Covid, Bucci: «Controlli in centro storico, ma anche a levante, per la movida»

Al 14 piano del Matitone, negli uffici del Comune, una lavoratrice positiva. Non si reca in ufficio da 15 giorni con oggi e tutti i colleghi con cui ha avuto contatto sono stati messi in smart working e stanno bene.
Toti chiede alla Svizzera di limitare l’obbligo di quarantena alla sola città della Spezia
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<Oggi ho ricevuto un commento da parte di un’artista – ha detto il sindaco Marco Bucci -. Il commento dice: “Bravi, ora il centro storico è la zona più sicura di Genova”. Abbiamo preso iniziative che, se tutti le seguiranno, ci consentiranno di stare tranquilli. Tutti sono invitati in una delle zone più belle di Genova, anzi, forse la più bella. Si può e di deve quindi frequentare le attività legali, in sicurezza perché il contagio di riduca. Lavoriamo assieme come città!>.
Bucci ha poi spiegato che i controlli concordati oggi in Prefettura col prefetto Carmen Perrotta e con le forze di polizia <non saranno limitati al centro storico, ma saranno attivati anche in corso Italia, a Quinto, a Nervi e in tutti gli altri luoghi dove si potrebbero verificare assembramenti. Faremo controlli diffusi. Sono previste sanzioni e sono pesanti. L’ordinanza vale fino al 4 ottobre, poi vedremo l’andamento dei prossimi giorni>.

Nel corso della conferenza stampa di fine serata, il presidente della Regione Giovanni Toti ha spiegato che la Svizzera ha adottato il provvedimento sulla base dei 14 giorni precedenti e per tutta la Regione. Ma, ha aggiunto, la maggior parte dei casi, in proporzione agli abitanti, è stata registrati nella città della Spezia. <Chiediamo alla Svizzera di rivalutare la propria decisione non sull’unità amministrativa della Regione, ma su quella della provincia, anche alla luce dei dati di oggi e dei prossimi giorni> ha detto, spiegando che a Genova la concentrazione dei casi è stata <cinque volte più potente che nel resto della regione>. Infine, Toti ha ricordato la necessità di usare la mascherine, ha chiesto prudenza e distanziamento perché <solo se si rispettano le regole con attenzione possiamo tenere il virus sotto controllo>.

Sotto: sia la lettera firmata dal presidente Giovanni Toti e inviata al console generale di Svizzera in Italia e per conoscenza al ministro Di Maio sia la documentazione di Alisa, allegata alla lettera stessa.

Nel corso della giornata sono stati contattati sia i ragazzi del centro storico che da domenica attendevano il tampone, sia il ragazzo di Palermo che, mentre era a Genova, è stato male, ha fatto privatamente il test ed è risultato positivo.

Ci scrive, ora, una donna per esporre il suo caso:
<Sabato 19 siamo stati io e la mia famiglia alla festa di compleanno della cugina di mia figlia. Il papà è venuto a prendere a casa me e la bambina (quest’ultimo è stato in pronto soccorso martedì, positivo al Covid con febbre e focolaio attivo nei polmoni). Io sono disabile al 100% con miastenia gravis. Mia figlia fa 3 anni a ottobre. La richiesta per eseguire il tampone alla mia famiglia, compreso mio marito che ci ha raggiunto dopo il lavoro, è stata fatta mercoledì. Ad oggi niente non ci ha contattato nessuno e nessun numero della Asl ha risposto il telefono. La settimana prossima ho visite importanti da fare per la mia malattia, la settimana successiva devo fare la terapia che, ovviamente, se sfortunatamente sono positiva, devo rimandare. Ho fatto presente al medico di famiglia che io sono un caso a rischio alto, ma mi ha detto che non c’è priorità per nessuno. Ha chiesto per me il tampone “drive in”>.

In sostanza, un’altra segnalazione che riguarda i tempi di esecuzione del test, anche se rispetto a qualche tempo fa il numero dei tamponi è decisamente aumentato. Non sembra, però, sufficiente a dare una risposta in tempi stretti ai cittadini che, magari, devono lavorare (che siano dipendenti o autonomi) oppure, come nel caso sopra esposto, hanno altri problemi medici.

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