Oggi a Genova 

Liguria Pride, Silvia Salis in corteo: «Genova è una città dove nessuno deve chiedere il permesso di esistere»

Migliaia di partecipanti hanno attraversato il centro per la parata dei diritti LGBTQIA+. In corteo anche la sindaca, il vicesindaco Alessandro Terrile e una rappresentanza dell’amministrazione comunale. Dopo le polemiche sulle frasi di Roberto Vannacci, Salis rivendica il ruolo delle istituzioni: «Nessuna amministrazione può dirsi neutrale davanti alla discriminazione»

Genova è tornata a riempirsi dei colori del Liguria Pride. La parata ha attraversato il centro con migliaia di persone in piazza per rivendicare diritti, riconoscimento e libertà per la comunità LGBTQIA+. Un corteo partecipato, festoso e politico, arrivato in un clima nazionale segnato dalle polemiche sulle dichiarazioni di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che nei giorni scorsi aveva definito le persone omosessuali “non normali” perché non rappresenterebbero la maggioranza.

Nel primo tratto del percorso ha sfilato anche la sindaca Silvia Salis, come già avvenuto lo scorso anno. Con lei c’erano il figlio Eugenio, che ha portato in braccio, e la madre Tamara Conti. Accanto alla sindaca hanno partecipato il vicesindaco Alessandro Terrile, numerosi assessori comunali, la presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso, la consulente per i diritti LGBTQIA+ Ilaria Gibelli, consiglieri e parlamentari delle forze del centrosinistra.

La presenza della giunta ha assunto il significato di una presa di posizione istituzionale. Per Silvia Salis, il Pride non è soltanto una manifestazione simbolica, ma un momento in cui la città chiarisce da che parte vuole stare. «Una città può dirsi davvero giusta quando nessuno deve chiedere il permesso di esistere, di essere riconosciuto, di essere rispettato», ha detto la sindaca durante il corteo.

Il tema, per l’amministrazione comunale, è anche quello della responsabilità pubblica. Salis ha spiegato che un Comune non può dichiararsi estraneo quando una parte della cittadinanza subisce discriminazioni o vive la propria identità come un motivo di isolamento. «Nessuna amministrazione può dirsi neutrale davanti alla discriminazione: o la vede e lavora per superarla oppure contribuisce a lasciarla dov’è», ha affermato.

Il riferimento alle parole di Roberto Vannacci è stato esplicito. La sindaca ha respinto l’idea che l’identità o l’orientamento delle persone possano essere misurati sulla base della maggioranza o della presunta normalità. «Nel 2026 sentire che si parla ancora di persone non normali ci riporta a un mondo che non vogliamo, un tipo di Paese che non è il nostro», ha detto Silvia Salis. Per la sindaca, la piazza del Pride mostra invece un’Italia e una Genova «solidali, accoglienti, proiettate verso il futuro».

Il messaggio politico è stato quello di non lasciare spazio a una narrazione fondata sulla discriminazione. La sindaca ha parlato di una minoranza che prova a muovere «i sentimenti più negativi e più retrogradi» del Paese, invitando a spostare l’attenzione su chi chiede rispetto, diritti e piena cittadinanza. Secondo la sindaca, il centro del dibattito non devono essere le provocazioni, ma le persone che ogni giorno fanno i conti con paure, solitudini e difficoltà di riconoscimento.

Da qui il richiamo al compito concreto del Comune. «Il compito del Comune è fare in modo che nessuno rimanga fragile perché la sua identità non viene riconosciuta», ha sottolineato Salis. La presenza dell’amministrazione al Pride, nelle sue parole, vuole dare forza soprattutto a chi fatica a dichiararsi in famiglia, con gli amici o sul posto di lavoro, e a chi teme di non essere accettato dalla propria comunità.

Il corteo ha riportato nel centro di Genova una rivendicazione che unisce festa e richiesta di politiche pubbliche. Per la sindaca, ridurre le solitudini è parte del lavoro di un’amministrazione, in particolare quando riguardano giovani, minori, famiglie e cittadini che rischiano di non sentirsi riconosciuti dalla propria città.

Il Liguria Pride 2026 si è così trasformato anche in un messaggio politico dell’amministrazione comunale: Genova vuole presentarsi come una città che riconosce le differenze, tutela i diritti e non considera la discriminazione un fatto privato o marginale. Una città, nelle parole di Silvia Salis, che deve stare «dalla parte di chi riconosce, tutela e costruisce una città più giusta per tutte e per tutti».

In copertina: foto di Dario Di Giorgi


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