l’invasione russa dell’Ucraina mi dimetto dall’incarico di direttrice del teatro di stato – ha scritto Kovalskaya in un post su Facebook. – Non si può lavorare per un killer e farsi pagare da lui. Porterò a termine gli spettacoli già avviati, in maniera volontaria».

Secondo il sito OVD-Info per la tutela dei diritti umani in Russia sono al momento 3.093 le persone arrestate durante azioni contro la guerra in Russia a partire dal 24 febbraio nel corso di manifestazioni di protesta in 27 città russe. Giovedì scorso il Comitato investigativo russo aveva ammonito che ogni protesta contro il conflitto sarebbe stata considerata illegale e che i partecipanti avrebbero macchiato la loro fedina penale, «lasciando un segno sul proprio futuro».

Il Garage Museum of Contemporary Art di Mosca ha chiuso per protesta: Questo il messaggio che si può leggere sul sito: «Il team del Garage Museum of Contemporary Art ha deciso di interrompere il lavoro su tutte le mostre fino alla fine della tragedia umana e politica che si sta svolgendo in Ucraina. Non possiamo sostenere l’illusione della normalità quando si verificano tali eventi. Garage è da sempre un’istituzione internazionale aperta a una pluralità di voci. Siamo categoricamente contrari a tutte le azioni che seminano divisione e creano isolamento. Ci consideriamo parte di un mondo più ampio non diviso dalla guerra. Adempieremo i nostri obblighi nei confronti degli artisti i cui progetti sono stati rinviati e che hanno lavorato con noi con fiducia ed entusiasmo. Ringraziamo Anne Imhof, Helen Marten, Saodat Ismailova, Heimo Zobernig, i loro studi e gallerie e i prestatori di opere per la mostra di Lydia Masterkova per il loro supporto e speriamo in una fine immediata del conflitto».

Oksana Lyniv ucraina, che dirige da poche settimane il Teatro Comunale di Bologna, in un videomessaggio ha lanciato un appello; «Noi, come nazione, non ci arrenderemo mai, difenderemo fino all’ultima goccia il nostro sangue. Chiunque rimanga in silenzio ora, sta sostenendo il nuovo dittatore. State con noi».

A Genova il primo segnale dal mondo della cultura viene dall’Associazione Amici del Teatro Rina e Gilberto Govi che annuncia di aver deciso di rinunciare al III Festival Internazionale di musica russa e letteratura russa dedicato al 200° anniversario della nascita di Dostoevskij: « Un evento che noi tutti avevamo accolto con grande entusiasmo sia per la sua incredibile importanza culturale, sia per la sua valenza internazionale, ma anche e soprattutto per gli obiettivi che il festival stesso si prefiggeva di raggiungere: rafforzare la cooperazione culturale internazionale; divulgare la letteratura e la musica russa all’estero; sviluppare e creare contatti internazionali; promuovere lo sviluppo e l’identificazione di giovani talenti; sviluppare e rafforzare i legami culturali e turistici tra Mosca e Genova; accedere ad un nuovo livello di interazione nel campo della cultura e del turismo tra la Russia e l’Italia. È quindi con grande dispiacere che annunciamo la decisione, durissima da prendere, di rinunciare all’evento per affermare a gran voce la nostra posizione: Il Teatro Govi è un luogo di cultura, pace e speranza che non vuole aprirsi a chi preferisce le bombe alle parole. Siamo consapevoli che essere di nazionalità russa non significhi automaticamente essere guerrafondai e siamo consapevoli che in una guerra a soffrire siano i popoli di tutte le fazioni coinvolte, ma in questo terribile clima mondiale preferiamo prendere una posizione netta, nella speranza che si ritorni alla Pace nel più breve tempo possibile».

Molte le iniziative che si stanno moltiplicando nel mondo. Il Massachussets Institute of Technology (Mit) ha interrotto una collaborazione ultradecennale con Skoltech, uno dei più prestigiosi istituti scientifici russi, per protesta contro l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. «Alla luce delle inaccettabili azioni militari contro l’Ucraina da parte del governo russo» il vertice del Mit ha deciso che «la relazione con l’istituto di scienza e tecnologia Skolkovo Institute (Skoltech) debba terminare» si legge in una nota pubblicata sul sito web del MIt Skoltech Program. «Questo passo è un rigetto delle azioni del governo russo in Ucraina. Lo facciamo con profondo rammarico a causa del grande rispetto per il popolo russo e il nostro profondo apprezzamento per il contributo dei molti straordinari colleghi russi con cui abbiamo collaborato». Qui il link dell’annuncio.

A Genova, ieri, duemila persone di associazioni pacifiste, sindacati e partiti politici (in corteo il candidato sindaco del centrosinistra Ariel Dello Strologo) hanno manifestato in centro a Genova.

Il Comune di Genova e la Regione Liguria hanno annunciato che il nostro territorio è pronto ad accogliere i profughi ucraini e hanno organizzato manifestazioni. Il sindaco Marco Bucci e il presidente della Regione Giovanni Toti hanno preso contatti con la comunità ucraina a Genova e hanno organizzato iniziative come l’illuminazione della fontana di De Ferrari e del palazzo della Regione con i colori dell’Ucraina, giallo e blu.

Sarebbe davvero positivo che per una volta, seguendo l’azione governativa che vede uniti partiti che a Genova e in Liguria sono di maggioranza e opposizione, le forze politiche locali si unissero in un “no” corale all’aggressione russa all’Ucraina.

Il Comune può fare qualcosa in più. È in atto una collaborazione dell’amministrazione per la realizzazione di una mostra di capolavori genovesi presso il Museo Statale di Mosca, curata dal moscovita Andrey Bliznyukov, storico dell’arte che studiato tra le università di Mosca e di Firenze ed è Membro del consiglio direttivo dell’Associazione culturale Italia Russia di Firenze. Può il Comune proseguire la collaborazione per una esposizione al Museo Statale di Mosca mentre in tutto il mondo la Cultura e la Scienza stanno prendendo misure anche dolorose per boicottare la Russia dopo l’aggressione all’Ucraina e il Governo italiano insieme ai leader della Commissione Europea e di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti condanna «la guerra di scelta di Putin e gli attacchi alla nazione sovrana e al popolo ucraino». 
«Risponderemo alla Russia e ci assicureremo collettivamente che questa guerra sia un fallimento strategico per Putin» si legge nel comunicato della presidenza del Consiglio dei ministri, cioè del premier Mario Draghi. Può il Comune di Genova portare avanti un progetto con un’importante istituzione russa? Mentre l’Italia, molto probabilmente, nelle prossime ore, insieme all’Europa, deciderà di inviare aiuti militari a Kiev, mentre secondo l’Onu sarebbero già 64 i civili morti in Ucraina mentre il governo del paese parla di 200? Può, dopo il sacrificio di Elena Kovalskaya, dopo la coraggiosa presa di posizione del Garage Museum of Contemporary Art di Mosca, non annunciare subito che il progetto della mostra dei capolavori genovesi a Mosca si ferma qui? Come potrebbe porsi di fronte alla comunità ucraina a Genova se non lo facesse?

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