Montanari (Rolli Days): «Archivio di Stato sempre più chiuso. Salviamo la nostra storia»

Ieri ha chiuso l’archivio storico di Camerino, sede distaccata. Tutti gli archivi storici d’Italia, da Venezia a Genova, sono sempre più spesso inaccessibili. L’Archivio di Genova, uno dei più ricchi del mondo ed è difficile anche per gli studiosi riuscire a consultarlo con continuità. E questo non per le complicanze Covid, ma per carenza di personale. Lo storico dell’arte direttore scientifico dei Rolli Days lancia una crociata per la cultura: «Senza l’Archivio di Genova Poleggi non avrebbe potuto ricostruire la storia dei Palazzi dei Rolli»

La nostra storia, che è la storia del mondo nel Medioevo e nel Rinascimento, è tutta lì, in un numero impressionante di documenti di varia natura. Tra quelle carte Ennio Poleggi ha scoperto i Palazzi dei Rolli, testimonianza ancora godibile della grandezza di Genova. «Cominciano a chiudere gli archivi. Oggi Camerino, sede distaccata. Sarà una notizia “luttuosa” per molti studiosi, eppure a molti non importerà più di tanto. Domani, chissà? Forse, Genova. Genova dei Palazzi dei Rolli, raccontati nel suo archivio – scrive Montanari sulla sua bacheca Facebook, ed è almeno il terzo appello che lancia, inascoltato – .Genova, di Colombo, i cui documenti si trovano nel suo archivio. Genova, Partigiana, la cui carne e sangue tornano vividi nel suo archivio . Genova, Superba Regina del Mediterraneo, le cui galee e imprese emergono dalle antiche carte del suo archivio.Genova, città di Paganini, che sopravvive anche nel suo archivio. Genova, uomini, mura, merci e finanza, le cui tracce sono sempre e soltanto ricostruibili nel suo archivio. Genova, città dei notai, il cui fondo notarile è il più importante del Mondo e dove da tutto il pianeta vengono studiosi a fare ricerca.Gli archivi non sono solo memoria, SONO LA TRACCIA PIÙ OGGETTIVA DELLA STORIA DI QUESTO PAESE. Un Ministero che lascia chiudere questi luoghi, senza intervenire, non è degno dell’Italia.Comuni e città che non muovono un dito mentre questi luoghi scompaiono vengono meno al loro servizio verso i cittadini.La stampa che racconta il tutto solo a “giochi fatti” perché parlare di queste cose è “poco notiziabile” (leggi: non fa vendere copie o cliccare pagine) è corresponsabile di questo scempio. SALVIAMO LA NOSTRA STORIA»

Nei giorni dei Rolli scrisse: “I Palazzi dei Rolli li amiamo tutti e ogni occasione per vivere i “Rolli Days” diventa una festa per la città……ma se Ennio Poleggi (che curò il Dossier per l’iscrizione tra i siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO) dovesse studiare oggi i documenti che li raccontano, incredibilmente NON POTREBBE FARLO! La “festa” degli eventi legati alle meraviglie dei Rolli non ci faccia dimenticare le atroci difficoltà che vive il comparto culturale, a partire dalla tragica situazione del nostro Archivio di Stato di Genova, tra i più importanti e i più chiusi del mondo».

E ancora, qualche giorno prima: «Rimango sempre stupito da quanto le “asciutte carte” su cui si trovano elencati i palazzi dei Rolli abbiano saputo restituire alla Città, grazie al lavoro di Ennio Poleggi e di tanti altri del suo gruppo di lavoro.Una lezione da imparare, con cui confrontarsi anche aspramente ancora oggi: Poleggi potè costruire il Dossier UNESCO grazie al lavoro della sua squadra tra Comune e Università, certo, ma soprattutto grazie alla ricerca in Archivio di Stato di Genova. E se avesse dovuto farlo oggi avrebbe trovato le porte – purtroppo – CHIUSE. Come e molto di più di tanti archivi italiani.La mia domanda è: PERCHÈ? La città ha bisogno del suo archivio, ha bisogno di fare ricerca, ha bisogno di dare sostanza – per il tramite dei Documenti – alla conoscenza di se stessa.Il mio è UN APPELLO alla Direzione dell’Archivio di Stato di Genova, al Ministero della cultura, al MiC Liguria, alla Direzione regionale Musei Liguria, a chiunque abbia a cuore questa città straordinaria che riprende vita quando il suo patrimonio culturale accoglie cittadini e visitatori. Ma che non considera mai che non ci sarebbe nessuna consapevolezza di quel patrimonio, nessun palazzo dei Rolli, nessun “Rolli Days” e neppure alcun sito UNESCO se non si fosse studiato, studiato, studiato e ancora studiato su quelle carte polverose conservate all’archivio di Stato di Genova, uno dei più importanti e ricchi del mondo. E – oggi – uno dei più CHIUSI ALLA CONSULTAZIONE. Se avete a cuore questa città, condividete questo appello perché chi si deve prendere le RESPONSABILITÀ DI RIAPRIRE A PIENO REGIME QUESTA STRUTTURA, lo faccia. E lo faccia SUBITO».

Appelli fino ad ora rimasti inascoltati sia da parte del Ministero, sia da parte della Città che dovrebbe vedere nell’Archivio di Stato una delle sue più grandi ricchezze culturali. Qualcuno dice che anche coi lavoratori attuali si potrebbe fare di più per aprire e che sembra quasi che ci sia un disegno superiore per arrivare alla chiusura di istituzioni nazionali che, certo, assorbono lavoratori (e quindi comportano spese) e che danno un ritorno politico nullo, ma che sono l’unico modo di approfondire e studiare la storia. C’è ancora tanto in quegli archivi, quelli di tutta Italia, ma soprattutto quello di Genova, da studiare e da scoprire. Perché lasciamo scivolare gli archivi di stato verso la chiusura, l’inaccessibilità anche da parte degli studiosi? Perché non li facciamo vivere con mostre fatte col materiale contenuto, aprendoli anche al grande pubblico?

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