Il tenore di vita non torna: a Genova sequestrati beni per 400 mila euro tra orologi, contanti e investimenti

Operazione congiunta della Direzione investigativa antimafia e della polizia di Stato. Il provvedimento patrimoniale riguarda un soggetto già condannato per diversi reati: secondo gli accertamenti, dal 2010 avrebbe vissuto anche grazie a proventi illeciti, mascherandone in larga parte l’origine

Un patrimonio da circa 400 mila euro è finito sotto sequestro a Genova nell’ambito di un’operazione eseguita dalla Direzione investigativa antimafia e dalla polizia di Stato. Il provvedimento, disposto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale del capoluogo ligure, nasce da una proposta congiunta avanzata dalla Procura distrettuale antimafia e dal questore di Genova, nel quadro delle attività di contrasto all’accumulo illecito di ricchezze.

A dare esecuzione al decreto sono stati il Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Genova e la divisione Anticrimine della polizia di Stato della questura. Al centro degli accertamenti patrimoniali c’è un soggetto già condannato in via definitiva per ricettazione, truffa e trasferimento fraudolento di valori, oltre che condannato più recentemente in primo grado per una serie di condotte contestate tra cui usura, scommesse clandestine, esercizio abusivo di attività di intermediazione assicurativa e autoriciclaggio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il quadro economico emerso dalle verifiche avrebbe mostrato una sproporzione significativa tra i redditi leciti dichiarati e il patrimonio effettivamente disponibile. Gli accertamenti, ritenuti confermati anche dall’ultima pronuncia giudiziaria, hanno portato a ritenere che, almeno dal 2010, il destinatario della misura abbia vissuto stabilmente, almeno in parte, grazie ai proventi della propria attività delittuosa.
Il punto centrale dell’indagine patrimoniale riguarda la presunta capacità di dissimulare l’origine delle risorse finanziarie. Secondo gli investigatori, circa l’80 per cento delle disponibilità ricostruite sarebbe riconducibile a somme ottenute illecitamente e poi schermate attraverso modalità ritenute idonee a renderne meno evidente la provenienza. Una ricostruzione che ha portato la magistratura a intervenire non soltanto sul piano penale, ma anche su quello delle misure di prevenzione patrimoniale.
Nel mirino è finito anche il tenore di vita del soggetto e del suo nucleo familiare negli anni presi in esame. Le spese sostenute, i risparmi accumulati e gli investimenti finanziari rilevati non sarebbero risultati compatibili con il reddito lecito disponibile. Da qui la valutazione di una “evidente sperequazione” tra entrate dichiarate e disponibilità reali, elemento che ha sostenuto la richiesta e poi l’esecuzione del sequestro.
Tra i beni sottoposti a vincolo figurano preziosi, orologi di lusso, denaro contante, depositi, titoli, obbligazioni e un motoveicolo. Il valore complessivo stimato è di circa 400 mila euro. Il provvedimento mira a impedire la disponibilità di beni ritenuti sproporzionati rispetto alle entrate regolari e, secondo l’impostazione investigativa, collegati all’accumulo di ricchezza di origine illecita.
Gli accertamenti trasmessi all’autorità giudiziaria puntano anche a ottenere l’applicazione di una misura di prevenzione personale. Nei confronti del destinatario del provvedimento viene prospettata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, misura che potrà essere valutata sulla base della pericolosità indicata dagli investigatori.
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