Carignano, rivolta nel gruppo Fb di quartiere contro la “panchina anti clochard”

Tanti residenti della zona (quella dove qualche settimana fa un senza fissa dimora è morto di freddo) stanno commentando su Facebook con toni fortemente critici le nuove panchine di piazza Rocco Piaggio, fornite di divisorio per impedire ai clochard di stendersi. A fronte di alcuni entusiasti, molti altri giudicano invece fortemente inopportuna l’installazione del “separatore”, un modo superficiale e sbrigativo di (non) affrontare in problema che esiste ma andrebbe approcciato in ben altro modo

La panchina, attesa da tempo, è arrivata. È proprio davanti alla chiesa di Sacro Cuore e San Giacomo, nel cuore del quartiere “bene” della città. E già che si parla di un luogo di carità cristiana, sono in molti a sottolineare, sul gruppo Facebook “Carignano per noi”, come il separatore piazzato a dividere la panchina di cristiano e caritatevole abbia assai poco.
Gli interventi a favore spaziano dalle banalità più disarmanti (come la “leggenda” che i clochard decidano consapevolmente di vivere senza un tetto sulla testa, non è così: quasi sempre a monte ci sono problemi psichiatrici) alle accuse più pesanti. Una donna identifica il gruppetto che staziona in zona scrivendo che sono <quelli che “stuprano” “picchiano” “rubano”, che potrebbero farlo a voi o ai vostri cari/conoscenti!>. Tutto questo accadrebbe tutto sotto gli occhi di Polizia e Carabinieri, ça va sans dire. Come se le divise, se solo fosse vero un quarto quello che viene scritto, lasciassero fare senza intervenire.
Il problema delle persone stazionanti in piazza Rocco Piaggio esiste, quello degli ubriachi anche, nessuno dei commentatori lo nega. In discussione sulla pagina Facebook, sono le modalità di intervento sul problema.

Tra i commenti nettamente contro ne riportiamo alcuni: <Ci mancava>, <Mi sembra terribile>; <Che tristezza, neppure una panchina per giaciglio. Povere anime>; <Li andremo a levare>; <Panchine anticlochard. Come rendersi odiosi facendo cose inutili>; <Che tristezza… dove siamo arrivati…>;  <ora che ci sta il divisorio, la questione è risolta? Le persone andranno a coricarsi altrove, ubriacarsi altrove, fare paura altrove. Ma niente è risolto: è utile come quando si pensa di scacciare via gli uccelli correndo loro addosso…>; <è vergognoso, è indecente>. Non manca anche un sarcastico commento, amaro e provocatorio, contro chi descrive i senza fissa dimora come “il problema dei problemi”: <Certo, possiamoci col napalm… o lo zircon già che ci siamo, visto che il 27 Gennaio è stato pochi giorni fa>. L’allusione è alle leggi razziali e all’Olocausto, alla ghettizzazione del “diverso” che lo sia per gruppo etnico o condizione. Non può non venire in mente il sermone del pastore Martin Niemöller sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti e delle purghe dei loro obiettivi scelti, gruppo dopo gruppo. Il testo della poesia rimane controverso: ci sono molte varianti, che si differenziano sia per le persone citate (comunisti, socialisti, ebrei, cattolici, testimoni di Geova, omosessuali, malati incurabili, “zingari”), sia per l’ordine in cui sono citate. Quella che leggete sotto è la versione più diffusa.


«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»


Per tornate alla discussione sul gruppo Facebook, in molti sottolineano che col divisorio il problema, se c’è, si sposta soltanto.

A fare da contraltare a quelli che raccontano di un branco di incivili che staziona nel luogo c’è il commento di un papà: <Io passo con mio figlio tutte le mattine, in mezzo a quel giardinetto, davanti a quelle panchine, mentre andiamo a scuola. Siamo soliti salutare una persona che spesso dorme lì, ricevendone in ritorno un altrettanto cordiale saluto. La mattina in cui abbiamo visto cosa stavano montando, mio figlio ha chiesto perché lo stessero facendo e, nel candore dei suoi sei anni, ha chiesto loro se potevano non farlo perché sarebbe stato scomodo per il signore che lo saluta sempre… Io, ad essere sinceri, non ero dispiaciuto dell’iniziativa, ma in quel momento mi sono vergognato di me>.

La voce dell’innocenza mette alla gogna l’aridità di certi che si sentono “grandi”.

E chi aspettava la ola per la nuova panchina rimane deluso. Carignano è un quartiere bene, è vero. Ma anche un quartiere di gente per bene. In fondo siamo a poche decine di metri dal luogo dove qualche settimana fa un clochard è morto a causa del freddo. Ci si chiede dove fossero, mentre la città lo piangeva, i falchi che oggi gioiscono per la panchina col divisorio.

Sullo stesso gruppo Facebook sta riscuotendo consensi la proposta di una iscritta: <È un’idea vaga, magari impossibile, magari sciocca. Guardando un giaccone ben caldo di mio marito e pensando con tristezza al clochard morto di freddo nel gabbiotto dinnanzi all’ entrata del Galliera, mi chiedo se non sarebbe possibile collocare un armadietto o anche dei semplici attaccapanni all’ interno dello stesso per deporre coperte e cappotti ? Un armadietto sarebbe meglio perché permetterebbe di mantenere più in ordine e pulito>.

Foto dal gruppo: “Carignano per noi”

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