Genova Jeans, “l’evento internazionale” sui social con un esilarante inglese maccheronico

Sulla pagina Fb dell’associazione che realizzerà l’evento ultramilionario è stato pubblicato un post tradotto che nemmeno Google Translate potrebbe arrivare a tanto. Avete presente il francese di Totò in “Totò, Peppino e la malafemmena” quando arriva alla stazione di Milano? “Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss… ja…”. Ecco, la traduzione è più o meno di quella qualità. Poi il post è stato modificato, ma lo screen originale sta girando vorticosamente in rete, perculato da chiunque abbia studiato almeno “the pen is on the table”

No, non è una traduzione di google, perché google traduce letteralmente, ma non cambia il significato e, soprattutto, non aggiunge zeri. Nel post originale sulla pagina di Genova Jeans si leggeva del presepe con le statuine del 70º/80º secolo. Insomma, un balzo nel futuro mica male. Impossibile non scoppiare a ridere di gusto. Possibile che con un milione e 2 o 300 mila euro Genova Jeans non riesca a farsi tradurre i messaggi da qualcuno che l’inglese lo sappia davvero? L’addetto sarà anche in questo caso volontario come quelli che l’organizzazione ha reclutato come ciceroni dicendo chiaro e tondo che non avrebbero percepito un euro di quella grossa cifra con cui l’evento è finanziato per la maggior parte con contributi pubblici?

Interessante anche il passaggio riguardante le “dame upper class” del “90º secolo”. Dame radical chic del futuro, insomma. Poi c’è il resto della traduzione pedestre. Speriamo che gli “international-level guest” presentati dal post capiscano l’Italiano, altrimenti non siamo messi benissimo…

Intanto, nel mondo della moda nazionale ci si sta cominciando a chiedere perché sia stato stato scelto un solo marchio (Diesel) e un suo fornitore: Candiani, che ha 700 dipendenti e produce ogni giorno il tessuto per 100mila paia di jeans esportando in tutto il mondo. La maggior parte dei produttori di jeans italiani è venuta a conoscenza dell’iniziativa solo a seguito delle polemiche di questi giorni. Tra le aziende che producono per la maggior parte in Italia: Liu Jo, Gas, Don’t Cry, Par.Co Denim, Fun Factory, Eco Geco, Jacob Cohen, Roy Rogers, Two Women Two Men. Nessuno è stato invitato.

La produzione del jeans è pesante sotto il profilo ambientale (e non solo, nei paesi di produzione del terzo mondo anche sociale) e Candiani sta facendo un buon lavoro che punta a minimizzarne le ricadute, ma non è certo l’unico soggetto a farlo.

L’azienda chiamata a fare la promozione dell’evento per 180mila euro, Eco-Age, già lavora sia con Diesel sia con Candiani. Inoltre, si dice che molti dei servizi che saranno acquistati per la manifestazione saranno resi dai soggetti promotori dell’evento che, nel caso, incasseranno cifre anche consistenti.

Ci si chiede, stavolta a Genova, perché invece di questo nuovo marchio non sia stato usato quello storico, Blue de Gênes, già proprietà del Comune. Il concorso per il nuovo marchio, bandito per 2.500 euro non è stato aggiudicato a nessuno: sulla pagina di Genova Jeans si legge che «non è stata scelta alcuna proposta e quindi continuiamo ad usare il lettering che abbiamo usato per l’evento di lancio l’anno scorso». Il “lettering” in realtà è stato registrato dall’associazione presieduta da Manuela Arata ed è ora di sua proprietà.

Confermiamo che a bilancio alla voce “website e digital platform” il preventivo di spesa è di qualche spicciolo in meno di 120 mila euro. Vero che il sito (immaginiamo che debba ancora apparire perché quello che c’è adesso lo potrebbe metter su un ragazzino con wordpress a costo zero) lo farà gratuitamente Liguria Digitale. Quello che assorbe l’intera spesa è un “video manifesto per piattaforma digitale” che sarà realizzato da Pulse Italia, un’azienda di Bolzano che si occupa anche di «settori quali logistica, industria e intrattenimento», si legge sul suo sito, ma ha il suo core business in casse digitalizzate e pos per negozi e pubblici esercizi.

Nonostante la cifra consistente che avrà a disposizione, per lo più derivante da contributi pubblici (da Comune, Regione, Ice e Liguria International), gli organizzatori, salvo auspicabili svolte sotto la pressione dell’opinione pubblica, non hanno per ora manifestato l’intenzione di versare ai giovani che renderanno possibili le visite nemmeno un rimborso spese e, certamente, non tirano fuori un tallero per le traduzioni. Come premessa per un “evento internazionale” è davvero parecchio raffazzonata.

Tra l’altro, nemmeno è cominciata la promozione che, si dice, inizierà dopo il 14 agosto, terzo anniversario del crollo del Ponte Morandi, cioè almeno 6 mesi troppo tardi per portare visitatori a Genova.

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