Palazzo Ducale e la Torre Grimaldina al Tg1 delle 13

Una delle vetrine televisive nazionali più ambite manda in onda un servizio sulle antiche carceri della Repubblica. Il direttore di Palazzo Ducale, Serena Bertolucci, e il presidente della Fondazione, Luca Bizzarri, mostrano all’Italia le scritte dei carcerati e anticipano la futura riapertura dopo i restauri

Il servizio mostra il carcere duro di Genova, in uso per secoli e fino al fascismo e dove sono state rinchiuse migliaia di persone. Centinaia le scritte dei condannati, una sessantina quelle già rilevate. I detenuti che hanno lasciato il segno del loro passaggio erano in maggioranze stranieri, ma nella torre è stato anche Paganini (con l’accusa di seduzione della ventenne Angiolina Cavanna) oltre a Jacopo Ruffini, Domenico Della Chiesa e Giulio Cesare Antonio Vachero che cospirò contro la Repubblica. I poveri stavano nelle celle senza finestre, ai piani bassi. I detenuti illustri nella stanza più alta, l’unica con la finestra. Le persone incarcerate, uomini e donne Paganini, poveri e detenuti, scrivevano sulle pareti scavando l’intonaco con un cucchiaio o usando il fumo della candele. Una donna, di nome Carmela, ha lasciato, ad esempio, la sua dedica all’amato Giovanni.

La storia della Torre

La Torre rappresenta un punto fermo nella ricostruzione operata da Orlando Grosso (Genova 1882-1968) durante i lavori di restauro del 1935-1940. Lo studioso pone infatti la costruzione della Torre in una fase cronologica intermedia della strutturazione del Palazzo del Comune: la Torre sarebbe stata costruita non prima del 1298 e non molto oltre il 1307 dopo il completamento del portico e del primo piano del Palazzo di Alberto Fieschi; ad essa sarebbe stato poi addossato l’edificio di ponente, ed infine un altro piano si sarebbe aggiunto al Palazzo Fieschi. Se la successione può risultare verosimile per i due palazzi che vennero a costituire l’organismo del Palazzo del Comune, il problema della Torre è argomento controverso. Alcuni fatti e dati fanno pensare che la Torre non solo fosse anteriore all’edificio del 1291, ma addirittura che preesistesse allo stesso Palazzo Fieschi. Principale assertore di quest’ultima tesi è il Poggi che si allinea alle teorie del Banchero e in certo qual modo a quelle del Giustiniani. “La torre – egli dice – può essere una delle antiche torri di difesa della città dalla parte di Serravalle. È stato obbiettato che la torre ha carattere di costruzione civile e non militare. Senonché l’osservazione è messa in dubbio dal fatto che la cinta del secolo XI e X fu una difesa apprestata in fretta dagli abitanti di San Lorenzo e dai milanesi di S. Ambrogio per chiudersi, per coprirsi le spalle dal colle di S. Andrea di Banchi. Le torri furono probabilmente apprestate in fretta dove erano le case, e la popolazione concorse nell’elevare le mura fra torre e torre. Ed ogni torre ebbe il suo proprietario.” Entrambi le teorie, in mancanza di documenti certi, hanno un loro fondamento, tuttavia l’origine viscontile prospettata dal Poggi appare più mitica che storica. Quel che comunque appare certo è il fatto che la Torre faceva sicuramente parte del Palazzo di Alberto Fieschi. Una parola decisiva avrebbe potuto essere detta dai restauri, e ancor più dalle relazioni condotte su di essi dal Grosso. Senonché l’angolo visivo in cui sono esaminati i dati che vengono man mano alla luce à quello di un’origine trecentesca della Torre – considerata come un fatto scontato – per cui ci sono di ben poco aiuto in questa direzione.

Foto dal sito di Palazzo Ducale

Esterno

Il restauro del Grosso ricondusse nella sua sostanza la Torre all’assetto trecentesco, liberandola per quanto possibile dalle interpolazioni dei secoli successivi, e riportando l’antica suddivisione in piani; ed infine riducendo l’assetto esterno in forme il più vicine possibile a quelle trecentesche, eliminando il pesante intonaco seicentesco. L’aspetto attuale della Torre à quello di una struttura di sette piani di cui i primi quattro fanno parte integrante del volume del Palazzo, mentre gli ultimi tre si alzano in gran parte liberi sui quattro lati. Il primo piano à ricoperto da un bugnato fortemente aggettante che riprende quello del Palazzo Fieschi. Il secondo ed il terzo sono ricoperti dalla decorazione a fasce bianche e nere: sono divisi dal primo piano da una serie di archetti pensili, e fra loro da una cordonatura. Quinto, sesto e settimo piano sono in mattoni di diverso tipo. Il limite fra quinto e sesto è rappresentato dalla stessa cordonatura, mentre sesto e settimo sono divisi da una triplice serie di archetti. Questa serie rappresenta il limite fra la costruzione medievale e la sopraelevazione cinquecentesca. La Torre ha al primo piano una finestra rettangolare, frutto di una modifica relativamente recente; al secondo e al terzo si aprono due quadrifore; al quarto una trifora. Il quinto piano che si fa parzialmente libero sui lati, ha una monofora. Completamente libero è il sesto, che è l’ultimo della costruzione medievale. ed ha a Sud una grande monofora; sugli altri lati bifore, i cui fornici sono divisi da grosse colonne a rocchi bianchi e neri. L’ultimo livello in mattoni risulta dei primi anni del XVII secolo, coevo alla grande costruzione vannoniana del Palazzo.

Interno

Dal secolo XVI fino a gran parte del XVII la Torre subì modifiche interne considerevoli, in seguito alla sua trasformazione in carcere: ebbe i piani dimezzati e notevoli variazioni nelle aperture.
In particolare la cella – sottostante alla triplice fila di archetti – ebbe le primitive monofore trasformate in bifore per esigenze statiche dopo l’innalzamento cinquecentesco.
La muratura perimetrale à rimasta in sostanza quella originaria.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: