Staglieno, il documentario: 1ª puntata: dal progetto alla costruzione del porticato inferiore

In questa puntata vi raccontiamo cosa accadeva alle salme dei cittadini prima della costruzione del cimitero monumentale. I francesi, sotto il cui dominio è stata Genova dal 1805 al 1815, raccontano de «La noncuranza e il disprezzo, possiam dirlo, la barbarie con la quale ad eterna vergogna del nostro secolo abbiamo veduto trattare i morti». Il cimitero di Staglieno viene inaugurato solo il 1º gennaio 1851. Vi raccontiamo quanto costava lo spazio nei porticati, di quando Sissi imperatrice d’Austria visitò il camposanto, di quando il Comune voleva costruire il “grattacielo dei morti”. E di tutte le straordinarie opere che sono custodite a Staglieno

Questo è il primo di una serie di documentari che raccontano come è nato il cimitero Monumentale di Staglieno. Incontreremo i personaggi, gli scultori, le opere d’arte grazie a (in questa puntata) Caterina Olcese (storica dell’arte, Soprintendenza Beni Culturali); Patrizia Risso (Fai), il sindaco Marco Bucci che ci racconterà dei nodi della barca del monumento dell’Angelo nocchiero, l’attore Mauro Pirovano che ci porterà a conoscere Caterina Campodonico, la venditrice di reste e canestrelli che ha voluto il suo monumento funebre con quelli di ricchi e borghesi.

La sepoltura a Staglieno, uno status symbol. Solo i più ricchi potevano permettersi nicchioni e statue nelle gallerie monumentali

Nel libro stampato nel 1864, scritto dalla sacerdote Giuseppe Antonio Ravaschio, cappellano del camposanto, si descrivono i prezzi degli spazi stabiliti il 1º aprile del 1846. 

Si va dalle 350 lire dei depositi sotto il pavimento della galleria piccola fino all’edicola nel porticato superiore del costo di 20.000 lire. A questa spesa si doveva ovviamente aggiungere quella per la lapide oppure per il vero e proprio monumento. In nicchioni nel porticato inferiore costavano 2.500 lire ciascuno mentre le arcate in facciata del porticato 1500 lire. I depositi sotto il pavimento 500 lire. Nel porticato superiore, invece in nicchioni costavano 6.000 lire, 8.000 se in capo del porticato, mentre i depositi sotto il pavimento costavano 1600 lire. Riusciamo a fare la proporzione con la lira prima sabauda e poi italiana dell’anno dell’unità d’Italia, il 1861. All’epoca il consumo medio procapite era di 251 lire piemontesi all’anno ovvero 1.209 euro attuali all’anno. L’italiano medio doveva vivere con tre euro in valori attuali al giorno cioè 93 euro al mese. La maggior parte delle persone viveva in condizioni di miseria. Il deposito sotto la pavimentazione della galleria inferiore costava quindi come due anni di reddito medio mentre un nicchione nella galleria superiore costava come 10 anni di reddito. A questa spesa bisognava, ovviamente, aggiungere quella del marmo e dello scultore che avrebbe realizzato la statua.

Il Comune di Genova contava di guadagnare solo da questi spazi quasi 7 milioni di lire, cioè l’equivalente di circa sette anni di tasse portuali dell’epoca.

Nel 1846 si calcolava di riuscire a vendere poi il terreno dei boschetti in collina, il regolare e l’irregolare, per 150 lire al metro superficiale. c’era, infine, il reddito relativo alle sepoltura temporanee, nelle aree allo scoperto.

Il Municipio prevedeva di spendere in totale per la costruzione dell’intero cimitero circa 4 milioni di lire. Le spese anteriori all’anno dell’inaugurazione, il 1850, erano state di poco più di 1 milione compreso l’acquisto dei terreni. Nei successivi 14 anni si era speso una cifra pressoché identica Per un totale di 2.127.026 lire.

I genovesi sono sempre stati allergici ai cimiteri, forse a causa della loro proverbiale propensione a considerare il contingente, il concreto, più che il trascendente e l’oltretomba. Mentre altre città costruivano i loro grandiosi camposanti, la nostra città arriva all’inizio del 1800, con i pochi ricchi e potenti sepolti nelle chiese e i morti del popolo gettati in specie di fosse comuni dette muggi, cioè “mucchi”. Mucchi di cadaveri che venivano accatastati soprattutto in occasione delle ripetute epidemie di peste o di colera. Non c’era solo l’Acquasola, dove tutti i genovesi sanno essere sepolti migliaia di scheletri.

Di morti, ai tempi della peste del Seicento, furono riempite, ad esempio, le fondamenta dell’Albergo dei Poveri dove nei pressi stava anche un oratorio, in seguito anche quello riempito di cadaveri il cui fetore causava non pochi problemi alla gente della zona. Alcune fosse stavano alla batteria della Strega, in balia delle mareggiate. Proprio all’Acquasola uno di questi muggi era esploso lasciando uscire liquami infetti durante un’epidemia, circostanza che causò una strage di cittadini della zona a valle i quali si ammalarono e morirono in massa.


La commissione di sanità di Genova nel suo rapporto all’Istituto nazionale di Parigi (all’epoca Genova era sotto il dominio francese) a proposito dei cimiteri dell’inizio dell’Ottocento scriveva:

La noncuranza e il disprezzo, possiam dirlo, la barbarie con la quale ad eterna vergogna del nostro secolo abbiamo veduto trattare i morti; lo Stato rivoltante dei luoghi nei quali sono gettati i corpi, la violazione di tutti i principi della morale della fisica della medicina delle nelle sepolture attuali, hanno fatto temere che i liguri fossero degenerati e resi affatto insensibili all’impressione della natura. Questo strano comportamento ha scosso tutti gli animi sensibili ed ha eccitato l’attenzione del governo il quale è geloso di rigenerare in questa parte i costumi della nazione richiamando i cittadini ai doveri che deve ognuno ai suoi simili quando hanno cessato di vivere, avendo già consultato la commissione centrale di sanità e l’Istituto nazionale, non tarderà sicuramente a rimettere sul suolo della Repubblica il lodevole costume dei cimiteri camposanti e conciliare con i riguardi che la pietà dei defunti la massima sollecitudine per la salute dei vivi.


Stando cosi le cose, ovvio che nessuno volesse la realizzazione di un cimitero vicino a casa, nel timore che fosse condotto come quelli già esistenti.

Dopo l’editto di Napoli con cui Napoleone aveva già vietato le sepoltura nelle chiese, le regie le regie patenti di Carlo Alberto, nel 1832, vietano espressamente nel territorio di Genova di dar sepoltura nelle chiese e cappelle pubbliche e in qualunque altro luogo compreso nel recinto della città. 

Il 3 ottobre 1835, dopo che erano state valutate e bocciate varie ipotesi, il real Senato approva la costruzione del cimitero nella villa Vaccarezza situata nel Comune di Staglieno. Sì, perché all’epoca non era ancora stata realizzata la grande Genova e quindi tutti i comuni di Val Bisagno, Val Polcevera, Ponente e levante, che poi furono annessi alla città, erano ancora autonomi.
Il sindaco di Staglieno Paulasso, a nome dei cittadini, tentò di opporsi ma siccome all’epoca i comitati del no non avevano, come invece accade oggi, voce in capitolo, la villa Vaccarezza venne espropriata e si Pagarono 24.000 lire per la casa patronale e 104.545 lire per i beni rurali per un totale di 128.545 lire. E cimitero fu. 

Della prima persona sepolta sappiamo molto poco. Si chiamava Giuseppe Antonio Procurante e fu sepolto il 1 gennaio 1851, proprio il giorno dell’apertura del cimitero. Le gallerie però non erano pronte così il suo corpo fu temporaneamente deposto in un campo. Solo il 16 maggio dello stesso anno venne finalmente collocato nel porticato inferiore, nella tomba numero 100, quella dove riposa ancora. Nella lapide, i sette figli fecero scrivere che era stato un padre affettuoso. Nel tempo, la lapide si ruppe e siccome non c’erano più eredi disposti a farne incidere una nuova ed essendo la tomba nel pavimento della galleria, dove passano molte persone, ne fu sistemata una che reca, appunto, soltanto l’iscrizione col numero 100. 

Comune di Genova, obiettivo: recuperare il patrimonio e valorizzare anche a scopo turistico la galleria d’arte a cielo aperto dei porticati e delle statute del secolo scorso e degli inizi del Novecento

Sotto: le interviste al vicesindaco e assessore ai cimiteri Massimo Nicolò, all’assessore alla Cultura Barbara Grosso, all’assessore al turismo Laura Gaggero, oltre che al presidente del Municipio Media Valbisagno Roberto D’Avolio e alla presidente dell’associazione di volontariato “Per Staglieno” Emanuela Mantero.

Aster, la società di onoranze funebri controllata dal Comune, ha finanziato anche restauri e lavori all’interno del cimitero Monumentale

L’intervista a Franco Rossetti, dirigente Asef, che racconta l’attività dell’azienda non solo a favore di Staglieno, ma anche per altre iniziative e realtà culturali, sociali e sportive.

Nelle prossime puntate del documentario: il cimitero inglese e quello ebraico, il porticato superiore, il pantheon e la statua della Fede (scopriremo chi fu la modella che posò per la realizzazione), i restauri, i personaggi che tra il 1851 ai primi decenni del Novecento hanno fatto la storia della città e oggi sono sconosciuti ai più.

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