Chiuse le indagini per il crollo del Morandi. Pila 9, né monitoraggio né interventi per 51 anni

Utili e dividenti stellari, pochissimi investimenti sulle manutenzioni, secondo i Pm, con la presunzione di riuscire a intervenire poco prima del crollo. 69 persone accusate a vario titolo per disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale (che prevede una pena più alta), attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo colposo. A queste si aggiungono le aziende Aspi e Spea, accusate di omicidio colposo per violazione delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro e il falso informatico. Il procuratore Cozzi: «In tre anni di indagini non abbiamo perso nemmeno un giorno». Toti: «Oggi la verità e la giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi sono più vicine»

Avviso di conclusione delle indagini sul crollo del Ponte Morandi, gli inquirenti tratteggiano uno scenario inquietante. Secondo le prove raccolte è come se Aspi avesse giocato alla roulette russa, posticipando all’infinito le manutenzioni nonostante i bilanci fossero così in attivo (gli utili, tra il 2006 e il 2017 hanno variato tra i 586 e i 969 milioni di euro) da garantire ricchi dividenti, tra l’80 e il 100%. Poi è successo l’irreparabile, è accaduta la tragedia con 43 vittime che il risultato di quelle indagini indica come ampiamente annunciata. I pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno e il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio avevano indagato 71 persone: oltre ai vertici di Aspi e Spea (che all’epoca aveva la responsabilità delle manutenzioni), ex tecnici delle due aziende ed ex e attuali dirigenti e tecnici del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato ai Lavori pubblici. Ora il conto è sceso a 69 perché alcuni sono deceduti nel frattempo e si è aggiunto un tecnico. Le accuse sono, a vario titolo, di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale (che prevede una pena più alta), attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo colposo.

Aspi e Spea, la Procura contesta l’omicidio colposo per violazione delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro e il falso informatico

Indagate anche Aspi e Spea. La Procura contesta loro l’omicidio colposo per violazione delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro e il falso informatico. Non avrebbero provveduto a effettuare i controlli «per un interesse e a loro vantaggio consistente nel risparmio – si legge nel documento di conclusione delle indagini – derivante dai mancati o comunque insufficienti investimenti nell’attività di sorveglianza e di manutenzione delle opere della rete autostradale e nel conseguente incremento degli utili distribuiti ai soci, anche da persone che rivestivano funzioni apicali di amministrazione e direzione, quali l’amministratore delegato Giovanni Castellucci».
Le indagini ricostruiscono la roulette russa, con la canna della pistola puntata sui milioni di automobilisti e camionisti che ogni anno passavano sul ponte: documenti «inidonei a fornire una rappresentazione completa e veritiera dei difetti esistenti» secondo una «filosofia manutentiva praticata dalla società che prevedeva che il degrado non fosse prevenuto o affrontato e risolto sul nascere, ma fosse lasciato avanzare e progredire». Fino a quel crollo che i responsabili pensavano di poter prevedere in tempo da evitare che avvenisse col ponte aperto. Eppure l’azienda aveva aumentato il massimale assicurativo da 100 a 300 milioni di euro per «rischio di crollo per ritardati interventi di manutenzione». Questo nel 2013. Le indagini raccontano dei controlli mai eseguiti, in particolare sulla pila 9, o giudicati totalmente insufficienti. Eppure, quei pochi monitoraggi effettuati mettevano in luce che proprio la pila 9 era particolarmente a rischio. Il ponte è stato inaugurato nel 1967. Nei 51 anni dall’inaugurazione al crollo del 14 agosto 2018 non è «mai stato eseguito il benché minimo intervento manutentivo di rinforzo sugli stralli della pila» prosegue il documento di chiusura delle indagini.

Nella conferenza stampa di oggi, il procuratore Francesco Cozzi, a proposito dei tempi, ha detto che per le indagini «Non è stato perso nemmeno un giorno senza lavorare».
«È stato un lavoro straordinario – ha aggiunto -. Questo è un passaggio importante ma è il punto di vista della procura, dello Stato. Ora si apre una fase in cui le difese spiegheranno le proprie ragioni». Poi ha concluso: «Come servitore dello Stato, sono onorato ad avere coordinato questa indagine. Lo dovevamo alle vittime e per tutelare interessi pubblici e privati».

«Oggi la verità e la giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi sono più vicine». Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha commentato la chiusura della fase delle indagini preliminari. «Il mio grazie oggi va allo straordinario e complesso lavoro della Procura di Genova – ha aggiunto – che, con impegno incessante, ha chiuso le indagini preliminari su quella tragedia immane, in cui morirono 43 persone. La chiusura delle indagini rappresenta un momento importante soprattutto per i familiari delle vittime, che attendono risposte per la scomparsa dei loro cari, a poco più di 32 mesi da quel terribile 14 agosto del 2018. Un giorno che nessuno potrà mai dimenticare, spartiacque indelebile per la storia, passata e futura, di Genova, della Liguria e di tutto il Paese e su cui – conclude – speriamo si faccia presto giustizia”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: