Scompare Belmondo, mostro sacro del cinema francese

Si è spento serenamente a 88 anni nella sua casa di Parigi. Ha interpretato 80 film da “Fino all’ultimo respiro” a “Le Guignolo”. Una carriera lunga 50 anni, dalla Nouvelle Vague a film di cassetta fino al ritorno al teatro, da cui era partito

Figlio di Paul Belmondo, uno scultore francese, nato nell’allora Algeria francese da genitori italiani (padre piemontese e madre siciliana) e di Sarah Rainaud-Richard, una pittrice francese, il giovane Jean-Paul si diploma al secondo tentativo presso il Conservatoire national supérieur d’art dramatique, mostra più interesse allo sport che alla scuola (in particolare alla boxe e al calcio) e, dopo un breve servizio militare in Algeria, inizia il suo apprendistato di attore in teatro, ove recita in classici come L’avaro di Molière e, successivamente, Cyrano de Bergerac di Rostand.

L’esordio cinematografico avviene nel 1956 con il cortometraggio Molière di Norbert Tildian. Nonostante abbia interpretato già pellicole di un certo rilievo – come A doppia mandata (1959) di Claude Chabrol e La ciociara (1960) di Vittorio De Sica – il film che lo consacra come uno dei maggiori attori francesi presso pubblico e critica è Fino all’ultimo respiro (1960) di Jean-Luc Godard, che lo aveva già diretto precedentemente nel cortometraggio Charlotte et son Jules. Dopo il successo con il film di Godard, Belmondo viene contattato da Claude Sautet per recitare accanto a Lino Ventura nel suo noir Asfalto che scotta (1960), molto apprezzato dalla critica. Con l’interpretazione seria e malinconica di Eric Stark, Belmondo dimostra notevole talento e intensità drammatica.

“Bebel” si era sposato due volte, prima con la ballerina Elodie che gli ha dato tre figli quindi con Natty, ma in Italia è anche nodo per una lunga relazione con Laura Antonelli.

Lo piangono ora gli amici di sempre, Claudia Cardinale e Alain Delon.

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