Il 25 aprile dei vinti: Plinio critica Toti e Bucci, Culturaidentità onora le «vittime dei partigiani»

Mentre tutta Italia festeggia il 76º anniversario della Liberazione, il rappresentante di CasaPound censura Presidente della Regione e Sindaco per non aver portato corone di alloro al sacrario Rsi. L’associazione racconta la storia di alcune persone che sarebbero state uccise dalla brigata partigiana Balilla

Gianni Plinio, ex presidente del Consiglio Regionale della Liguria «censura il comportamento del presidente della Regione Giovanni Toti e del sindaco di Genova Marco Bucci che non hanno ritenuto di far deporre una corona anche al Sacrario della RsiSI di Staglieno nella ricorrenza del 25 aprile» recita una nota del rappresentante di Casapound.

«Onorare anche il sangue dei vinti è dimostrazione di pietas e di civiltà – dice Plinio -. Purtroppo così non è stato e Bucci e Toti e la stessa Ministra Cartabia si sono allineati ai nostalgici della guerra civile con la bandiera rossa. Si è voluto impunemente offendere la memoria di tantissimi Italiani, tra cui molti giovani, che pure sono caduti per la Patria. Se lo ricordino e giudichino i tanti genovesi che, a differenza loro, auspicano, dopo 71 anni, la pacificazione nazionale senza la quale non si può ipotizzare alcuna vera ricostruzione».

Sabato mattina, invece, una delegazione delle associazioni di area di destra CulturaIdentità Genova e Orizzonti Identitari si è recata presso il cimitero della Biacca, a Bolzaneto, «per una pulizia e un omaggio alle tombe di alcune vittime della Brigata Partigiana Balilla».
«Le fotografie ci mostrano le tombe di Pietro (20 anni) e Angela Cereseto (17 anni) e di Giuseppe Cambiaggio e del figlio Camillo di 16 anni – dicono a Cultura e Identità -. Pietro Cereseto fu arrestato il 25 aprile in quanto appartenete alla milizia portuale. L’unica colpa della sorella fu quella di recarsi al campo di detenzione a Bolzaneto per portargli cibo e abiti puliti. Senza ragione fu anch’essa arrestata ed entrambi uccisi, non prima che Pietro, opponendo resistenza ai carnefici della sorella, riuscisse a colpire a morte uno dei partigiani.Immersa nel mistero la morte del disegnatore Giuseppe Cambiaggio, estraneo alla politica e del giovanissimo figlio Camillo, a cui pare venisse attribuita la colpa di giocare a pallone nel campetto del presidio della Guardia Nazionale Repubblicana di Bolzaneto. La mattanza che dal 25 aprile si prolungò fino ad agosto inoltrato, raggiunse, solo a Bolzaneto, le  oltre 150 vittime  di cui solo 80 identificate e la metà della quali costituita da civili, donne, adolescenti, commercianti, anziani».

Non conosciamo le specifiche storie raccontate dall’associazione, ma non fatichiamo a credere che siano vere. La guerra è questo e la violenza, purtroppo chiama sempre violenza. È cosa nota che siano stati migliaia i fascisti uccisi durante la Resistenza e dopo la Liberazione. Non può e non deve essere una gara di numeri, ma ricordiamo, per fare solo uno dei tanti esempi possibili, che 8.500 furono gli ebrei italiani deportati dopo l’8 settembre ’43 prevalentemente ad Auschwitz. Di essi 900 erano bambini. Sopravvissero solo 1000 persone. Furono deportati nei Campi di sterminio controllati dalle SS.
L’Olocausto in Italia (la Shoah italiana) si colloca all’interno di un fenomeno di genocidio di ben più vaste proporzioni che attraverso misure di persecuzione razziale e politica di pulizia etnica, messe in atto dal regime nazista del Terzo Reich e dai loro alleati tra il 1933 e il 1945, portò alla discriminazione e quindi all’eliminazione fisica di 15-17 milioni di vittime, tra cui 6 milioni di ebrei europei.

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