Covid, appello della comunità bengalese. Centro storico: una bomba innescata?

Ieri sera il centro di preghiera in cui si sono verificati i casi di Covid era aperto. Secondo un video messo in rete da un cittadino bengalese che vive e lavora a Genova ci sarebbero 25/30 casi, identificati nella comunità del Bangladesh, tra cui bimbi ricoverati con le mamme al Gaslini. Ma quella comunità è un caso speciale, formata in prevalenza da famiglie con bimbi che vanno a scuola e sono integrate e controllate anche sanitariamente. Chi pensa, invece, ai tanti “invisibili” del centro storico? Cosa succederebbe se scoppiasse un focolaio tra di loro?

L’appello è di Harif Hasan, gestore di un negozio nel centro storico e uno dei responsabili della moschea di Sottoripa, che, dopo aver recitato in arabo una sura del Corano (che dice, in sostanza, che quando a qualcuno le viene il bene deve ringraziare Allah, ma anche se viene il male deve ringraziarlo, un concetto non molto distante da quelli della religione cattolica) spiega che ci sono 25/30 casi di Covid nella comunità, alcuni ricoverati e altri a casa (ma curati). Poi, in lingua bengalese, chiede a tutti i connazionali di stare attenti e di rispettare le regole.

La comunità bengalese è composta, a Genova, soprattutto da famiglie i cui figli vanno a scuola e anche per questo la loro salute è sotto controllo. Molte gestiscono negozi e sono ben integrate nella società del centro storico. In sostanza: i bimbi sono monitorati quanto quelli italiani e gli adulti hanno la stessa facilità dei genovesi a rivolgersi al servizio sanitario nazionale. Ieri Alisa ha individuato un focolaio proprio in quella comunità, ma cosa accade per quanto riguarda altre comunità, meno integrate, composte soprattutto da ragazzi e uomini soli, non di rado irregolari e, quindi, invisibili? Chi tutela la loro salute e tutela gli altri da una possibile epidemia che potrebbero convogliare non rivolgendosi (per non essere denunciati o semplicemente perché non sanno che esiste la possibilità anche per gli irregolari di essere curati) a un medico? Sono persone che, non avendo un mezzo proprio, usano prevalentemente i sistemi di trasporto pubblico collettivo: bus e treni. Alcuni si guadagnano da vivere vendendo sulle spiagge e nei luoghi turistici.
La conseguenza dei decreti Salvini è l’aumento degli invisibili, persone che prima vivevano in comunità e vedendosi rifiutato il permesso di soggiorno anche per casi che prima erano previsti è entrata in completa clandestinità. Sono diminuite le comunità che li accolgono. Hanno trovato ospitalità presso connazionali nelle zone più degradate della città vecchia e nel ponente.
Quanti sono nel centro storico? Non è possibile saperlo, ma si parla di diverse centinaia, concentrate soprattutto nelle zone di Pre’, Maddalena e nell’ex Ghetto ebraico. Cosa succederebbe se una di queste persone si ammalasse? A chi si rivolgerebbe? Chiederebbe aiuto o avrebbe paura a farlo? Cosa succederebbe se scoppiasse un focolaio in una casa-dormitorio? La situazione è all’attenzione delle autorità sanitarie? Esistono un piano e delle contromisure o, semplicemente, si ignora il pericolo?

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