Uccise gioielliere collaboratore di giustizia, ergastolo per Tiscornia

L’imprenditore edile, che ha 51 anni, ha ucciso nell’aprile 2019 Orazio Pino per motivi sentimentali: la compagna dell’omicida aveva avuto con l’orefice una relazione e tra i due erano rimaste ruggini legate a questioni di interesse

Tiscornia era stato inchiodato dalle indagini della Squadra mobile della Questura, coordinate dalla Procura. Orazio Pino era stato freddato da un singolo colpo d’arma da fuoco alla testa, all’interno di un multipiano dove la vittima parcheggiava abitualmente la sua autovettura. 

 Il killer era riuscito a non farsi scoprire subito ma a giugno era stato arrestato e aveva confessato. Agli investigatori aveva però detto di avere sparato perché pensava che Pino volesse colpirlo. Una versione che non aveva convinto gli inquirenti.

Le attività investigative svolte con l’ausilio di attività tecniche, hanno consentito di appurare come Tiscornia, accompagnato da una sua coetanea e amica di vecchia data, la sera dell’omicidio di Orazio Pino si trovasse all’interno del parcheggio multipiano di Chiavari, dove Pino è stato freddato. Circostanza questa confermata dalla capillare analisi delle telecamere di sorveglianza del traffico cittadino di Chiavari, come dall’analisi dei lettori targhe di Comuni limitrofi, che hanno permesso di verificare con assoluta certezza come Tiscornia, dopo aver lasciato il suo Porter Piaggio all’interno di un parcheggio nei pressi di casa dell’amica,  sia salito a bordo della autovettura di quest’ultima, ed insieme alla donna sia arrivato sul luogo del delitto per poi allontanarsi rapidamente  subito dopo l’uccisione di Pino.

Successivi accertamenti operati dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica hanno consentito di accertare la presenza di residui di polvere da sparo lato passeggero anteriore destro sulla macchina guidata dalla donna e al cui fianco sedeva appunto Tiscornia.

L’attività tecnica di supporto all’intera indagine ha permesso inoltre di captare alcune fondamentali conversazioni dalle quali si evince la responsabilità dell’odierno arrestato nella commissione dell’efferato delitto.

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