La sicurezza reale e la sicurezza parlata. Garibaldi denuncia: «La Lega chiude l’osservatorio regionale»

C’è la sicurezza “parlata”, quella che passa per i social, spesso con argomentazioni xenofobe, quella che è ben poco attenta alla criminalità organizzata e amplifica la percezione di insicurezza e la microcriminalità. Poi c’è la reale sicurezza cercata, quella che si basa su studi scientifici, che analizza i problemi per risolversi. O, meglio, in Liguria c’era. Perché, come denuncia il capogruppo Pd, «la Lega ha chiuso l’Osservatorio regionale per impiegare i fondi per finanziare le mostrine degli agenti»

È di pochi giorni fa la notizia che la Dia, la Direzione antimafia, nel suo rapporto al Parlamento, ha denunciato il tentativo di infiltrazione delle mafie in Liguria. Negli appalti, a partire da quello del nuovo ponte di Genova, ma anche in tutto il resto dell’economia, attraverso i prestiti ad usura in questo momento di grave crisi economica: ai negozi, ai pubblici esercizi, agli artigiani, ma anche ad altre aziende. E tenta di passare anche per il gioco d’azzardo legale, tema delicato nella nostra regione, dove la legge regionale approvata anni fa all’unanimità è stata congelata a partire dal passato ciclo amministrativo.

Cosa dice l’ultimo rapporto dell’Osservatorio regionale sul tema “criminalità organizzata in Liguria”? È del 2018 e spiega, ad esempio «in riferimento alla città di Imperia (quella che dove il fenomeno mafioso è sempre stato più consistente n. d. r.) balzano all’attenzione gli aumenti esponenziali delle denunce riferite alle “lesioni” e alle “minacce». I dati «riportano l’aumento delle lesioni registrate dalle 49 del 2016 alle 88 del 2017, mentre le denunce di minaccia passano da 50 del 2016 a 85 del 2017. Un approfondimento focalizzato sul caso cittadino individua tale crescita in una ragione principe: l’aumento di queste due fattispecie delittuose in associazione ad altri reati di tipo predatorio e/o contro la proprietà (scippi, borseggi, furti in appartamento) i quali, in sede processuale, finiscono con l’essere ascritti al medesimo fascicolo giudiziario, da cui prenderà il via l’iter processuale».
Poi, l’Osservatorio, mettendo a sistema i dati, chiarisce che i reati che tanto piacciono alla “sicurezza parlata” di forte orientamento politico sono in calo ovunque. Insomma, disarticola con i numeri, con i fatti, le tesi del populismo di destra che amplifica, al contrario, la percezione di insicurezza.
Un altro tema sensibile toccato è quello della reale utilità delle ordinanze sindacali come sistema per migliorare la sicurezza urbana o, meglio, in relazione ai temi della sicurezza urbana e alle norme che ne regolano i fenomeni criminosi e di devianza sociale. Analizzando anche il fenomeno che sta proprio alla base stessa del populismo di destra che basa specificamente la propria popolarità elettorale sulla falsata e gonfiata percezione di insicurezza della popolazione: «Il contrasto verso un obiettivo ben identificato è ciò che ha preso forma anche in Italia, nel corso degli anni Novanta, mediante il sorgere dei cosiddetti “comitati di cittadini”, che esprimevano la richiesta di maggiore ordine e sicurezza nei quartieri investiti dall’arrivo dei primi flussi migratori stranieri. Dunque, mai come in questi casi, le tematiche riguardanti la paura, l’insicurezza dal crimine e dal degrado urbano, si presentano complesse da scardinare e articolate nel loro governo. Paradossalmente, però, esiste ben più di un caso in cui l’applicazione di mirate pratiche progettuali, che discendono dall’esistenza di realistiche politiche di sicurezza, consentono l’offerta di risposte in grado di agire sulla destrutturazione dei problemi, riconducendo il livello di pericolosità sociale percepito nelle dimensioni reali; disinnescando quindi quel potenziale “esplosivo” che è indicizzato solitamente dal livello di allarme sociale scatenato».
Nel rapporto, curato dal criminologo Stefano Padovano (che insegna Criminologia e Politiche della Sicurezza urbana in ambito universitario, per enti di formazione ministeriali e regionali e, con decreto del Ministero della Giustizia, dal 2017 è stato nominato esperto del Tribunale di Sorveglianza di Genova) c’è anche una bella analisi della situazione di Sampierdarena che tratteggia, ad esempio, come il degrado sia frutto di scelte urbanistiche e circostanze di carattere economico. E se si pensa che l’azione dell’attuale giunta comunale su Sampierdarena si può riassumere in due atti: la chiusura di piazza Settembrini con cancelli (che liberano la piazza da fenomeni di degrado per trasferirli appena fuori dalle inferriate) e il via libera all’insediamento di Esselunga in via di Francia, che desertificherà definitivamente il quartiere sotto il profilo commerciale (privandolo della funzione sociale e di contributo alla sicurezza reale del commercio) terminando il “lavoro” cominciato dalle giunte di sinistra col via libera alla Fiumara, ben si comprende come il lavoro scientifico dell’Osservatorio poco possa andare a genio alla Lega che gestisce il tema attraverso l’assessore al Commercio che ne ha competenza.

Sotto potete scaricare l’ultimo rapporto disponibile sul sito della Regione

A partire dalla seconda metà del 2005, la Regione ha istituito l’Osservatorio regionale sulla sicurezza urbana, come previsto dall’articolo 3 della legge 28/2004 (Interventi regionali per la promozione di sistemi integrati di sicurezza).
L’osservatorio è uno strumento di analisi scientifica e di supporto per le attività in tema di politiche della sicurezza urbana; in particolare, provvede alla raccolta dei dati statistici relativi ai delitti commessi e allo studio dei fenomeni criminosi per garantire il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. A partire dal 2006, la Regione Liguria redige un rapporto annuale sulla sicurezza urbana, nel quale intende analizzare e interpretare le tendenze relative alla sicurezza e alle aree urbane a maggiore criticità: la raccolta e la lettura di questi dati permette di inquadrare meglio l’orientamento degli interventi a beneficio delle singole amministrazioni e di trovare gli strumenti per ridefinire le finalità e le modalità di azione di chi opera nel campo della diagnosi e della valutazione dei comportamenti criminosi.

Tutto questo, denuncia il capogruppo Pd-Articolo Uno Luca Garibaldi, non esisterà più perché, dice la Regione ha preso la decisione di chiudere l’Osservatorio.
«La scelta della Regione, e in particolare della Lega, di chiudere dopo 15 anni l’Osservatorio sulla sicurezza urbana e il contrasto alla criminalità, è un segnale molto preoccupante – spiega Garibaldi -. Una decisione ottusa e grave, proprio nei giorni in cui la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia sottolineava come le organizzazioni mafiose – durante la pandemia – si stiano muovendo per cercare di infiltrare con sempre maggiore forza diversi settori, dagli appalti pubblici alla sanità, fino a quelli più esposti agli effetti della crisi, dalla ristorazione alle strutture alberghiere. Un momento di emergenza dove le mafie – continua sempre la relazione della Dia – usano sempre più i meccanismi dei prestiti usurai per entrare nella gestione di attività di imprenditori in difficoltà ed acquisirne il controllo. Il quadro ligure è quindi preoccupante e meriterebbe una attenzione particolare e costante, una capacità di studiare i fenomeni in corso, in grado di fornire un contributo attivo per intervenire nella lotta alla criminalità organizzata e non solo. Proprio il compito che svolge l’Osservatorio. La Regione sceglie – proprio negli stessi mesi in cui si è avviata finalmente la Commissione Antimafia – di privarsi di questo strumento fondamentale per la conoscenza e lo studio sulla criminalità. Peraltro la risposta dell’Assessore Regionale al Commercio della Lega è sconsolante: “abbiamo usato quei soldi per dare le mostrine agli agenti”. Si spendono tranquillamente 1 milione e mezzo per staff eventi e comunicazione, ma per le mostrine si decide proprio di tagliare su quelle poche decine di migliaia di euro. Questione di priorità. Abbiamo già depositato una interrogazione in materia, per portare la discussione in Consiglio Regionale e chiedere di fare marcia indietro su questa vicenda preoccupante».

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