Boccadasse, gaffe di Tursi: «Niente numero chiuso». Ma il decreto nazionale impone la zona rossa

Assessore e consigliere delegato rilasciano dichiarazioni alla stampa sul fine settimana di Pasqua: «Cercheremo di evitare che ci siano troppe persone contemporaneamente e che quindi ci sia il rischio di assembramenti». Ma il messaggio è fuorviante, lasciando intendere che i genovesi potranno passeggiare o persino fermarsi con mascherine e distanza di sicurezza. Non è così. Viale e Gambino dimenticano infatti, che anche il Comune (con la sua Polizia locale) è tenuto a far rispettare la norma nazionale: il 3, 4 e 5 aprile sono vietati gli spostamenti se non una visita al giorno verso un’abitazione privata di parenti o amici salvo “comprovati motivi di lavoro, salute o necessità”. E tra questi non sono previsti né lo struscio sui lungomare né il passeggio a Boccadasse

Il sindaco Marco Bucci ha appena finito di dire che solo ieri sono state elevate 58 sanzioni per il mancato rispetto delle norme di prevenzione Covid, delle quali 4 ad attività economiche. «Dobbiamo uscire dallo spettro dei cattivi comportamenti – dice -. Rispettare le regole e vaccinarsi sono l’unico modo di uscirne». E il presidente della Regione Giovanni Toti anche lui (dopo aver imposto, seppure a malincuore, l’ordinanza che vieta le seconde case) raccomanda il rispetto delle regole in questi giorni, perché l’obiettivo è abbattere i contagi e riuscire ad aprire dopo Pasqua il più possibile, a partire dai bar, ma anche teatri, musei, piscine e palestre. Cosa che, evidentemente, non sarà possibile se non scendono i contagi. Le cose sono messe piuttosto male soprattutto nel ponente regionale, ma anche Genova non è messa bene, anche se meno peggio che nel nord. E bisogna assolutamente rimontare la china, con vaccinazioni a tappeto e, appunto, qualche giorno di sacrificio totale nella “zona rossa” nazionale che comunque chiude tutto tranne i supermercati alimentari.
Poi arrivano loro, il duo assessore alla Sicurezza Giorgio Viale/consigliere delegato del Comune alla Protezione civile Sergio Gambino che (lo si può leggere sul sito dell’Ansa) dichiarano candidi alla stampa che per il week end pasquale l’amministrazione cercherà «di evitare che ci siano troppe persone contemporaneamente e che quindi ci sia il rischio di assembramenti» e poi aggiungono che saranno impiegati agenti della locale e volontari di protezione ai vari varchi di accesso che sbloccheranno l’afflusso dei visitatori quando non ci siano troppe persone. Niente contingentamento e niente “numero chiuso”, quindi, ma un presidio anche per persuadere le persone a indossare le mascherine ed evitare comportamenti che possano essere sanzionati. E, così, la zona rossa nazionale ce la siamo simpaticamente fumata.

Cosa dice la norma nazionale?

Che «il 3, 4 e 5 aprile 2021, su tutto il territorio nazionale (tranne che nelle zone bianche, cioè nella sola Sardegna), si applicheranno le restrizioni previste per le zone rosse» e che in zona rossa sono consentiti esclusivamente i seguenti spostamenti:
– per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità (anche verso un’altra Regione o Provincia autonoma);
– il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, compreso il rientro nelle “seconde case” ubicate dentro e fuori regione, ma non in Liguria dove c’è un’ordinanza regionale che lo vieta.
Gli spostamenti per far visita ad amici o parenti autosufficienti e, in generale, tutti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria non dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute sono invece vietati fino al 2 aprile e nella giornata del 6 aprile 2021. Insomma, il contingentamento lo mette, su tutta Italia, il decreto nazionale.
Nei giorni 3, 4 e 5 aprile 2021 sarà consentito una sola volta al giorno, spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata della stessa Regione, tra le ore 5.00 e le 22.00, a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro.

No, lo struscio a Boccadasse (e in nessun altro luogo d’Italia tranne in Sardegna) con o senza mascherina, con o senza distanze di sicurezza non è previsto tra i “comprovati motivi di lavoro, salute o necessità”. E ora, chi lo dice all’Assessore e al Consigliere delegato che stanno organizzando Polizia locale e Protezione civile per consentire le passeggiate a Boccadasse “in sicurezza”?

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