Pazienti oncologici in coda sotto l’acqua, Toti ordina al San Martino di mettere rimedio

<Me ne scuso coi pazienti – ha detto il presidente della Regione Giovanni Toti -. Forse ci si poteva pensare prima. Si stanno attivando procedure per rendere meno scomoda l’attesa soprattutto per le terapie in day hospital. Per le normative Covid non è più stato possibile usare le sale d’attesa utilizzate nei mesi precedenti e reperire spazio non è sempre facilissimo. Con l’arrivo dell’autunno dovremo prendere altri spazi. San Martino lo sta facendo, spero lo faccia in fretta>

Stamattina, attraverso le nostre pagine, lo aveva denunciato una lavoratrice delle pubbliche assistenze mentre chiedeva anche più attenzione per sé e i suoi colleghi: i pazienti oncologici da tempo aspettano il loro turno all’aperto. Anche oggi, con la pioggia e l’allerta meteo Poi, la questione, nel pomeriggio, era stata rilanciata dalla Cgil Fp, ma per il San Martino <La situazione è strettamente sotto sorveglianza ed è ben lontana da quanto descritto nel comunicato stampa>.

Sta di fatto che Toti, che pare intenzionato a tenere per sé l’assessorato alla Sanità, con l’ausilio di alcuni consulenti tecnici, dà subito segnali precisi di discontinuità rispetto alla gestione Viale: vuole che la situazione venga risolta in fretta.
Non sembra tra le intenzioni del Presidente quella di confermare l’ex assessore, che è uscita prima dei non eletti in consiglio e che entrerebbe se uno dei due eletti prima di lei a Genova fossero chiamati a reggere un assessorato. Pare che proprio per evitare l’ingresso di Viale la Lega possa rinunciare a chiedere per il primo degli eletti genovesi, Alessio Piana, l’assessorato all’Agricoltura-. A lui potrebbe andare la presidenza del consiglio regionale. Quanto al commissario straordinario (per oltre 4 anni) di Alisa, Walter Locatelli, starebbe per andare in pensione e nessuno sembra intenzionato a trattenerlo. Il suo posto, si vocifera, potrebbe essere (come direttore generale, perché ha tutti i titoli in regola), da Luigi Carlo Bottaro, ora direttore generale di Asl3.

Il comunicato della Cgil FP

Una mattinata non semplice per chi lunedì si è dovuto recare in ospedale, presso il padiglione ex IST: una lunga coda di utenti si è creata all’ingresso della struttura, talmente lunga da estendersi fino alla fermata del bus in cima alla salita, peraltro resa scivolosa dal selciato bagnato.
E’ evidente ormai che la procedura obbligatoria imposta dall’Amministrazione di questo ospedale, per ridurre la diffusione del COVID 19, risulta inefficace e dannosa soprattutto tenendo conto delle affluenze  registrate.
Questo sistema crea rallentamenti in ingresso e la conseguente ‘coda’ di utenti, che rimangono in fila e in attesa di poter entrare nel presidio ospedaliero. Chi accede all’ospedale dovrebbe essere sottoposto a controllo attraverso termo scanner, il quale verifica la temperatura corporea in automatico, come avviene ormai nella maggior parte dei grandi enti ospedalieri nelle varie regioni.
Invece siamo fermi al triage cartaceo, con utilizzo della stessa penna da parte di tutta l’utenza.
Una situazione insostenibile  quella che si verifica ormai da mesi in San Martino, dove una inappropriata attuazione di protocolli sanitari causa file infinite nel piazzale antistante, con lamentele e disagi soprattutto per le persone più in difficoltà.
Riteniamo sia doveroso un celere intervento al fine di apportare dei
correttivi ai protocolli in modo da rendere fluido l’accesso ai servizi
pur garantendo l’attuazione di misure adeguate a contenere la diffusione
della pandemia.
Code di questa importanza a cielo aperto sono una vera follia che non 
passa  inosservata.
Avevamo già segnalato all’Amministrazione questo problema. Inoltre avevamo anche evidenziato il paradosso che vede l’accesso principale  regolamentato da triage e contingentamento mentre dai piani inferiori si riesce ad accedere con facilità, bypassando i controlli e le file.
Sollecitiamo dunque una soluzione più efficiente. Questo disservizio va
risolto, subito.
Ci sono problemi che mettono in luce una gestione poco attenta alle esigenze del paziente, il quale dovrebbe tornare al centro delle scelte organizzative ed anche nella gestione del contingentamento bisognerebbe pensare a tutelare i più fragili.

Il segretario Generale FP CGIL Genova Maurizio Gualdi
Il funzionario FP CGIL Valentina Piccolo

La risposta del San Martino

In merito a quanto riportato dal comunicato stampa della delegazione sindacale della CGIL del San Martino si precisa quanto segue:
L’ingresso in tutti i reparti ed ambulatori del San Martino è presidiato per ridurre i rischi di contagio sia per i pazienti che per gli operatori. In particolare agli ingressi del padiglione ex-IST (piani -1 e zero) viene rilevata a tutti i pazienti ed agli eventuali accompagnatori la temperatura corporea mediante passaggio attraverso una porta termoscanner e, a seguire, tre operatori su tre linee parallele raccolgono mediante questionario anamnesi e autodichiarazione su sintomi ed eventuali contatti a rischio.
Le misure di triage adottate sono coerenti con quanto previsto anche dalla circolare 11408 del Ministero della Salute (Linee di Indirizzo per la progressiva riattivazione delle attività programmate). L’adozione di queste modalità di triage è straordinariamente importante, in quanto i pazienti oncologici possono essere più fragili nei confronti dell’infezione COVID o essere più suscettibili nei confronti delle complicanze. Tutte le misure tendono quindi alla protezione dei pazienti e degli operatori dall’infezione e dalle sue gravi conseguenze.
È essenziale che i pazienti oncologici siano messi nelle condizioni di ricevere i trattamenti salvavita che necessitano, trattamenti che nel nostro ospedale non sono mai stati interrotti (a differenza di quanto è accaduto in molti altri centri oncologici in Italia). Sin dall’inizio della epidemia, si era ben inteso che per assicurare la prosecuzione dei trattamenti dovevano essere modificate le modalità di accesso negli ambulatori e nei day-hospital oncologici ed ematologici per ridurre il rischio di contagio e garantire la sicurezza a pazienti ed operatori. Ciò ha necessariamente modificato abitudini, modalità di accesso, tempistiche, creando inevitabilmente qualche disagio per i pazienti e maggiore carico di lavoro per gli operatori.
Il risultato è che per le migliaia di pazienti oncologici del San Martino abbiamo potuto garantire anche durante il lockdown la prosecuzione delle cure senza osservare segni di aumentato contagio o addirittura lo sviluppo di focolai (e ciò è solamente grazie alle misure adottate e all’impegno degli operatori sanitari (ogni giorno quattro di essi sono dedicati al triage).
Con la riapertura a giugno di molte attività differite nei mesi precedenti (e l’esigenza quindi di recuperare l’arretrato senza ulteriori rinvii), l’afflusso al padiglione ex-IST (dove sono collocate
anche attività diverse da quelle del Cancer Center: chirurgie, radiologia, riabilitazione, ecc) è aumentato (includendo più pazienti e i loro accompagnatori). Al riguardo si stanno valutando ulteriori misure di restrizione per l’ingresso degli accompagnatori.
L’incremento di accessi nelle ultime settimane ha reso necessari nuovi provvedimenti: copertura dell’ingresso e della fermata dell’autobus con tensostruttura (progetto già pronto), seconda porta termoscanner, trasferimento al pomeriggio di attività di visite ambulatoriali (per il recupero delle visite differite).
La situazione è strettamente sotto sorveglianza ed è ben lontana da quanto descritto nel comunicato stampa CGIL.

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