Covid, l’appello: non c’è posto per le diverse ideologie quando c’è di mezzo la salute

Le elezioni sono passate. È venuta l’ora, anche alla luce dei dati recenti, di smetterla di essere negazionisti se di destra o catastrofisti se di sinistra. Non servono né le polemiche né i “va tutto benissimo”. Servono, invece, una patto di non belligeranza sulla salute pubblica e una svolta decisa sulla recente ma archiviata gestione della prevenzione e dell’assistenza domiciliare. Per la salute, ma anche per l’economia. Negare non serve, bisogna poter mettere in campo senza riserve, oggi, quei provvedimenti soft capaci di evitarci un nuovo lockdown che per le nostre aziende sarebbe la fine

di Monica Di Carlo
—-

Il vecchio assessorato è archiviato. Cerchiamo un nuovo corso, quello della ragionevolezza. Se chiude il porto siamo spacciati, se bisognerà ricorrere a un nuovo lockdown, magari a zone, pure. Bisogna cercare l’equilibrio e l’equilibrio non sta nel minimizzare né nell’ingigantire, ma nell’affrontare le cose con senno. E, purtroppo, il senno quasi mai fa rima con le diverse posizioni politiche.
Ci sono sacrifici che si possono affrontare, appunto e bisogna essere più convincenti coi cittadini. La mascherina è uno di questi. E se quattro hater si accaniranno sull’assessore o sulla polizia locale perché fioccano multe, noi dobbiamo fargli quadrato attorno sui social, indipendentemente dal partito, anche se critichiamo anche ferocemente per altre cose. Perché il livello politico non abbia la tentazione di cedere al ricatto elettorale.
Lavarsi le mani è un altro modo per contenere. Semplice, ma essenziale.
Bisogna anche, per salvaguardare il molto, saper sacrificare il poco. Ci sono attività non essenziali. Chi guadagna col calcio? Pochi: fondamentalmente le tv. Ma il rischio è alto e l’assembramento assicurato. Faccio un caso limite, ma ce ne sono altri. Pensiamo alle discoteche, che sono poche: bastava garantire ai proprietari il reddito denunciato l’anno precedente e chiuderle.
Per la scuola, da quel che si riesce a sapere le cose si stanno organizzando (almeno in quelle comunali). Abbiamo avuto notizia dai genitori, per quanto riguarda la scuola statale di Sestri, che i tamponi sono arrivati non nell’immmediato. Dopo la prima ondata di 7 in una classe di 18, altri 5 ragazzi con febbre sono stati testati in un secondo tempo e i genitori non sono stati testati e messi in quarantena: se vogliono, si mettono in malattia. Altrimenti bisogna aspettare il responso dei tamponi dei figli per fare i tamponi ai genitori e passano giorni. Così la prevenzione è impensabile.
Miglioriamo la didattica online, anche. Non è facile, ma è necessario e dobbiamo farcene una ragione.
Facciamo tamponi a raffica: pace!, avremo 2 settimane di dati altissimi, ma dichiarati all’origine. Bene il tracciamento del centro storico.È un provvedimento serio. Lo abbiamo scritto in articolo il 16 settembre scorso che la città vecchia poteva essere il “buco nero” dei contagi: no, non eravamo “gufi”, ero realista. E infatti…
I ragazzi della scuola di Sestri sono stati tamponati “con calma”. I genitori degli ultimi testati non sono stati tamponati contestualmente: secondo voi, quante possibilità ci sono che siano tutti negativi? I risultati non possono arrivare giorni dopo. Chi se ne occupa ora può migliorare scrollandosi le responsabilità pregresse della vecchia gestione. L’importante è che cambi registro. Cerchi un accordo di non belligeranza su queste cose con la minoranza e vada avanti a testa bassa per tracciare tutto.
Smettiamola di minimizzare le cose, spieghiamole, dicendo chiaro e tondo che bisogna costruire un faticoso equilibrio tra economia e pandemia. Banalizzando e alleggerendo il rischio si dà spazio non solo ai negazionisti per ragioni ideologiche, ma anche a quelli che semplicemente non hanno voglia di portare la mascherina e non hanno abbastanza cervello da pensare alle conseguenze.
Smettiamola di dire che è tutto sotto controllo, non lo è. Lo può diventare con l’impegno di tutti. Solo così eviteremo il disastro, anche economico. Di polvere sotto il tappeto non ce ne sta più: ormai si vede ed è sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo deciso, nei giorni scorsi, di scrivere il bilancio giornalieri dando solo dati, senza commenti. Vogliamo evitare le polarizzazioni delle battaglie ideologiche. Ma i dati sono dati e sono i peggiori d’Italia, è inutile girarci attorno. Bisogna fare qualcosa di più se ne vogliamo uscire. Anche soffrire un pochino di più oggi per evitare il lockdown domani. Anche smettere le schermaglie politiche e collaborare in un momento grave come mai nessun altro dalla Seconda Guerra mondiale. Anche smetterla di cercare per forza il consenso delle categorie moltiplicando le occasioni di assembramento. Si sostengano quelle che più espongono a rischi per salvare loro e le altre.
Ultima cosa: l’immagine ormai è compromessa (lo è dalla decisione della Svizzera): inutile continuare a gettarci sopra dei veli. Facciamo, invece, vedere che siamo capaci di una reazione e di uscirne in fretta. Siamo stati i primi a rientrarci, dobbiamo dimostrare di saperne uscire a testa bassa, velocemente.

La situazione dei contagi in Liguria ieri rispetto alle altre regioni italiane. Fonte: Regione Liguria-ministero della Salute. Elaborazione Covidguard

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: