Otto “no green pass” genovesi pizzicati e sanzionati senza certificati verde in un B&B della capitale

Trovati dalla Polizia nei dintorni di una struttura dell’Esquilino dove avevano pernottato dopo la manifestazione di sabato in piazza San Giovanni. Multa di 400 euro ciascuno

Avevano partecipato alla manifestazione del giorno precedente con altre 5mila persone. Narrano le cronache dei media locali che tanti fossero gli striscioni e i richiami alla solidarietà per Pamela Testa, militante di Forza Nuova coinvolta nell’assalto alla Cgil del 9 ottobre 2021. Quel giorno i poliziotti della Digos arrestarono, tra gli altri, il leader del movimento di estrema destra Roberto Fiore e il capo romano Giuliano Castellino. Le indagini hanno portato ai domiciliari anche un genovese, tifoso calcistico, con un ricco fascicolo pieno di reati attinenti a intemperanze “sportive”.

Si sa che ormai che il movimento no covid pass/no vax si è diviso tra quelli più vicini all’area dei fuoriusciti pentastellati, buttati fuori dal M5S per non aver votato la fiducia a Mario Draghi o sfilatasi in precedenza, e quelli vicini all’ultradestra che a Roma, proprio il 9 ottobre, hanno illustrato con una certa precisione il loro “modo”, quello della violenza. Qui a Genova, come a Torino, agiscono con più intensità i primi, che si sono già trovati un candidato sindaco: Mattia Crucioli, sostenuto dalla sua lista, “L’alternativa” e da “Italexit” di Paragone. Sabato a Genova ha arringato a una folla (rigorosamente quasi tutta senza mascherina) anche il giurista Ugo Mattei, parlando di “governo ombra”, evoluzione di quanto aveva detto a Torino davanti a una sparuta folla una settimana prima: «Rifondiamo il Comitato di liberazione nazionale, dobbiamo dare un cervello politico a questa operazione».

Non è un caso che Mattei sia nella rosa dei 13 candidati (probabilmente non tutti consapevoli) che i transfughi ex M5S, una cinquantina tra deputati e senatori, sono stati chiamati a votare come candidato alla presidenza della repubblica dei “dibattistiani” della diaspora.

Che il gioco sia ormai tutto politico (di sopravvivenza politica) è chiaro: obiettivo le Comunali (a Genova sarà nell’anno in corso), poi le Regioni e il Parlamento. Altrimenti, i transfughi non troverebbero posto nelle liste dei partiti “tradizionali”. Tutto starà a superare il quorum, a botte di populismo, di “dittatura nazifascista” e di “non ce lo dicono”.
Senza risparmiare, risparmiarsi e risparmiarci il “tutto quanto fa spettacolo (elettorale)”: frasi ad effetto nelle piazze no vax, crociate comuni con il M5S (la guerra ad Aspi, ad esempio) e adesione alle proteste locali, da cavalcare (anzi, già cavalcate, come a Sampierdarena contro i depositi costieri) per arraffare voti di protesta in ogni dove. Una strada già percorsa con successo proprio dai pentastellati che, però, arrivati al governo e per restarci, hanno dovuto accettare i compromessi (la politica, in fondo, è l’arte del compromesso) deludendo frange di elettorato che i neopopulisti si sono attrezzati per raccattare prontamente.

A Roma, invece, la maggioranza dei no vax/no covid pass che si è riunita era di ultradestra. E non ci è voluto molto a capirlo guardano le immagini trasmesse in diretta da media locali e nazionali. Slogan e abbigliamento dei partecipanti non lasciano molto all’immaginazione.
Si dice che ci fosse anche un gruppo di portuali genovesi, quelli che hanno sfilato in qualche manifestazione: pochi e certamente non condivisi dai colleghi che, campendo il vento che stava tirando, pur rimanendo su posizioni no covid pass si sono sfilati dalla piazza e dai blocchi ai varchi del porto genovese.

Non si sa se siano stati proprio questi ad essere beccati in un B&B nei pressi di piazza San Giovanni. Si sa che si tratta di 8 persone che erano registrate nella struttura ricettiva (insieme ad alcuni veneti) e che sono state trovate dalla Polizia poco distante.
Il peggio è toccato al titolare del Bed & Breakfast che ha ospitato persone in sovrannumero rispetto alle normative Covid, in parte senza registrarle, senza pretendere il green pass. In più si è aggiunta una compilation di multe per diverse inosservanze a leggi e regolamenti di settore. Per lui 30mila euro di sanzione, chiusura per 5 giorni e denuncia per inadempienza alle leggi sulla sicurezza sul lavoro.

A loro, ai genovesi in trasferta contro il certificato verde, secondo i media locali (da Radiocolonna a Roma Today), sono andati 400 euro di sanzione ciascuno a cui si aggiunge la sfida di tornare a Genova senza il green pass, quindi senza poter viaggiare su mezzi pubblici di trasporto. Non sempre, come gli 8 genovesi hanno avuto modo di verificare, la si passa liscia.

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