Stamattina la protesta di Nuova Ecologia a Nervi

Il circolo di Legambiente manifesterà nei pressi del ponte romano «contro la cementificazione» e per chiedere «quella piscina che il Sindaco ha promesso da due anni e di cui non c’è traccia nei documenti comunali»

Il circolo contesta il progetto di rifacimento del porticciolo, con i gradoni in cemento sostenendo che sarebbero servite «superfici filtranti che esistono, funzionano e vengono usate in tutto il mondo». Per quanto riguarda i lavori alla foce del torrente Nervi, i manifestanti sostengono che «la discesa di terra e ghiaia dei fiumi e dei torrenti deve essere rallentata attraverso la manutenzione costante dei versanti a monte e la pulizia dei canali scolmatori» e che «l’alveo dei torrenti non deve essere ulteriormente occupato da manufatti di cemento e una vegetazione selezionata e non invasiva deve potersi sviluppare lungo le rive».

Foto di Marco Pelizza


«Rinaturalizzare – recita il volantino – significa anche evitare gli scavi che approfondiscono l’alveo dei torrenti: lo scavo apparentemente dà più spazio all’acqua ma in realtà fa più danni che benefici perché aumenta l’instabilità delle sponde e accelera la velocità dell’erosione e il rischio di esondazioni. A Nervi, invece, si fa tutt’altro. La vecchia piscina è stata sostituita con una gradinata di cemento che avrà tutti i difetti (impermeabilità all’acqua, riverbero di calore) del manufatto di prima, senza averne nemmeno l’utilità sociale che la vecchia piscina bene o male aveva. Il torrente verrà scavato fino a 2 metri di profondità e ingabbiato tra pareti di cemento L’impatto dello scavo e i manufatti di cemento non aumenteranno la sicurezza del torrente (si è visto che strutture di cemento armato, molto simili, realizzate nel Polcevera, non hanno resistito alle piene). In compenso, lo scavo nella roccia viva è una minaccia alla stabilità degli edifici antichi, a cominciare dal ponte medievale e dalle case storiche che si affacciano sul Nervi. Ci si guadagnerà un micro porto canale lungo circa 150 metri e largo circa 15. Non abbastanza (la geografia del luogo è quella che è) per dare spazio alle esigenze dei diversi soggetti che oggi usano liberamente le acque della baia (canoisti, velisti, pescatori, appassionati di water polo), che anzi probabilmente dovranno entrare in un regime di limiti reciproci e regolamenti. In compenso, in caso di esondazione, si dovrà gestire il rischio dei natanti attraccati. Il problema delle piene e del trasporto di fanghi e ghiaie dai versanti a monte resta tale e quale. La pulizia dello scolmatore non è stata eseguita da anni. I finanziamenti ai lavori pertinenti non sono nemmeno citati nel Piano Triennale delle opere pubbliche votato in Comune, che cita solo l’asta terminale del torrente».

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