Un vaccino di nome Wanda, Anzalone tenta di creare corsia preferenziale ai lavoratori di un bar

La lettera di richiesta di vaccinazione dei soli lavoratori di uno specifico pubblico esercizio (il bar Wanda, appunto), scavalcando le regole nazionali e locali, è stata inviata dal consigliere regionale in carta intestata al direttore generale del San Martino Giuffrida che, in osservanza alle norme, non ha dato seguito alla “segnalazione”

La lettera, in carta intestata, è partita dall’ufficio del consigliere regionale per tutte le stagioni Stefano Anzalone, delegato in Comune con Doria (centrosinistra), delegato in Comune con Bucci (centrodestra) e, infine, appunto, consigliere regionale, senza mai abbandonare lo scranno di Tursi.
La carta intestata è quella del gruppo “Cambiamo con Toti presidente”, con tanto di logo della Regione a conferirle una certa autorevolezza e ufficialità. La lettera, però, pare che mai sia stata concordata col gruppo né col capogruppo, né tantomeno con Giovanni Toti. Il leader del partito e presidente della Regione, affaccendato in ben più universali attività per la vaccinazione della popolazione, si dice non aver preso benissimo l’iniziativa, tanto da sentire la necessità di richiamare il partito nella chat whatsapp collettiva a concentrare l’attenzione non sui casi specifici, ma sulle questioni generali, che poche e semplici non sono. Anzalone sarebbe uscito precipitosamente dalla stessa chat. Toti ha anche chiesto ufficialmente ieri a tutti i partiti, di maggioranza e opposizione, di non intervenire per casi specifici: «Ho chiesto a tutti, non solo ai partiti, di evitare di promuovere la vaccinazione di una categoria rispetto ad un’altra, questo non è un tema da politica. Noi ci atterremo alle indicazioni tecniche e nazionali, anche se cambiano spesso», ha detto.

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Il caso specifico proposto da Anzalone si chiama “bar Wanda”. Wanda come la Osiris, soubrette stella dell’avanspettacolo del Novecento. Wanda come la coprotagonista del celebre film di Charles Crichton (“Un pesce di nome Wanda”) che ha fatto incetta di premi, dall’Oscar al David di Donatello. L’assonanza, però, non c’entra niente coi fatti: nel Covid e nel tentantivo di Anzalone non c’è nulla di spettacolare. Nell’epidemia c’è, invece, la paura. Quella che ogni lavoratore che abbia contatto col pubblico e coi colleghi sconta da un anno a questa parte, quella di contrarre il Covid. Una paura comune e diffusa come diffuso è l’umanissimo sgomitamento di ogni categoria per farsi inserire in priorità tra le categorie da vaccinare. Ovvio che poi, in carenza di dosi vaccinali, siano le autorità a decidere in relazione al rischio reale di conseguenze nefaste, ma anche alla necessità di non fermare i servizi fondamentali. A passare in “priorità 1” sono stati per questo, insieme agli ultraottantenni, il personale medico e paramedico, poi le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, la polizia locale, gli insegnati, anche se le categorie a contatto col pubblico sono tantissime, dai lavoratori degli uffici pubblici e privati ai cassieri dei supermercati, dai giornalisti a chi lavora nei pubblici esercizi, come tante altre.
Tutti, ogni giorno, se la rischiano un po’ per lavorare, esattamente come i lavoratori del bar Wanda.

Il consigliere regionale Stefano Anzalone, che nella firma della missiva non manca di ricordare con un “Cav.” davanti al nome di essere stato nominato Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, sostiene curiosamente l’utilità generale di dare priorità ai lavoratori di un solo pubblico esercizio (categoria, peraltro, non inserita ad oggi tra quelle a rischio): il bar-edicola «a conduzione familiare», precisa l’autore della lettera, che «esercita regolarmente la propria attività» nella «prossimità dell’ospedale». Esattamente come – è bene ricordarlo – migliaia di esercenti in Italia, centinaia a Genova, attorno a tutti gli ospedali, se mai esistesse un rischio geografico. Tutto questo senza che le associazioni di categoria si siano mai sognate di chiedere la priorità tentando di scavalcare soggetti fragili, ultrafragili e anziani, quelli che più rischiano la vita in caso si ammalassero, né i mestieri fondamentali per il funzionamento del Paese.
E, invece, il bar Wanda e solo quello è stato proposto con lettera ufficiale dal consigliere regionale al direttore generale del San Martino, Salvatore Giuffrida. Una raccomandazione? Certamente una richiesta che, se soddisfatta, avrebbe scavalcato le norme generali nazionali e regionali. Secondo Anzalone, la vaccinazione del personale di quel solo e specifico bar sarebbe «un’accortezza per poter contrastare la diffusione dell’epidemia tutelando la clientela e i lavoratori stessi». Però i vaccinati, pur non ammalandosi, se vengono contagiati sono comunque contagiosi a loro volta. Insomma, la vaccinazione del personale dello specifico bar sarebbe servita non ai clienti, ma solo ai lavoratori, esattamente come servirebbe a tutti i lavoratori, a tutti i cittadini liguri: 1,551 milioni.
Anzalone scrive a Giuffrida che ci sarebbe da «riconoscere un po’ di attenzione» ai lavoratori di quello specifico bar perché effettuano «consegne di alimenti e riviste presso i reparti di degenza». Però il cibo ai degenti viene consegnato dal catering interno dell’ospedale, quindi quella del locale resta un’attività commerciale, legittima, ma non certo essenziale. Utile, ma non certo prioritaria come quella di medici e infermieri, del personale oss, del personale delle pulizie. Ovvio che chi consegna per conto del bar non possa entrare nei reparti Covid e che possa accedere soltanto ai luoghi a cui hanno accesso anche tutti i parenti dei degenti. Sarebbe bello poterli vaccinare tutti, ma per ora non ci sono dosi a sufficienza.
Ovviamente il policlinico San Martino non ha dato seguito alla richiesta del consigliere.

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