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Gimbe: «Liguria non pronta a riapertura». Toti smentisce. Leggiamo insieme i numeri

Covid, <Liguria “non pronta” con Piemonte e Lombardia> dicono alla fondazione, per la quale la <Percentuale di tamponi diagnostici positivi risulta superiore alla media nazionale> mentre <la propensione all’esecuzione di tamponi è al di sotto della media nazionale>. Per la Regione <Per quanto riguarda i tamponi eseguiti nelle diverse regioni i dati riportati dalla Fondazione sorprendono>. Vediamo i dati mostrati da entrambi e quelli ufficiali della Protezione civile nazionale elaborati da Covidguard

< Le analisi post lockdown – dicono alla fondazione Gimbe – dimostrano che in queste tre regioni si rilevano la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. con i dati che riflettono le riaperture del 4 maggio, ma non ancora quelle molto più ampie del 18, la scadenza del 3 giugno mette il governo davanti a una decisione che, oltre ad essere guidata dai dati, deve avvenire sotto il segno della solidarietà tra regioni e dell’unità nazionale>.


Cosa è la fondazione Gimbe? È una fondazione di diritto privato costituita dall’associazione Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze il 23 giugno 2010. È iscritta al Registro delle Persone Giuridiche tenuto dalla Prefettura di Bologna. Non ha fini di lucro, ha lo scopo di <favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico>.


<Secondo quanto previsto dal DL 33/2020, dal 3 giugno saranno nuovamente autorizzati i movimenti di persone tra le Regioni italiane – spiegano alla Fondazione -. Non tutte, però, potrebbero avere il via libera o le stesse modalità: domani il Ministro della Salute Speranza valuterà il monitoraggio dei dati del contagio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, i cui risultati saranno decisivi per formalizzare la decisione sulla ripresa della mobilità interregionale. Tra le istituzioni, le forze di maggioranza e sindaci e governatori (in particolare del Sud) sembra prevalere un senso comune di massima cautela, nonostante il trend positivo dei dati>.

<Anche nella settimana 21-27 maggio, infatti – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il nostro monitoraggio indipendente conferma sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento di contagi e decessi>.

In sintesi:

  • Casi totali: +3.375 (+1,7%)
  • Decessi: +742 (+2,3%)
  • Ricoverati con sintomi: -1.895 (-19,7%)
  • Terapia intensiva: -171 (-25,3%)

<Tenendo conto delle notevoli eterogeneità regionali nell’esecuzione dei tamponi, della limitata affidabilità dell’indice Rt, per informare la possibile riapertura dei confini regionali – spiegano alla Fondazione Gimbe – abbiamo condotto un’analisi indipendente relativa alla fase 2 nelle varie Regioni utilizzando due indicatori parametrati alla popolazione residente: l’incidenza di nuovi casi e il numero di tamponi “diagnostici”, escludendo quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test>.

Questi, in sintesi, i risultati dell’analisi sul periodo post lockdown (4-27 maggio 2020) secondo Gimbe.

  • Percentuale di tamponi diagnostici positivi. Risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).

Fonte: Protezione Civile, elaborazione Gimbe, Periodo 4-27 maggio: percentuale di tamponi diagnostici positivi
  • Tamponi diagnostici per 100.000 abitanti Rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) sia in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto.
  • Incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343)

Gimbe sottolinea che <i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone>.
A 23 giorni dall’allentamento del lockdown, dunque, la Fondazione Gimbe sostiene che <la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi>.

Tre ipotesi

<Il Governo – commenta Cartabellotta – a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore>.

<In questa difficile decisione – conclude Cartabellotta – occorre accantonare ogni forma di egoismo regionalistico perché la riapertura della mobilità deve avvenire con un livello di rischio accettabile e in piena sintonia tra le Regioni. Una decisione sotto il segno dell’unità nazionale darebbe al Paese un segnale molto più rassicurante di una riapertura differenziata, guidata più da inevitabili compromessi politici che dalla solidarietà tra le Regioni, oggi più che mai necessaria per superare l’inaccettabile frammentazione del diritto costituzionale alla tutela della salute>.

La replica e le tabelle della Regione e i dati “neutri”

Questa la replica della Regione

Per quanto riguarda i tamponi eseguiti nelle diverse regioni i dati riportati dalla Fondazione sorprendono: in allegato, in “Figura “1, è indicato il numero medio di tamponi eseguiti giornalmente sulla popolazione (periodo di osservazione dall’1 al 24 maggio) in diverse regioni ed emerge chiaramente come la Liguria non si attesti al di sotto della media nazionale, ma sia superiore del 20% al dato italiano. Per quanto riguarda il rapporto tra numero di tamponi eseguiti e incidenza, in Figura 2 si osserva come la media di tamponi eseguiti sia costante, mentre il numero di nuovi casi, ovvero l’incidenza, sia in continua diminuzione. Confrontando la settimana dal 4 al 10 maggio 2020 con la settimana dal 18 al 24 maggio 2020, l’incidenza di casi è diminuita del 41%. La comparazione tra realtà diverse per popolazione e per quadro clinico iniziale, come le regioni italiane, non può prescindere dalla valutazione dei trend, come avviene, infatti, nei report del Ministero e Istituto Superiore di Sanità, che non si rileva dai commenti di Gimbe.

Regione Liguria e Alisa ribadiscono anche che <il monitoraggio è istituzionalmente affidato al Ministero e all’Istituto Superiore di Sanità che ricevono i dati dalle regioni attraverso una piattaforma dedicata e attraverso relazioni periodiche>. I dati sono certamente corretti, ma come vengono organizzati per rappresentarli ai cittadini?


Cosa è Covidguard? Il sito che un matematico e informatico genovese ha allestito a inizio pandemia costruendo gli algoritmi che organizzano i dati e che si “nutre”, appunto, dei dati statistici della Protezione civile nazionale. Aderisce a GitHub che ospita oltre 50 milioni di sviluppatori che lavorano insieme per ospitare e rivedere il codice, gestire progetti e costruire software insieme.


Nella “Figura 2” inviata dalla Regione (sotto), Alisa mostra l’incidenza percentuale della positività ai tamponi (in periodo non perfettamente sovrapponibile a quello della Fondazione Gimbe). Non si distingue tra primo, secondo e terzo tampone, cioè tra tampone che acclara la positività e tamponi diagnostici. Al primo tampone si potrà essere positivi o no, al secondo, effettuato alla scomparsa dei sintomi, facilmente si sarà negativi, al terzo (effettuato dopo il secondo negativo) difficilmente il risultato sarà positivo. I dati di Regione e Gimbe, quindi, non sono omogenei. Un esempio: ieri sono stati solo 941 i nuovi tamponi in Liguria a fronte dei 2.157 totali. Sono stati, quindi, 1.216 i secondi o terzi tamponi: ben il 56% del totale. Se si calcolano le nuove positività su quelle già accertate e su secondi o terzi tamponi non si ha di fronte il dato effettivo dei nuovi contagi in percentuale alle nuove indagini. Gimbe ha preferito comprendere l’andamento dell’epidemia calcolandolo i positivi solo sui tamponi a persone non testate in precedenza.

Fonte: Regione Liguria

Intendiamoci: i casi sono davvero diminuiti (grazie al lockdown e all’arrivo della bella stagione). Capire esattamente “quanto”, però, è importante al fine della decisione sulla riapertura. È bene ricordare che in ballo c’è la vita delle persone e tanto più alto è il contagio attuale reale tanto è più alto il rischio. A decidere non sarà né la Regione né la fondazione Gimbe, ma il ministero della Salute. Che in Liguria si siano fatti meno tamponi che nelle altre regioni più colpite (sia in senso assoluto sia in rapporto con la popolazione) è un dato di fatto: sono numeri e come tali non soggetti a interpretazioni di sorta. la Liguria (9.605 casi totali ad oggi, 1.445 deceduti) ha fatto più o meno tanti tamponi quanti la Campania (4.777 casi totali, meno della metà dei nostri a oggi, e 410 deceduti, cioè il 28% in senso assoluto su una popolazione che è quasi 4 volte la nostra). La Campania, però, ha fatto quasi 34 mila test a nuovi casi in più (90.670 a 56.793 a sfavore della Liguria), segno che ha privilegiato la ricerca degli asintomatici infettivi.

Tabella odierna del Ministero della Salute

La situazione odierna in Liguria

Ancora 7 i morti. 114 i guariti con due tamponi negativi. Scendono i tamponi: ieri erano 2.157, oggi 1.790 (367 in meno, -17%). Di questi, solo 840 sono stati effettuati su persone che non erano mai state testate prima (46,9 del totale, meno della metà).

I nuovi contagi scoperti grazie ai tamponi sono 16: l’1,9% se si considerano i nuovi testati, lo 0,89% (quasi la metà) se si considerano anche secondi e terzi tamponi. Entrambi sono dati corretti e chiunque desse l’uno o l’altro direbbe il vero. Chiaro che col secondo si descrive una situazione meno grave del primo, ma che senso ha inserire nel conto i tamponi diagnostici a fine malattia se non quello di abbassare la media percentuale dei positivi agli occhi di chi legge? Non stiamo parlando di uno studio epidemiologico riservato ad addetti ai lavori, ma di comunicazioni ai cittadini fatta su pochi dei 500 mila dati trasferiti dalla Regione alla Protezione civile. Ad ogni modo come si è detto, deciderà il ministero della Salute che ha tutti i numeri (comunicati obbligatoriamente dalla Regione) a disposizione e competenze per analizzarli ben superiori a quelle dei cittadini che possono essere influenzati, in un senso o nell’altro, da dati parziali, poco comprensibili a un profano e da letture “emozionali”.
La Liguria, come si evince da grafici e tabelle soprastanti, resta comunque ad oggi la Regione tra le più colpite ad aver fatto meno tamponi sia in senso assoluto sia in rapporto con la popolazione: una scelta in controtendenza, ad esempio, rispetto al Veneto che ha affrontato per primo la pandemia (senza modelli a cui ispirarsi) e nonostante questo, numeri alla mano, la ha governata meglio di tutti.

La situazione della Liguria tra casi totali e media dei nuovi casi

Fonte: Protezione Civile, elaborazione Covidguard. Per ogni Regione il grafico mira a valutare empiricamente l’attuale possibilità di un’adeguata ed efficace risposta alle fasi successive dell’epidemia. N.B.: le conclusioni sono puramente indicative.

Quando partirà la chirurgia in elezione?

Intanto resta bloccata la chirurgia in elezione in quasi in tutta la Liguria. Sotto i ferri ci vanno solo le urgenze indifferibili: tumori, pazienti a rischio di vita o con traumi. Ad oggi non esiste una data certa e comunicata per la ripresa dell’attività in elezione. Gli ospedali pubblici riapriranno le sale operatorie per interventi in elezione insieme alle cliniche private o queste partiranno prima? Quale è il programma di riapertura della chirurgia in elezione nella sanità pubblica? Quanto dovranno aspettare i pazienti che hanno bisogno di artroscopie del ginocchio, protesi d’anca, operazioni alla cistifellea ernia inguinale o ernie del disco in strutture pubbliche?

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