Dopo il lockdown, Malvezzi da cantautore a muratore: «Non siate orgogliosi»

<Credo molto alle reti sociali: alle persone a cui volete bene fate capire che avete problemi e chiedete aiuto>. Prima della chiusura faceva concerti anche ai Giardini Luzzati, durante la chiusura ha collaborato con GoodMorning Genova. Ora fa lavori di edilizia per “Il Cesto” per mantenere la famiglia. E non smette di sperare di tornare sul palco, ma senza rischi

Lorenzo Malvezzi: <Professione ante Covid: cantautore. Oggi “massacan”, cioè muratore… Ho due figli, una moglie, due cani, due gatti>. Si presenta così l’artista genovese che prima del lockdown lavorava anche come doppiatore di spot, per la pubblicità. C’erano i concerti, poi i matrimoni, le feste aziendali. <Tutte queste cose sono scemate fino ad azzerarsi a una tavola piatta> racconta, aggiungendo che durante il lockdown ha cominciato a collaborare con “GoodMorning Genova” <nato proprio per creare un senso di comunità> e creato da “Il CestoGiardini Luzzati“. Col Cesto Malvezzi ora collabora in un altro modo: fa il muratore per dare da mangiare alla sua famiglia. Tutto questo mentre, racconta, hanno chiuso in tutta Italia decine di attività dove prima andava a tenere i suoi concerti: <Se non ci sono posti dove suonare, è ovvio che manca il lavoro>.
Pur appartenendo a una delle categorie più danneggiate dallo stop imposto dal Covid a molte attività, Malvezzi non è per il “liberi tutti” e per il negazionismo. Sulla scorta dell’esperienza di alcuni amici, che hanno perso i genitori, e del fratello medico in prima linea, ha una posizione equilibrata, tra la necessità di andare avanti e quella di usare regole di prudenza: piedi piantati per terra senza smettere di sperare in un futuro migliore, dove possa tornare a fare il suo mestiere. Disinnesca con poche e semplici parole e lo strumento della concretezza le polemiche sulla chiusura delle discoteche e sull’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6 del mattino.

Poi spiega che non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto se si rimane senza lavoro: <Credo molto alle reti sociali: alle persone a cui volete bene fate capire che avete problemi e chiedete aiuto> conclude.

Video di di Carlo Alberto Alessi

Due dei video più noti di Lorenzo Malvezzi

L’autobiografia di Lorenzo Malvezzi dal sito Rockit

Sono nato a Genova, da qui uno potrebbe dire, “ah la città della tradizione cantautorale, ecco perché hai cominciato a fare il cantautore!”, ma la mia storia non è andata proprio così.
Cominciai a studiare da autodidatta la chitarra. Intorno ai 18 anni mi innamorai del jazz, comprai coi risparmi di una vita un sax contralto e ricominciò un periodo di studio intenso.
A 23 anni in seguito ad una brutta delusione d’amore mandai i miei brani in giro e dalla CX di Milano arrivò un segnale di interessamento e mi tasferii da Genova a Milano su due piedi in modo davvero folle.
A quel punto mi chiusi in casa a Milano e dal mio piccolo appartamento della Bovisa scrissi un disco, “Man In Alto Sax”, che fu preso da RaiTrade per le loro sonorizzazioni.
Decisi di ritrasferirmi a Genova e suonare.
Misi su due band: un trio per lavorare, il Trio Kazuti con il quale suonavamo un dj set dal vivo e un’altra formazione con cui fare musica originale, I Ciclotimico che composero “Fortuna che ci sei DJ” una hit che divenne anche sigla di Radio Dee Jay.
Nel 2012 ho partecipato alla finale del Premio Bindi con il brano “Manifesto Popolare”, contenuto nel nuovo album CANZONI DI UNA CERTA UTILITÀ SOCIALE (Ostile Publishing, 2013).
L’ironia che ho sempre avuto, vuoi perché da piccolo ero grasso, e mi ha portato a collaborare con il comico di Zelig Maurizio Lastrico nel suo spettacolo “Quando fai qualcosa in giro dimmelo” e a non rinunciare ad assidue incursioni nel mondo del cabaret.
Questa ironia sicuramente mi ha aiutato nello scrivere il mio nuovo album “Canzoni di una certa utilità sociale”.
Un concept album divertente da legare ad uno spettacolo di teatro canzone, le composizioni sono dettate da una buona ricerca armonica, i brani non smaccatamente commerciali o pop e un gran lavoro sui testi…sono arrivato al punto di privarli della poesia per dargli solo la forza dei fatti, delle azioni…una ricerca un po’ “hemingwayana”, che spero sia riuscita.
Lorenzo Malvezzi

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