Le gaffe della toponomastica ideologica: la campagna elettorale a colpi di illustre caro estinto

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Quattrocchi, Firpo, Sanguineti, Pivano, Ferraro, Pertusio, Cerofolini, Pagano. I partiti fanno avanspettacolo elettorale a favore di streaming in consiglio comunale e con post sui social sfruttando i nomi dei genovesi che in un modo o nell’altro si sono distinti, addirittura contrapponendoli l’uno all’altro. La situazione è grave, ma non è seria e le brutte figure sono a 360 gradi. Eccone un piccolo campionario che non pretende di essere esaustivo, ma è già ben oltre il segno del limite dell’abuso della pazienza dei cittadini

In principio, appena il centrodestra ha messo piede nella stanza dei bottoni di Palazzo Tursi, è partita la rivendicazione di una strada per il contractor ucciso in Iraq. Quale è stata la soluzione: quella di togliere l’intestazione popolare (ma mai ufficializzata) di una passerella sul Bisagno al partigiano Attilio Firpo, “Attila”, (fucilato il 14 gennaio 1945) per sostituirla con quella a Fabrizio Quattrocchi. La targa stradale era stata già installata, ma la levata di scudi della città ha fatto recedere dall’intento, grazie anche alla sorella della vittima dell’insignito della medaglia d’oro al valor civile che ha dimostrato più buonsenso di tutti e ha chiesto di soprassedere e trovare un’altra strada togliendo dall’imbarazzo l’allora vicesindaco e assessore competente Stefano Balleari. Risultato: la passerella non è stata ancora intestata ufficialmente a Firpo e nemmeno è stata trovata una strada per Quattrocchi.
Il centrosinistra ha dunque rilanciato con uno dei nomi più pesanti della cultura del Novecento, il poeta, professore universitario, intellettuale, Edoardo Sanguineti, sepolto nel Pantheon di Staglieno. Un colpo basso, apparentemente imparabile dal centrodestra. Sembrava. E invece no, perché la richiesta riguardava la zona del centro storico e il presidente leghista del Municipio, Andrea Carratù, ha tirato fuori dal cilindro la regola che nella città vecchia possono avere intestate vie o piazze solo coloro che hanno vissuto o hanno avuto a che fare col territorio. Vero. Per questo era stata negata l’intestazione anche a Fernanda Pivano, cara alla cultura del centrosinistra, dalla Beat Generation a Don Gallo e De Andrè. Per uno dei macigni della cultura del Novecento, buona la terza, nel marzo scorso, dopo due mozioni in contemporanea: una della maggioranza (Franco De Benedictis, Fratelli d’Italia) e una dell’opposizione (Cristina Lodi, Pd). L’iter è avviato, ma la strada non c’è ancora.
Il centro sinistra ha risposto provocatoriamente con il presidente del Municipio Bassa Valbisagno Massimo Ferrante che, aggirando la Commissione toponomastica (spesso i “no” non sono politici, ma vengono decisi proprio dalla Commissione sulla base del regolamento), ha intitolato a Sanguineti un giardinetto nella sua zona e l’intitolazione dei giardini non passa per l’approvazione dei tecnici. Che, poi, chi ha conosciuto Sanguineti sa benissimo che non avrebbe voluto una strada intestata e se l’avesse voluta l’avrebbe scelta a Begato, dove aveva deciso di vivere. All’Università di Torino è nato lo scorso anno, a 10 anni dalla morte, un centro studi dedicato a Sanguineti. Qui, in campo accademico (che all’intellettuale sarebbe piaciuto certamente di più di quello toponomastico) che si fa?
Nel maggio del 2000, il centro destra segnava punto (bello pesante) con la mozione per l’intitolazione della darsena di Nervi a Luigi Ferraro, ex sostenitore della Repubblica Sociale e membro della X Flottiglia Mas. Atto approvato non senza polemiche. Ha visto a favore 22 consiglieri; 17 i contrari, ovvero Pd, Italia viva, M5s, Lista Crivello, Chiamami Genova, Ubaldo Santi (Gruppo misto) e 1 presente non votante: Guido Grillo (Fi). L’atto è stato presentato da Lorella Fontana (Lega), Marta Brusoni (Vince Genova), Mario Mascia (Forza Italia) e Francesco De Benedictis (Fdi).
Il centro sinistra ha risposto, appena trascorsi i 10 anni dalla morte, con la richiesta di una strada da intitolare a Fulvio Cerofolini, socialista, il Sindaco tranviere degli anni ’70. Il “sì” del consiglio è arrivato oggi, con la presenza non votante di Fratelli d’Italia.
Ma nella riffa della toponimastica il centrodestra non poteva restare indietro. Ha così ha proposto il sindaco democristiano degli anni tra gli anni ’50 e ’70 Vittorio Pertusio. Che era sì democristiano, sì, ma a capo di amministrazioni di centrosinistra con Psi, Pri e Psdi. E a qualcuno forse, nel tentativo di piazzare la bandierina sul nome illustre, è sfuggito. Solo che esiste giù un belvedere Pertusio sin dai tempi del sindaco Giuseppe Pericu.
«Abbiamo onorato la memoria di Vittorio Pertusio, già sindaco di Genova, con il nostro voto favorevole alla mozione presentata dal centrodestra – dicono dai banchi del Pd -. Eppure, proprio nel rispetto della sua figura, consideriamo un errore di enorme superficialità il fatto che la maggioranza abbia chiesto l‘intitolazione di una strada a Pertusio, quando la strada esiste già. Si tratta di Belvedere Pertusio nell’antica Darsena, dedicata per decisione dell’allora sindaco Pericu nel 2006. Non ha alcun senso creare un doppione, che violerebbe i regolamenti di toponomastica. Ma è possibile che la maggioranza di centrodestra e la giunta comunale non conoscano neppure i nomi delle strade esistenti? Un minimo di istruttoria, o almeno un giro su Google maps, avrebbe potuto evitare questa brutta figura».
La brutta figura, se questo è, la poteva evitare anche il Pd che, insieme ad Anpi e altre forze di area sinistra reclama la passerella per il “Partigiano Attila”, ma Attilio Firpo ha già intestata una piazzetta dall’altra parte del Bisagno, tra via Moresco e via Canevari. Se regola è, vale per tutti. E Google e democratico: non chiede per che partito voti se ci cerchi un nome.
L’apoteosi è stata raggiunta dal sindaco Marco Bucci che ha promesso una via per il Maciste del cinema muto degli anni ’20, nativo di “Sant’Ilario Ligure”, idolo del fascismo che ne esaltava le gesta in celluloide e lo considerava simbolo e vera figura del superuomo da emulare. La strada esiste già: via Bartolomeo Pagano (così si chiamava) ed è proprio nella “sua” Nervi.

Meglio tacere sulla esteticamente brutta (al di là di ogni ideologia politica) statua dedicata a Giorgio Parodi, cofondatore della Moto Guzzi, piazzata a tradimento a Carignano a celebrare (giustamente) l’imprenditore, ma con la divisa della regia aviazione fascista: praticamente il primo monumento a un uomo in divisa fascista dal 1945 ad oggi e senza alcun motivo né senso, visto che si diceva di voler rendere omaggio e onore al fondatore della prestigiosa azienda. Comunque esiste una via Giorgio Parodi ad Albaro da diversi decenni (qualcuno su una delle targhe ha anche attaccato l’aquila), ma nessuno se ne è mai lagnato.

Tutto questo per dire che le battaglie politiche a colpi di toponomastica e monumenti marmorei di dubbio gusto devono finire e che la politica tutta si sta rendendo ridicola, mancando di rispetto sia ai cittadini (che chiedono cose ben più pratiche), sia ai genovesi scomparsi che in qualche modo hanno fatto grande la città e che vengono usati come mazza nella contesa partitica. Così la politica si rende ridicola, di diceva. Proprio come quando discute di questioni internazionali in Consiglio regionale (dove stamattina si è a lungo discusso di Turchia, ad esempio) o nazionali in Consiglio comunale, per sfruttare le dirette streaming ad uso di campagna elettorale e senza, evidentemente, poter decidere alcunché. Come se non ci fossero questioni locali e importanti a bizzeffe da trattare. La situazione è grave, ma non è seria. Qualcuno doveva pur dirlo e chi scrive se ne prende la responsabilità. È il momento di tornare a una politica dignitosa, meno show e più sostanza, meno selfie e più competenze, una politica più rispettosa dei cittadini e di sé stessa. Perché se siamo ai punti che la strada intestata logora chi non ce l’ha, abbiamo passato il segno di un bel po’.
Che ne dite di smetterla di fare “ammoina toponomastica” in consiglio comunale e di cominciare a guardare davvero cosa lamenta la gente: erba alta, manutenzioni non fatte, cassonetti della spazzatura non svuotati? Basta non solo postare sui social, ma anche leggerli quei social. E guardare la foto. Questo non vale solo per i politici maggioranza che – forse non se ne accorgono – è su questo e non sull’intitolazione delle strade che si giocano la rielezione, ma anche per la minoranza, così impegnata sulle questioni di metodo a spaccare il capello in quattro da perdere troppo spesso di vista quelle di merito. Quelle questioni di merito per cui s’è persa il Comune 4 anni fa: sfalci, manutenzioni, spazzatura. Ce ne sarebbero di cose da affrontare e chi non governa su questo parte in vantaggio. Ma nella Sala Rossa di Palazzo Tursi si parla di intitolazioni delle strade…

Aggiornamento: ci fa notare una lettrice che abbiamo dimenticato, tra le bandierine piantate sulla mappa di Genova dal centro destra, la mozione per l’intitolazione di una strada a Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, che sarà individuata nel nuovo waterfront di levante. La mozione di Mario Baroni (Cambiamo) è stata sottoscritta e votata anche da parte dell’opposizione (Italia Viva e Pd), ma al momento del voto si è sfilato il consigliere Dem Stefano Bernini. Prima, il Pd era uscito dall’aula nel tentativo di far mancare il numero legale perché mancavano molti consiglieri di maggioranza. La verifica, chiesta da Salemi (Italia Viva) ha dato, però, esito negativo e si è andati al voto. Tutti gli altri consiglieri erano fuori dall’aula o presenti non votanti.



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