Musei statali a orario ridotto. Così rallenta la ripresa del turismo culturale

I ritratto di Marcello Durazzo e Caterina Balbi (marito e moglie nella vita), entrambi firmati da Antoon van Dyck, per vicende ereditarie sono divisi: uno a Venezia, al museo statale Ca’ d’Oro, l’altro a Genova, al museo Statale di Palazzo Reale, in via Balbi. Separati da tanto tempo, condividono l’orario ridotto delle visite: solo 4 giorni la settimana (mai la domenica) e per poche ore. I musei statali, più che dei problemi legati al Covid, risentono di un’annosa carenza di personale che ora nelle città d’arte, Genova compresa, comincia a diventare un peso insostenibile per la ripresa

Caterina (il nome esatto era, in realtà, Catterina) della famiglia dei Balbi (proprietaria, all’epoca, di quello che noi chiamiamo Palazzo Reale, perché gli ultimi proprietari furono i Savoia) sposò Marcello Durazzo (1593-1630) della famiglia Durazzo, che poi acquistò la dimora. Furono i nipoti di Marcello, Eugenio e Giò Luca, a comperarla nel 1677. I Durazzo lo tennero per loro e lo abitarono fino al 1823.
Il ritratto di Caterina fu dipinto intorno al 1624, quando il suocero Agostino Durazzo, in qualità di capo famiglia, fece annotare nel libro dei conti la spesa di 373 lire genovesi “per costo di due ritratti di Marcello e Catterina con li stellari di noce”. L’autore (e beneficiario del pagamento) è “Antonio Vandich” (scritto proprio così) e lo si evince seguendo la vicenda ereditaria dei beni di Agostino quando, dieci anni dopo, anche il figlio Marcello era già morto (perì due anni dopo il padre che mancò nel 1630). I due quadri andarono in usufrutto a Caterina fino alla sua morte e poi tornarono nell’asse ereditario. Il ritratto di Marcello finì alla Ca’ d’Oro, a Venezia mentre quello di Caterina rimase a Palazzo Reale dove i Savoia lo acquistarono con tutto l’edificio nel 1824.

Tutto nasce da un post su Facebook del professor Giacomo Montanari (direttore scientifico dei Rolli Days) che lamenta la difficoltà per gli studiosi, lui compreso, di poter vedere e studiare il ritratto di Marcello Durazzo al museo statale Ca’ d’Oro di Venezia, aperto solo 18 ore la settimana corrispondenti a 4 mattine (dal mercoledì al sabato) dalle 9.00 alle 13.30. Inoltre, il percorso è temporaneamente limitato a corte monumentale, giardino, itinerario tra i capolavori del primo piano e loggia sul Canal Grande.
Il quadro di Caterina, moglie di Marcello, è a Genova, a Palazzo Reale, in via Balbi, dove non è che l’orario sia molto più ampio. È aperto solo dal mercoledì al sabato e solo dalle 13:30 alle 19, per un totale di 22 ore. Chiuso domenica, lunedì e martedì. Palazzo Reale non si nasconde dietro un dito. Sul sito si legge chiaramente: «Si comunica che quest’Istituto s’impegna per offrire al pubblico un orario di visita quanto più esteso possibile, nel rispetto dei criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali previsti dal D.M. del 30 giugno 2016, in attesa che vengano espletate le previste procedure concorsuali finalizzate al superamento delle attuali carenze organiche e al conseguente incremento del personale in servizio». Le difficoltà c’erano da ben prima che cominciasse l’epidemia di Covid. Le aperture domenicali e festive erano solo su base volontaria. Nel frattempo quota 100 ha svuotato ulterioremente il personale. Orario ridotto anche per l’altro museo statale genovese, Palazzo Spinola di Pellicceria: dal mercoledì al sabato dalle 13:30 alle 19. Inoltre come Palazzo Reale. La sezione ceramiche e il Mirador (IV piano) sono chiusi al pubblico.

In questo momento, in cui tre grandi musei comunali sono chiusi per lavori (Palazzo Rosso, Sant’Agostino e Chiossone) sono chiusi per improrogabili lavori di adeguamento della sicurezza (intesa come safety), l’orario ridotto dei musei statali dovuto solo ad annosissime questioni di mancanza di personale è un grave danno per la città. E nemmeno si parla più di aperture su base volontaria. I due musei restano chiusi la domenica, quando tanti turisti sciamano in città, e il sabato sono a mezzo servizio. Il problema è comune non solo ai musei statali genovesi e al museo della Ca’ d’Oro di Venezia, ma a tanti musei statali in cui mancano, banalmente, i guardiani per le sale.

La prova scritta del concorso nazionale per Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza del Ministero della cultura si è tenuta a Roma (per i candidati liguri) il 28 luglio scorso. Della metà di agosto è la pubblicazione della disciplina concorso pubblico finalizzato all’assunzione di 100 assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza e della selezione per 50 operatori alla custodia, vigilanza, accoglienza. I vari concorsi Mibact prevedono in totale 5.900 assunzioni.

Ancora più problematica è la situazione degli Archivi di Stato (quello di Genova è tra quelli con più documenti di grande valore storico): il Ministero della Cultura effettuerà nuove assunzioni di archivisti esperti in attesa di espletare il nuovo concorso per Funzionari Archivisti che sarà bandito per reclutare personale a tempo indeterminato. Gli inserimenti saranno temporanei, in quanto si tratta di collaborazioni. Per ciascun incarico di lavoro è previsto uno stipendio fino a 40 mila euro l’anno. Sono 270 i posti a disposizione.

La domanda che bisognerebbe farsi è “come siamo arrivati a far mancare migliaia di persone nei musei e negli archivi, tanto da pregiudicarne la fruibilità”. Molti anni di blocco del turnover e, poi, “quota 100” sono le risposte. Tutto era prevedibile, invece siamo arrivati a chiudere i musei senza prendere provvedimenti.

C’è anche una domanda successiva: in quanto tempo sarà realmente assunto il personale e i musei torneranno a riaprire con un orario dignitoso? L’Italia, paese della Cultura, delle città d’arte, dei musei di arte antica, si ferma per mancanza di guardiani nei musei e di archivisti.

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