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Covid: aumentano i ricoveri, crollano i test. 6 morti e 12 nuovi positivi

Il Veneto che ha scelto la strada dei tamponi ha 390 infetti ogni 100 mila abitanti, la Liguria che continua a farne un numero minimo ha 620 infetti ogni 100 mila abitanti: 230 in più. Numeri che la dicono lunga su quale strategia sia la migliore e quale quella che ha dato i peggiori risultati. È durato solo un giorno la “via virtuosa” dei tamponi della Liguria. E intanto la priorità di Toti è aprire le camere “promiscue” in hotel

Questione di priorità. La priorità per Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, non è rappresentata – ormai è chiaro – dai tamponi che hanno consentito e stanno consentendo al Veneto di avere un’incidenza dei contagi che è molto inferiore a quella ligure. In Liguria crescono gli ospedalizzati (oggi + 16), ci sono ancora parecchi morti (oggi + 6) e parecchi infetti (0ggi + 12), anche se, a causa dei pochi test effettuati (rispetto alle altre regioni più colpite), sfuggono certamente troppi asintomatici che, non sapendo di essere infetti, vanno in giro liberamente e possono rappresentare un veicolo di contagio pericolosissimo, soprattutto se infettano quei soggetti deboli che rischiano le più serie conseguenze e anche la morte.

RegionePopolazionePositiviContagiati%
rispetto alla popolazione
Liguria1.551.0009.6630,62%
Veneto4.906.00019.1520,39%
Fonte: ministero della Salute, elaborazione GenovaQuotidiana

In soldoni, il Veneto ha avuto fino ad ora 390 contagiati ogni 10 mila abitanti, la Liguria 620, 230 in più. Segno che il “sistema Veneto” funziona infinitamente meglio del “sistema Liguria”: i numero parlano da soli. Il “sistema Veneto” è l’indagine attraverso i tamponi: ne ha fatto più di tutte le regioni più colpite. Il “sistema Liguria” è stato invece quelloche ne ha fatti di meno tra le regioni più colpite sia in senso assoluto sia in rapporto con la popolazione.

Oggi i tamponi sono precipitati un’altra volta. Quelli effettuati a persone testate per la prima volta (quelle che, se trovate positive, vanno a pesare sulle statistiche sono state appena 670 a fronte dei 2.444 del Veneto (meno del solito, nei giorni feriali sfiora i 4 mila mentre la Liguria supera di poco i 500) .

Il risultato si vede e la differenza è “ingombrante”

VENETOLIGURIADIFFERENZA
390 contagiati ogni 100mila mila abitanti620 contagiati ogni 100 mila abitantiLiguria =
230 contagiati in più ogni 100 mila abitanti
39 morti ogni 100 mila abitanti93 morti ogni 100 mila abitantiLiguria = 54 morti in più ogni 100 mila abitanti
Fonte: ministero della Salute, elaborazione GenovaQuotidiana

Cambiare rotta e andare su quella che ha dimostrato di essere la migliore? Macché! Ieri i tamponi sono stati 2.719 e per la prima volta si sono avvicinati a quei 3 mila tanto strombazzati dalla propaganda battente della Regione e che invece non sono mai stati raggiunti a 101 giorni dall’inizio dell’epidemia. Il Veneto, per capire di cosa stiamo parlando, ne fa 14 mila al giorno, la Liguria oggi ne ha fatti meno di un decimo: Considerando che la nostra è una popolazione a rischio complicazioni e morte perché più anziana, questa differenza diventa ancora più inaccettabile. Come si vede nella tabella sotto (Covidguard su dati Protezione civile) la Liguria ha 93 morti Covid ogni 100 mila abitanti, il Veneto “solo” 39. Solo questione di età anagrafica dei cittadini? La differenza è davvero grande: si parla di 54 morti ogni 100 mila abitanti. Questo ci dovrebbe spingere alla stessa maggiore prudenza applicata da Zaia che spinge al massimo la prevenzione e l’individuazione degli asintoimatici-untori inconsapevoli. Invece, incredibilmente, nulla cambia, come se questi numeri Alisa e la Regione non li vedessero.

Fonte: Protezione Civile, elaborazione Covidguard

Però, sappiate che il presidente della Regione Toti ha deciso che dal 3 giugno potete dormire nella stessa camera d’hotel con un soggetto con convivente, che sia l’amante, il vostro migliore amico o il collega. Per riaprire il Cup, invece, c’è tempo: si sa solo, per adesso, che <riapriranno in una data compresa tra il 15 e il 22 di giugno: da quel momento si potrà ricominciare a prenotare le visite ambulatoriali e non urgenti> ha detto Toti nella sua diretta della sera. Verificheremo che questa volta le date siano rispettate, non come quelle annunciate per l’assistenza domicilare Covid, che furono sforate e anche di parecchio per finire, le squadre di quella genovese, in appalto ai privati a oltre 2 mesi dall’inizio della pandemia.
In realtà, i tempi per la riapertura del Cup sono già stati sforati rispetto alle promesse dell’assessore alla Sanità Sonia Viale che il 13 maggio aveva detto che le visite prenotate e sospese sarebbero state programmate entro maggio e il cup riaperto all’inizio di giugno. In realtà sottoponiamo le dichiarazioni rilasciate durante le conferenze stampa a continua verifica perché sono stati tanti le contraddizioni e i cambi in corsa.

Un’altra cosa da capire è quando sarà riavviata la chirurgia in elezione nelle strutture pubbliche e se Alisa riuscirà a far ripartire le sale operatorie degli ospedali prima di quelle delle cliniche private. Monitoreremo e vi daremo notizia anche di questo.

A proposito dell’ampia forbice di possibile apertura del Cup, <Si tratta di un range di date che tiene conto di un periodo precauzionale di circa un paio di settimane dal momento della riapertura dei confini tra le regioni, prevista per il 3 giugno – ha detto Toti – per valutare la situazione>. E ancora <Stiamo recuperando tutti gli appuntamenti che sono stati sospesi dal 7 marzo a maggio, quando tutto è stato bloccato per l’emergenza>.
<Mercoledì – precisa Toti – apriremo i confini, ma tutto il sistema Covid non verrà smantellato: avremo tutto pronto in caso di emergenza, con oltre 200 posti di terapia intensiva per essere immediatamente operativi, come stiamo potenziando gli uffici di prevenzione>. Ma i tamponi restano al palo e i dati sono quelli che sono.

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