Euro2000, la festa che sospende le regole, ma anche i rancori e le differenze
Sei le persone ferite che sono state portate al Pronto soccorso, dieci quelle soccorse sul posto. Vetro, botti e persino fuochi d’artificio. Pochissime mascherine. Prima che la piazza fosse chiusa un gruppo di 150 tifosi ha preso posto davanti al maxischermo con birre e petardi, tanti altri hanno poi sfondato le barriere. Dopo la fine della partita migliaia di persone si sono riversate a piedi nella piazza e con auto e moto in centro, dove hanno dato vita a un carosello. Tutti assieme: italiani e stranieri (alcuni col Tricolore, altri con le bandiere nazionali della Tunisia, dell’Albania e persino della Palestina), tifosi del Genoa e tifosi della Samp (entrambi commossi per l’abbraccio di Vialli e Mancini 30 anni dopo la sconfitta della loro Samp in finale di Champions a Wembley contro il Barcelona), giovani e meno giovani, ricchi col suv e il rolex al polso e persone di più modesta estrazione, gente di destra e di sinistra con la stessa voglia di festeggiare la Nazionale ed esorcizzare un lungo periodo tremendo per tutti
Certo qualcosa che non ha funzionato c’è stato: la piazza è stata chiusa quando ormai un folto gruppo di tifosi di Genoa e Samp si era insediato. Chi doveva occuparsene. L’organizzazione comunale o le forze di Polizia, visto che si trattava di questione di ordine pubblico? Certo non c’è stato il dialogo necessario per costruire le condizioni per il rispetto delle regole. Anche il sindaco Marco Bucci è sceso in mezzo ai ragazzi per tentare di convincerli ad adeguarsi al percorso prestabilito, ma non c’è stato verso. La piazza doveva essere chiusa ore prima. Le forze dell’ordine dovevano arrivare prima di quanto siano arrivate, dopo le 20:15, a soli tre quarti d’ora dall’inizio della partita. Quello che è certo è che è mancato il coordinamento.
Mentre al Porto Antico è filato tutto liscio con circa 200 persone a guardare lo schermo oltre le transenne al cui interno stava chi aveva passato i controlli, in piazza De Ferrari sono arrivati, in tempi diversi, proprio tutti. La piazza si è completamente riempita solo nelle ultime decine di minuti prima della fine della partita.
Il gruppo di circa 150 esagitati ha impedito di mettere in atto le regole e si è mosso come una marea davanti allo schermo finché c’è stato gioco, poi, insieme ad altri gruppi più piccoli, ha dato l’avvio alla festa. In piazza tantissimi stranieri anche con le loro bandiere nazionali. Un gruppo di ragazzi con la bandiera dell’Albania è salito sulla fontana e uno ha messo in atto una temeraria e pericolosa scalata a un palo della pubblica illuminazione col suo vessillo in mano. Al centro di un gruppo di bandiere italiane ce n’era una della Tunisia.
Al netto del rischio Covid, vedremo tra qualche giorno se c’è stato o no, non c’è mai stato un vero problema di ordine pubblico: nessuna rissa, nessuna lite. Solo qualche ubriaco trascinato fuori a spalle dalla folla, qualche crisi di panico e qualche ferita o bruciatura, pare non gravi, causate da botti e fuochi d’artificio.
I fuochi non sono stati sparati solo a De Ferrari, ma in molti quartieri cittadini.

Alla fine, nonostante le premesse non fossero entusiasmanti, è stata una festa, anche se fuori da ogni regola. Una festa fortemente voluta da tanti, tutti quelli che si sono procurati il materiale pirotecnico prima di arrivare in loco, tutti quelli che si sono procurati una bandiera, quelli che hanno preparato gli striscioni con gli sfottò agli inglesi, tutti quelli, migliaia di persone, che al momento della vittoria dell’Italia 4 a 3 ai rigori, si sono fiondati in centro con ogni mezzo.
Per una notte è sembrato di tornare nei meravigliosi anni ’80 dell'”Italia da bere”, al volemose bene dei tempi del Mundial del 1982. Poi è sufficiente, stamattina, aprire i social e leggere i commenti per capire che no, non è cambiato nulla, che siamo lo stesso popolo avvelenato e arrabbiato, aggressivo e maleducato degli ultimi anni.
Solita nota negativa da sottolineare: il volatilizzarsi dei taxi, i centralini perennemente occupati o con operatori che ripetevano che non c’erano auto a disposizione. È venuto il momento di cambiare le regole e di precettare un contingente di tassisti che garantiscano il servizio minimo quando il servizio Amt smette di raggiungere le zone collinari e si fa molto raro in centro, per gli orari e le deviazioni necessarie per la manifestazione.


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