Dia: «Le mafie approfittano della crisi per entrare nel tessuto economico»

La criminalità ha tentato di infiltrarsi nella costruzione del nuovo viadotto, ma, approfittando della crisi Covid, sta provando a insinuarsi nell’intero sistema economico attraverso i prestiti ad usura. È quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia sulla Liguria

<Anche in Liguria, il momento emergenziale potrebbe favorire le mafie nell’avvicinarsi agli imprenditori in difficoltà nel tentativo di subentrare mediante prestiti usurai nella gestione delle attività e acquisirne il controllo> di legge nel rapporto.

A rischio ci sono, dunque, il settore dei lavori pubblici, quello della cantieristica, ma anche quello della ristorazione, oltre al gioco d’azzardo legale.

<In tale contesto è proseguita l’azione della Dia volta al costante monitoraggio delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, per l’eventuale emissione, a cura delle Prefetture, di interdittive antimafia. Sul piano della prevenzione sono proseguite anche le complesse attività d’istituto connesse con le opere di ricostruzione del viadotto del “Polcevera”, inaugurato il 3 agosto 2020.

<Il territorio della Liguria ha nel tempo originato una forte attrattiva per le varie organizzazioni criminali in ragione sia della sua posizione geografica, quale crocevia tra Versilia, Costa Azzurra, regioni del nord Italia e nord Europa, sia dei collegamenti verso gli altri continenti offerti dall’importante sedime portuale di Genova – proseguono alla Direzione investigativa antimafia. Le risultanze investigative vedono la ‘ndrangheta quale principale attore di tipo mafioso che agisce anche in forma strutturata, con articolazioni territoriali autonome ma strettamente collegate sia con la casa madre, sia con analoghe formazioni attive nelle regioni limitrofe.
La criminalità calabrese ha progressivamente adottato un prudente ridimensionamento dei comportamenti violenti, tipici del suo modus operandi nelle aree d’origine, al fine di infiltrare in modo silente il territorio di proiezione. Condotte criminali orientate a mimetizzarsi nel contesto socio-economico, propedeutiche comunque a massimizzare i profitti illeciti e ad acquisire sempre maggiori quote di mercato, tra l’altro strumentali per instaurare rapporti privilegiati con il mondo imprenditoriale, politico­istituzionale e delle professioni. Gli esiti giudiziari recenti, taluni ormai definitivi, hanno consentito di definire una mappatura geo-criminale delle strutture periferiche della ‘ndrangheta attivi nel territorio ligure, confermata anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in particolare sulla presenza di neoformazioni a Genova, Lavagna (GE), Ventimiglia (IM) e Bordighera (IM). Secondo un’importante ricostruzione investigativa, non ancora passata in giudicato, nell’ambito della macro area ‘ndranghetista denominata Liguria, influente anche nel basso Piemonte, il locale di Genova rivestirebbe anche il ruolo di Camera di controllo regionale, con al vertice un Nel periodo di riferimento, le indagini concluse hanno accertato condotte volte all’infiltrazione dell’economia legale anche da parte di soggetti riconducibili a contesti di camorra che avevano investito proventi illeciti rilevando attività di ristorazione in località ad alta vocazione turistica. Si fa riferimento all’operazione della DDA di Napoli72, conclusa a Chiavari (GE) il 6 febbraio 2020 dai Carabinieri nei confronti di due esponenti del clan napoletano RINALDI di San Giovanni a Teduccio, in rapporti operativi anche con un referente del clan D’AMICO del Rione Villa di Napoli, da tempo residente a Rapallo (GE). Tra l’altro, proprio quest’ultimo, amministratore di fatto di una società con sede legale a Napoli, già impegnata in sub­appalto nei lavori di demolizione del “Ponte Morandi”, era stato già colpito nel giugno 2019, nell’ambito dell’operazione “Var” della DIA, da un’ordinanza di custodia cautelare, unitamente a una donna considerata come prestanome nell’ambito della medesima compagine societaria. Particolarmente indicativa della capacità di infiltrazione criminale è stata anche un’altra inchiesta dell’Arma, l’operazione “Caronte”, conclusa a Genova il 16 giugno 2020 con l’arresto di 9 soggetti per traffico illecito di rifiuti e violenza privata aggravata dal metodo mafioso>.

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