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Toti: “Sì alle visite nei comuni confinanti”. L’odissea di un genovese rispedito in Liguria dai CC

Il provvedimento, mirato a permettere di incontrare i congiunti nelle aree più prossime delle regioni vicine, era stato annunciato domenica scorsa, 24 maggio, dal presidente della Regione Liguria. L’avvocato Filippo Biolé, dunque, oggi s’è messo in auto con la sorella per andare a incontrare, finalmente, il padre che ha trascorso il lockdown in Basso Piemonte, nell’unico comune dell’Alessandrino confinante con quello di Genova: Bosio. I due sono stati ricacciati in Liguria dai carabinieri perché la misura a loro non risulta in vigore


AGGIORNAMENTO 1º GIUGNO: la comunicazione è stata effettuata il 21 maggio, ma secondo Biolè mancherebbe il provvedimento piemontese “gemello” perché quello ligure sia valido.


L’avvocato Filippo Biolé ha scritto un messaggio su Facebook dopo la brutta avventura, da cui è tornato con la delusione di non aver potuto vedere il padre come aveva sperato. La sua ipotesi è che manchi, a una settimana dalla presentazione sui social e attraverso le dirette Facebook riprese dai media, la “comunicazione dei Presidenti di Regione dei territori interessati ai Prefetti competenti” prevista dall’ordinanza. In questo caso la Prefettura di Alessandria nella cui provincia si trova Bosio. Fatto sta che il provvedimento non è stato riconosciuto valido dai militari dell’Arma. Non sono stati informati o non è stata fatta la comunicazione alla Prefettura di Alessandria dalla Regione Liguria?


Bosio, con una popolazione di 1240 anime che parlano una lingua del ceppo ligure, è incastrato tra i comuni di Mornese e Voltaggio. Si incunea in Liguria e tocca, unico comune piemontese, il confine col Comune di Genova sopra le Giutte di Acquasanta (a sua volta divisa tra Genova e Mele). Dentro il suo territorio c’è il parco naturale delle Capanne di Marcarolo e c’è il monte Tobbio, proprio al centro del parco. Il comune è bagnato dai laghi della Lavagnina e del Gorzente. Nel Comune di Bosio è avvenuta la strage della Benedicta, avvenuta tra il 6 aprile e l’11 aprile 1944, l’esecuzione sommaria di settantacinque partigiani appartenenti alle formazioni garibaldine, compiuta da militari della Guardia Nazionale Repubblicana e reparti tedeschi. Nel territorio di Bosio c’è anche il rudere dell’abbazia della Benedicta, risalente al XI secolo, uno dei primi insediamenti monastici nella zona e luogo di sosta e di ristoro per chi affrontava pellerinaggi verso Roma, Santiago di Compostela e per Genova, dove ci si imbarcava per la Terra Santa. Viaggi lunghissimi per l’epoca. Oggi, invece, sono stati i Carabinieri a stoppare il cortissimo viaggio dei fratelli Biolé che volevano rivedere il padre.

Filippo Biolè non ha dubbi sulla corretta applicazione delle norme da parte dei Carabinieri e ha scritto una dura e amara lettera aperta di denuncia sulla propria pagina Facebook in cui racconta la sua disavventura. Sotto: il testo. Noi ci impegnamo, domani, ad appurare se la Prefettura di Alessandria abbia ricevuto la comunicazione della Regione Liguria.
Certamente l’accordo di cui parla l’ordinanza regionale non ha effetti dal Piemonte verso la Liguria. Il 23 maggio scorso, leggiamo su “La Stampa”, il presidente di quella Regione Alberto Cirio ha dichiarato: <Abbiamo siglato un accordo con il presidente della Liguria Toti. Ma per renderlo operativo in maniera bidirezionale vogliamo aspettare ancora qualche giorno, perché qualcuno qui potrebbe usare la scusa dei congiunti per concedersi un weekend al mare ed è ancora prematuro>. Il 3 giugno, cioè mercoledì prossimo, i confini saranno aperti dallo Stato.



Le visite ai congiunti fuori Regione sono tuttora vietate

Oggi ho deciso con mia sorella di andare finalmente a trovare mio padre, che ha trascorso tutta la quarantena isolato e lontano da noi in campagna in basso Piemonte, a pochi passi dalla Liguria. L’ho fatto dopo aver ascoltato gli ennesimi proclami del nostro Governatore, raccolti dalla stampa già dal 21/5 che menzionava l’ennesima ordinanza di questa eterna gara per arrivar prima di tutti ad aprire cose.
Notizie come questa:
“Da domani chi vive in Liguria nei Comuni confinanti potrà spostarsi nelle regioni limitrofe per far visita ai congiunti con rientro in giornata. E’ quanto già stabilito dall’ordinanza del presidente Toti emanata domenica scorsa a seguito dell’intesa raggiunta con il governo che diventa operativa da domani, dopo la comunicazione inviata oggi dal presidente di Regione Liguria ai presidenti di Piemonte, Cirio, Toscana, Rossi e Emilia Romagna Bonaccini”.
Peccato che tutto questo sia falso.

Filippo Biolé

Arrivati in Piemonte veniamo fermati ad un posto di blocco dai Carabinieri. A precisa domanda rispondiamo che veniamo da Genova e che andiamo a trovare nostro padre, quindi un congiunto, certi di essere in perfetta regola. Con non poca sorpresa scopriamo invece che non è stata pubblicata alcuna ordinanza che dia attuazione alle parole del Governatore e che quindi l’accesso al Piemonte è tuttora interdetto. Mostro così, tra i tanti, l’articolo de La Stampa dal cellulare e mi sento rispondere che non esiste alcun provvedimento pubblicato e che quindi per i due carabinieri le sole parole del Presidente della Regione Liguria raccolte dalla stampa non hanno il minimo valore. Controllo sul sito della Regione e trovo conferma delle parole di Toti.
Si dice addirittura: “Abbiamo finalmente posto rimedio – dice Toti – ad un problema che ci era stato sollevato da più parti, in relazione agli spostamenti tra regioni, vietati fino ad oggi. Con la comunicazione inoltrata oggi ai presidenti di Regione coinvolti e contestualmente ai prefetti, non ci sarà più alcun problema”.
Il provvedimento però non c’è davvero.
L’ordinanza n.32/2020 al punto 7 prevedeva in effetti l’autorizzazione degli spostamenti tra comuni limitrofi di regioni confinanti per consentire incontri con congiunti “previa comunicazione dei Presidenti di Regione dei territori interessati ai Prefetti competenti”, tuttavia se, come credo, non vi è stato coordinamento con la Regione Piemonte, la Liguria ha spacciato ai liguri come lecito un qualcosa che invece rimane tuttora assolutamente vietato.
Risultato: ci hanno rispediti indietro, noi così come tanti altri liguri che in buona fede come noi avevano confidato nella parola del Governatore, che però ha esposto a rischi per la salute di tutti e ad una pesante sanzione pecuniaria, che fortunatamente i due carabinieri non hanno applicato, solo perché consapevoli della confusione indotta da un’ordinanza non attuata ma divulgata come pienamente efficace persino sul sito istituzionale.
Mi pare evidente che chi ci governa continua ad essere troppo impegnato in campagna elettorale per assicurarsi di aver fatto le cose a dovere. Visto quali sono le sue priorità, suppongo dobbiamo imparare ad arrangiarci da soli. Anzitutto per proteggerci.

Filippo Biolé


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